Febbraio 2020

EDITORIALE

Febbraio 2020

Si può dare di più

Sono due Italie dicotomiche quelle che emergono dalla lettura del saggio di Luca Ricolfi “La società signorile di massa” e dalla recente presentazione di una ricerca sulla povertà sanitaria minorile, realizzata dalla Fondazione Francesca Rava con il patrocinio del ministero della Salute, di Fofi e di Federfarma. Nel saggio, il sociologo dell’università di Torino racconta un’Italia opulenta e con scarsa propensione al lavoro, in cui si fanno molte vacanze, si spende molto per food, fitness, colf, dispositivi tecnologici, droghe e gioco d’azzardo. Nel nostro Paese sono di più le persone che non lavorano rispetto a quelle che lo fanno e la spesa dei cittadini per il gioco d’azzardo è di poco inferiore alla spesa pubblica totale per la sanità. Una società ricca, insomma, signorile, appunto. Poi, e anche Ricolfi ne parla nel suo libro, c’è l’altro lato della medaglia.

L’Istat stima che nel 2018 il numero di famiglie in povertà assoluta sia salito a un milione e ottocentomila, per un totale di 5 milioni di persone, mentre quelle in povertà relativa sono 9 milioni. La povertà assoluta è considerata povertà estrema, quando cioè si deve vivere al massimo con 1,90 dollari al giorno e non si dispone di risorse essenziali come cibo, acqua, casa, vestiti, medicine. Per povertà relativa si considera invece l’impossibilità di fruire di beni e servizi in rapporto al reddito pro capite di un determinato Paese. Un minore su otto oggi vive in povertà assoluta nel nostro Paese, uno su cinque in povertà relativa. A maggior rischio sono coloro che vivono in famiglie numerose, monogenitore, straniere, con genitori operai o in cerca di occupazione. La povertà minorile ha una forte concentrazione territoriale e colpisce che l’incidenza sia maggiore in una Regione come il Piemonte, oltre che in quelle del Sud come Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Nel 2018 quattro milioni di persone hanno rinunciato a esami e a cure mediche per problemi economici. «La povertà sanitaria è strettamente connessa alla povertà economica ma non coincide con essa», si legge nella ricerca. «L’impossibilità ad accedere alle visite specialistiche e ad acquistare farmaci dipende senz’altro da ostacoli economici connessi al loro costo ma anche da ostacoli di tipo informativo e culturale e dall’estrema eterogeneità territoriale nell’offerta di servizi e strutture sanitarie».

Ai dettagli della ricerca dedicheremo un articolo sul prossimo numero di iFarma, con il contributo di Emanuela Ambreck, farmacista e ideatrice dell’iniziativa “In farmacia per i bambini”, che l’anno scorso ha coinvolto 2.067 farmacie in tutta Italia e ha raccolto 230.218 farmaci pediatrici e prodotti baby care, aiutando 36.000 minori in povertà sanitaria seguiti da 668 enti. Questi enti sono comunità, case famiglia, centri di accoglienza migranti, centri di aiuto alla vita, centri d’ascolto, empori solidali, enti religiosi. Grazie ai risparmi generati tramite la donazione di prodotti, gli enti hanno dichiarato di aver potuto investire soprattutto in beni di prima necessità (cibo, vestiario, materiale scolastico) ma anche in attività ricreative e assistenza medica. «Le tre voci che richiedono più investimenti per queste strutture – ci spiega Maria Vittoria Rava, presidente della Fondazione Ravasono pannolini, farmaci pediatrici da banco e latte in polvere. Al momento della ricerca (agosto-settembre 2019), però, 4 enti su 5 avevano già esaurito la fornitura 2018 di farmaci e prodotti ricevuta con l’edizione di novembre di In farmacia per i bambini”».

I farmacisti insomma stanno facendo moltissimo ma non basta: la ricerca ha messo in evidenza che il grande sforzo dell’iniziativa non esaurisce la risposta a un problema emergente e in crescita. In una “società signorile di massa” non è accettabile che stia aumentando il numero di minori in povertà sanitaria: si può dare di più.

LAURA BENFENATI

Direttore Responsabile, farmacista e giornalista professionista, da anni direttore delle più note riviste del settore

iFarma-Febbraio20
3 febbraio 2020