Aderenza terapeutica cardiovascolare: necessaria alleanza medico-farmacista

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Aderenza terapeutica cardiovascolare: necessaria alleanza medico-farmacista

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Il 40% dei pazienti con fibrillazione atriale e scompenso cardiaco non è aderente alla terapia. Gli specialisti della salute devono dialogare per favorire la compliance. Preoccupano i non aderenti consapevoli.

03 dicembre 2019

di Carlo Buonamico

«Scompenso cardiaco (Sc) e fibrillazione atriale (Fa) sono tra le patologie cardiache più insidiose da trattare, perché i pazienti non seguono la terapia prescritta. Tra chi si dimentica di prendere le pillole e chi decide autonomamente di dimezzare le dosi o di terminare la cura senza indicazione medica, circa il 40 per cento dei malati non è aderente». Con queste parole Piergiuseppe Agostoni, responsabile area Cardiologia Critica del Centro Cardiologico Monzino, ha aperto la presentazione dei risultati della ricerca “Prendila a cuore” condotta da questo centro ospedaliero, promossa da Federfarma Lombardia e Fondazione Muralti con il contributo non condizionato di Daiichi-Sankyo.

Attraverso l’elaborazione di oltre 3 mila questionari che i farmacisti delle province di Milano, Lodi e Monza Brianza hanno sottoposto ai propri pazienti affetti da Sc e Fa sono emersi dati che fanno riflettere sulla necessità di adottare strategie utili a favorire una maggiore aderenza alla terapia, in primis nell’interesse dei pazienti e anche nell’ottica di risparmio sulla spesa sanitaria, di cui il farmaco è una voce rilevante. «Favorire un uso corretto dei medicinali significa evitare di sminuirne il valore terapeutico intrinseco», ha affermato la direttrice scientifica del Monzino, Elena Tremoli. Allo stesso modo «è fondamentale far percepire ai cittadini anche il valore economico di queste armi terapeutiche», ha aggiunto l’esperto di dinamiche sanitarie Giorgio Cenciarelli, ricordando che un uso corretto di medicinali come quelli per lo Sc e la Fa comporta enormi risparmi per la collettività. Perché trattando correttamente queste patologie si evitano eventi acuti e ospedalizzazioni e i costi diretti e indiretti ad essi collegati. «Basti pensare che il costo di un anno di terapia equivale a circa il 50 per cento del costo di un solo giorno di ospedalizzazione», ha aggiunto Cenciarelli.

Ma allora, se assumere i farmaci prescritti dal medico fa stare meglio e fa anche risparmiare – forse ci si dimentica che i costi del Ssn, farmaci inclusi, sono coperti dal gettito fiscale – perché quattro pazienti su dieci non seguono la terapia, si sono interrogati gli esperti riuniti a convegno? «Una delle ragioni sono le fake news che circolano in Rete sui rischi collegati all’assunzione di questi medicinali», ha spiegato Tremoli. Nonostante «dovrebbe essere chiaro che il progresso fatto dalla ricerca farmaceutica mette a disposizione terapie sempre più efficaci e al contempo sicure», ha aggiunto Diego Fornasari, docente presso il dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale dell’università di Milano, evidenziando come a preoccupare gli specialisti sono soprattutto i pazienti che volontariamente smettono di seguire la terapia. Vuoi per paura degli effetti collaterali o perché non si vuole abusare dei farmaci o, ancora, perché il paziente con Sc o Fa è spesso politrattato ed è affaticato dal dover prendere molte medicine nello stesso momento, emerge dalla ricerca.

Se l’obiettivo principale degli operatori della salute è quello di migliorare la salute del cittadino «emerge la concreta necessità di una collaborazione attiva e proattiva tra medici e farmacisti, per ottimizzare l’outcome terapeutico, che è anche funzione dell’aderenza terapeutica», ha detto Marina Alimento, aiuto referente Uo Scompenso, Cardiologia clinica e riabilitativa del Centro Monzino, perché bisogna essere certi che alla prescrizione del medico corrisponda la dispensazione del farmacista e l’assunzione corretta della terapia. «Solo individuando dove si interrompe questo percorso terapeutico, possiamo agire per risolvere il problema che ha generato la mancanza di aderenza», ha aggiunto la presidente di Federfarma Lombardia Annarosa Racca, ricordando come le farmacie lombarde siano sempre «in prima linea per promuovere la compliance in collaborazione con Mmg e specialisti».

In pratica, dicono gli esperti, è sufficiente che medico e farmacista comunichino vicendevolmente le informazioni sui casi di non aderenza terapeutica, così da poter ricordare al paziente da entrambi i fronti l’importanza di seguire alla lettera la terapia prescritta, pena il rischio di incorrere in eventi acuti anche letali. Del resto, medico e farmacista dovrebbero godere della fiducia del paziente ed essere ascoltati: stando alle dichiarazioni rilasciate dai malati stessi, queste sono i primi riferimenti a cui ci si rivolge per avere delucidazioni sul dosaggio dei farmaci da assumere per trattare lo scompenso cardiaco e la fibrillazione atriale. E non ci sono scuse. Perché, almeno in Lombardia, il Fascicolo sanitario elettronico funziona e gli operatori della salute possono annotare eventuali commenti. Per esempio, relativi alla non aderenza dichiarata dal paziente.

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