Marzo 2018

EDITORIALE

Marzo 2018

La politica degli annunci

Non occorrevano sette ore di treno verso Roma sotto la neve per sentire che le priorità di Federfarma sono convenzione, remunerazione, rete, previdenza, servizi. Lo sapevamo già, ce lo avevano raccontato un anno fa, a Cosmofarma, presentandoci il programma del gruppo che avrebbe poi vinto le elezioni sindacali.

Oggi dunque, alla vigilia di quelle politiche, gli Stati generali della farmacia organizzati a Roma sono stati una bella operazione mediatica, forse utile per agganciare qualche candidato, nulla di più. A parte quelli che correvano per la guida della Regione Lazio – Parisi, Zingaretti e Lombardi – e il ministro Lorenzin, non si è riusciti neanche a radunare i big di partito per la tribuna elettorale, ma soltanto i ben noti esponenti politici della categoria e pochi altri. Il pomeriggio della giornata romana è stato invece dedicato al racconto delle priorità sindacali e francamente ci si aspettava qualcosa di più degli ennesimi annunci. È mancato il “come”, non ci è stato spiegato in che modo concreto si realizzano i programmi.

Entriamo nel merito. Prendiamo, tra le tante, due delle questioni prioritarie: la previdenza, per esempio, argomento su cui nell’ultimo mese si è discusso parecchio.
Prima delle diatribe mediatiche, crediamo, le questioni andrebbero approfondite, studiate. La leggenda che i titolari spendano troppo per la previdenza, per esempio, a fronte di pensioni ridicole, va sfatata. Sul prossimo numero pubblicheremo uno studio – di cui trovate già l’abstract sulla pagina Facebook di iFarma – in cui Marcello Tarabusi, Giovanni Trombetta e Francesco Capri raccontano, numeri alla mano, il peso della contribuzione sui redditi degli iscritti titolari di farmacia. Lo studio dimostra che la contribuzione di avvocati, dottori commercialisti, ingegneri, architetti è sia nella media sia, nei singoli casi, generalmente più onerosa rispetto a quella Enpaf. L’obiettivo dunque di aumentare le vergognose pensioni dei titolari è sacrosanto ma, a fronte dell’invecchiamento della popolazione e del contributo non sufficiente dei nuovi iscritti, serve uno studio dettagliato che racconti come. E quanto i titolari dovranno spendere di più per avere pensioni decenti.

Il secondo punto è la “rete delle reti” e in questo caso almeno la fase di studio è stata già commissionata a docenti autorevoli. Ci avevano però raccontato che entro quattro mesi dalla convention di Federfarma.Co e Federfarma Servizi la rete delle reti sarebbe stata presentata e invece, come scrive Giorgio Flavio Pintus a pagina 5, se ne sa ancora poco. Agli Stati generali sono state fatte interessanti dichiarazioni di intenti; di più non si è voluto raccontare perché non c’è ancora alcun accordo tra gli esponenti delle “catenelle” della distribuzione intermedia dei farmacisti sul “come”, appunto, realizzare la rete delle reti. Nel frattempo il vicepresidente di Federfarma Vittorio Contarina ha fatto un accorato appello a Unico e Cef affinché «possano guidare la più grande rivoluzione nel mondo della farmacia, costituendo un unico soggetto della distribuzione intermedia dei farmacisti». A fronte di competitors organizzati e determinati come Lloyds o Boots, è evidente che l’unica “rete delle reti” dei farmacisti può essere proprio quella di cui ha parlato Contarina. Tutto il resto rimane pura teoria: interessante, stimolante, ma di difficile realizzazione. In un mondo che vive sempre di più del “qui e ora”, la politica degli annunci di Federfarma, amplificata da un’imponente rete mediatica che – ci tengono molto a sottolineare i dirigenti – non costa nulla al sindacato, fa il suo bel effetto.
Ai titolari di farmacia però non può bastare.

LAURA BENFENATI

Direttore Responsabile, farmacista e giornalista professionista, da anni direttore delle più note riviste del settore

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1 marzo 2018