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Il farmacista vaccinatore? Non sprechiamo questa occasione

L'INTERVISTA

Il farmacista vaccinatore? Non sprechiamo questa occasione

Tobia

La risposta del sindacato alle perplessità dei titolari sulle vaccinazioni in farmacia: protocolli, risvolti penali e civili, linee guida e corso abilitante

3 settembre 2020

di Laura Benfenati

Sui social l’idea del “farmacista vaccinatore”, promossa all’unanimità da tutte le rappresentanze di categoria, non ha raccolto molti consensi. Un’occasione per ribadire il proprio ruolo professionale o una proposta inopportuna? La base propende, almeno, a quanto si apprende dalle pagine Facebook dei titolari, più per la seconda opzione. Si teme che si tratterà di un’incombenza ulteriore mal remunerata, che si correranno rischi di tipo sanitario – soprattutto se di nuovo aumenteranno i contagiati – ma anche penali e civili in caso di reazioni avverse. E si sottolinea che la farmacia non è pronta né per gli spazi né per i tempi necessari a questa nuova attività. Abbiamo sottoposto tutte queste perplessità al segretario di Federfarma Roberto Tobia.

  • Innanzitutto, la questione del corso sulle vaccinazioni organizzato da Utifar: i colleghi chiedono che sia “abilitante” ma non può esserlo, evidentemente, senza una modifica normativa. Come si risolve la questione?

Si sta parlando di un corso Fad che dà diritto a crediti formativi che servono al farmacista per il suo arricchimento professionale. Il corso è abilitante per acquisire una capacità professionale che oggi non è accompagnata dall’autorizzazione normativa ma che farà trovare il farmacista pronto nell’eventualità che la norma possa cambiare. Abbiamo mai fatto all’università l’inoculo di un vaccino? Acquisiamo una competenza professionale in più: il corso Utifar è teorico e pratico e abbiamo voluto avviarlo per farci trovare preparati quando ci sarà la possibilità di vaccinare. La nostra è una posizione propositiva nei confronti del Servizio sanitario nazionale. Riaffermiamo il nostro ruolo professionale, la farmacia italiana è innanzitutto professione.

  • Molti colleghi però sono perplessi, chiedono il ritorno dei farmaci in farmacia prima di altre attività e di altri oneri.

Riaffermarsi in modo propositivo come operatori sanitari è una scelta precisa, dà ulteriore valore alla professione. Le polemiche che leggo sui social non le comprendo: si preferisce una farmacia “commerciale”? Quel modello non può avere futuro.

  • I farmacisti però hanno bisogno di essere rassicurati sull’esistenza, qualora la norma consenta di vaccinare in farmacia, di protocolli chiari e di linee guida precise. Parliamo dei risvolti legali, per esempio, della responsabilità civile e penale in caso di uno shock anafilattico in farmacia.

Se la norma ci autorizza a fare un servizio in farmacia, che in qualche modo dovrà essere remunerato, ci sarà un protocollo. La dispensazione del farmaco vaccino e l’inoculo, che è un atto professionale previsto da una norma, sono pratiche tutelate dalla legge. La logica peraltro impone che l’anamnesi la faccia il medico e che sia lui a prescrivere il vaccino e a indicare dove il paziente può farlo. È impossibile che al momento i medici riescano a vaccinare tutte le persone che ne avrebbero diritto. Noi vogliamo porci a fianco dei medici di medicina generale, condividendo con loro che il processo di deospedalizzazione è ormai indispensabile.

  • Durante il lockdown la maggior parte dei farmacisti non ha neanche più misurato la pressione, si evitava di uscire dal banco. Immaginiamo lo scenario di ottobre se il numero di contagiati dovesse risalire: come si potranno mettere i farmacisti nelle condizioni di vaccinare? Sono necessarie linee guida chiare, misure precauzionali.

Verranno prese tutte le precauzioni che sono necessarie per i servizi in farmacia, per la misurazione della pressione, per l’autoanalisi, ci saranno linee guida, sarà di certo chiarito, non da noi ma dal ministero, quali dispositivi saranno necessari: mascherine, guanti, visiere, camici monouso. Quello che mi preme sottolineare è che questa per la categoria è un’occasione unica. Non sprechiamola in sterili polemiche.

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