Settembre 2017

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Tsunami concorrenza

Il Ddl concorrenza è arrivato alla fine del suo iter legislativo in una calda mattina di agosto. Alle sorprese estive i farmacisti sono abituati anche se la maggioranza della categoria ha sperato fino all’ultimo momento che la legge che legittima le catene di farmacie nel nostro Paese non vedesse mai la luce. Uno tsunami? Certo, anche se è difficile fare previsioni in questo momento e hanno ragione Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta che su Pharmacyscanner hanno dichiarato: «La verità è che le catene si muoveranno sul mercato con una sensibilità e con filtri di ricerca che al momento sfuggono a buona parte dei farmacisti». 
Poche sfere di cristallo dunque, ma alcune certezze. Il rischio di oligopolio è concreto: cinque gruppi potrebbero gestire tutte le farmacie, alla faccia della concorrenza. 
Quello che avvilisce è che ne parliamo da più di dieci anni e la categoria è arrivata decisamente impreparata a questo appuntamento. 

La farmacia che i pazienti vogliono non è un superstore ma un centro polifunzionale, magari con servizi di pick&pay

Leggendo i post su Facebook dei titolari, per esempio, si può incappare in lunghe diatribe sulla contrapposizione tra farmacista professionista e farmacista imprenditore, che oggi sembrano stonate più che mai.
La farmacia è prima di tutto un presidio sanitario ma è anche un’impresa e il farmacista è  un professionista ma deve sapere gestire bene la propria azienda. Non siamo paladini degli sconti eccessivi, inorridiamo di fronte a certe derive commerciali della professione ma non riteniamo ci sia nulla di sbagliato nel dare obiettivi ai collaboratori e nel coinvolgerli nella gestione dell’azienda. Smettiamola di raccontarci che la professionalità non può convivere con belle farmacie in cui ci sono offerte vantaggiose e si consiglia magari anche un prodotto cosmetico dopo l’acquisto di un farmaco. Non aver gestito bene le proprie aziende in passato, aver pensato che non sarebbe mai cambiato nulla, aver privilegiato il “qui e ora” invece di strategie di lungo periodo ha portato al vantaggio competitivo che  grandi gruppi di distribuzione in questo momento  già hanno nel canale, con parecchie farmacie indebitate con loro. E non raccontiamoci che la deriva commerciale sia solo una loro prerogativa e che in Boots, per esempio, manchi la professionalità, quando è ben nota la qualità dei servizi che sono in grado di fornire in altri Paesi.
La farmacia che i pazienti vogliono – come emerge nel supplemento realizzato in collaborazione con Dompé, allegato a questo numero – non è un superstore ma un centro polifunzionale con servizi di pick&pay.  
Per realizzarla, però, si deve smettere di pensare di poter fare da soli, servono partnership forti in tutta la filieraOcchio all’accurata selezione dei partner, però, che non sempre in passato è stata fatta cum grano salis. Già il 2 agosto in rete si trovavano lettere di aziende che offrivano aiuto ai titolari: si moltiplicheranno gli amici della categoria, imparate a identificare quelli veri.  
Vogliamo  ancora credere, come i nuovi vertici del sindacato, che si possa realizzare una rete dei farmacisti. Non è il momento delle polemiche interne, si abbassino i toni, si limitino gli annunci a effetto, oggi più che mai serve unità. 
La partita è solo all’inizio. 
LAURA BENFENATI

Direttore Responsabile, farmacista e giornalista professionista, da anni direttore delle più note riviste del settore

5 settembre 2017