La Marca Trevigiana

CONSIGLI DI VIAGGIO

La Marca Trevigiana

di Elena Binda

Da Treviso prendeva il nome, anticamente, una vasta porzione di Veneto: “marca gioiosa et amorosa”, secondo la definizione medievale, distesa intorno a una città che nasconde molte attrattive. E qualche curiosità

Sia detto tra il serio e il faceto, ma parlare di Treviso pone alcuni interrogativi linguistici. Primo: per orientarsi correttamente tra fontanassi, cagnani e Lungosile occorre parlare la lingua trevigiana? Sembra facile ma, in una città dove la Pescheria non è un negozio ma un’isola, non è il caso di dare troppe cose per scontate. Il secondo interrogativo è: su un giornale dedicato a rispettabili professionisti, si può scrivere “tette”? Il dubbio c’è, ma procediamo con ordine. 

LA PICCOLA VENEZIA

Le città che si fregiano del titolo, in giro per il mondo, sono fin troppe. Ma Treviso, che da Venezia dista solo una trentina di chilometri e ne ha condiviso la storia, con la Serenissima ha davvero più di un punto in comune.
Anche Treviso, infatti, è una città d’acqua: ha ponti notevoli (come il Ponte di Pria)
ed eleganti palazzi affacciati sui canali
, che qui sono originati per lo più dalle risorgive (o, in dialetto locale, fontanassi). Tra i corsi d’acqua principali figurano il Botteniga, che si divide in rami chiamati cagnani, e soprattutto il Sile, il fiume di risorgiva più lungo d’Europa. Le rive del Sile fanno da punto di riferimento e caratterizzano anche la toponomastica della città (con il viale chiamato “Lungosile”).

Già villaggio paleoveneto, divenuta Tarvisium sotto i Romani, contesa fra Ostrogoti e Bizantini, la città fiorì intorno all’anno Mille come realtà comunale: a quel periodo di splendore risalgono torri e mura, la centralissima Piazza dei Signori, il Palazzo dei Trecento e l’armoniosa Loggia dei Cavalieri. Fabbricato unico nel suo genere, realizzata nella seconda parte del Duecento, la Loggia è un edificio in mattoni a pianta rettangolare che cambiò spesso uso nei secoli: anche oggi è un luogo versatile, che merita una visita. Il Palazzo dei Trecento, preziosamente affrescato al suo interno, è visitabile nel weekend: dall’esterno domina comunque la piazza con il suo profilo imponente. 

MARIA RITA DAVANZO

Nata a Padova e cresciuta a Jesolo, nel ‘77 ha iniziato l’attività in provincia di Venezia, ma attualmente è titolare della Farmacia Internazionale di Silea, alle porte di Treviso, con 18 dipendenti. Erede di una dinastia dell’abbigliamento, è farmacista di prima generazione: nel 1990 lascia la sua prima farmacia per acquistarne una “in un paesino che ho dovuto cercare sulla mappa”. Dopo pochi anni nel cuore di Silea, sposta la Farmacia fuori dal centro, in una zona di grande passaggio. Al sindaco che le chiede “Cosa sta facendo?”, risponde “Le allungo il paese”. Oggi nel suo punto vendita da 400 metri quadri, esempio di farmacia dei servizi fin da quando non era di moda, arriva gente da tutto il Trevigiano. Il suo piano superiore è affittato a medici di base, infermieri e fisioterapisti che ne fanno un vero e proprio polo della cura.

I Luoghi del cuore di MARIA RITA DAVANZO

1. La Piazza dei Signori. «È il vero cuore della città, dove è piacevole mangiare fuori anche in autunno. Magari ai tavoli del ristorante Da Pino, il mio preferito in piazza».

2. La Ca’ dei Carraresi, un palazzo medievale del centro storico, tra il fiume Cagnan e via Palestro, sede abituale di mostre e convegni. «Speriamo tornino le belle mostre d’arte di Marco Goldin, ma in ogni caso il cartellone è ricco».

3. La ciclabile del Lungosile: «È un percorso cui sono molto affezionata: è costeggiato dalle splendide ville che furono dei Veneziani e dominato dalle montagne in lontananza. Percorrendolo tutto, si arriva in bicicletta fino a Jesolo».

4. Locali tipici. «Toni del Spin, per la cucina veneta; Le Beccherie, dove hanno inventato il Tiramisù; il premiato Stefano Dassie per un gelato artigianale da Gambero Rosso e il bistrot Equilibri per mangiare sano e un po’ alternativo».

5. Ultimo ma non meno importante, Silea. «È il mio paese di adozione, quello che mi sono scelta. A mezz’ora dal mare, a un’ora dalle Dolomiti, alle porte di una città che ha offerto opportunità a me
e ai miei figli: Silea è di sicuro nel mio cuore, ed è anche un posto molto piacevole dove soggiornare»

DANTE E SAN FRANCESCO

Treviso ha una storia importante, che ricalca fedelmente la storia d’Italia: fu Comune insanguinato dalla guerra tra Guelfi e Ghibellini; ospitò Dante in esilio; divenne Signoria; fu unita alla fortuna della Repubblica Serenissima di Venezia (ma ne patì anche le sorti avverse durante l’attacco della Lega di Cambrai); fu annessa con plebiscito al Regno d’Italia; fu bombardata pesantemente per la sua posizione strategica durante la Seconda Guerra Mondiale; è medaglia d’oro della Resistenza.

Della sua prestigiosa storia restano significative tracce nell’architettura religiosa e civile. Il Duomo, uno dei simboli della città, è dedicato a San Pietro Apostolo: l’edificio attuale è neoclassico, ma le origini risalgono all’età paleocristiana. Nella cripta sono custodite le reliquie di San Liberale, patrono della città. Altrettanto importante è la chiesa di San Francesco, fondata nel Duecento da un gruppo di frati inviati da Francesco in persona: all’interno dell’edificio, di transizione tra romanico e gotico, si possono vedere le tombe di un figlio di Dante Alighieri e della figlia di Francesco Petrarca. La chiesa di San Nicolò, domenicana, vanta invece un prezioso ciclo di affreschi. Passando poi dal sacro al profano, c’è un altro simbolo cittadino da non dimenticare: si tratta di una fontana costruita nel 1559 su ordine di Alvise Da Ponte, podestà delle Repubblica di Venezia. Dalla figura in pietra, durante i festeggiamenti, sgorgavano gratuitamente vino rossoe vino bianco, a disposizione di tutta la città. Per il punto da cui il vino spillava,il monumento è noto come Fontana delle Tette. Che si può scrivere, ma solo in certi casi.

SETTEMBRE A SEI CORDE

Chi ama la musica ha una ragione in più per visitare Treviso. A settembre, infatti, il capoluogo veneto ospita il Festival “delle Due Città”: un programma di concerti dove la chitarra classica è regina e gli appuntamenti di alta qualità. La seconda delle “due città” è Roma, gemellata a Treviso in un’iniziativa che ai concerti affianca conferenze, masterclass e un’esposizione internazionale di liuteria, oltre a un concorso chitarristico internazionale e a un premio alla carriera musicale denominato Musikrooms Award. La manifestazione è organizzata dall’Associazione Musikrooms in collaborazione con le istituzioni, sotto la direzione artistica del maestro trevigiano Andrea Vettoretti, chitarrista e compositore di fama europea. www.musikrooms.com

A tavola

È piccola, ma abbonda di prodotti gustosi e prelibati, riconosciuti ufficialmente nel patrimonio enogastronomico italiano. La città veneta è la patria del Radicchio rosso di Treviso e del Radicchio Variegato di Castelfranco IGP, dell’asparago bianco di Cimadolmo IGP, del formaggio Cascatella DOP e di vari vini DOC e DOCG, tra cui il famosissimo Prosecco. Tra i piatti locali più tipici, invece, figurano “risi e bisi” (risotto con i piselli) e la “sopa coada”, un pasticcio di carne di piccione e pane molto amato dai gourmet.

Pubblicato su iFarma – Settembre 2018

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