Abbiamo continuato a distribuire salute

FOCUS FARMACIA

Abbiamo continuato a distribuire salute

Stefano Novaresi

Con il contributo di

Dompé

«Questo è il momento in cui la distribuzione del farmaco, che ogni giorno ha continuato a essere operativa per distribuire salute, è riuscita a farsi apprezzare ancora di più: invisibile, certamente, ma vitale», ci dice Stefano Novaresi, direttore generale di Unico La farmacia dei farmacisti.

15 maggio 2020

di Laura Benfenati

  • La distribuzione intermedia è parsa essere un capro espiatorio nella sgradevole vicenda sulle mascherine: è indubbio che la vicenda andasse gestita meglio ma in che modo?

Gli speculatori vanno di certo colpiti ma senza correre il rischio che la cura sia peggiore della malattia. Tutti sanno che, non essendoci produzione nazionale, l’approvvigionamento di questi dispositivi è molto difficile e alcuni soggetti stranieri si adeguano con difficoltà alla rigida regolamentazione italiana. Lo Stato può dunque farsi garante della distribuzione ma non annunciandolo la domenica sera, senza aver fatto accordi con le categorie coinvolte. Serve un approccio di filiera, non uno dirigistico che tra l’altro comporta il rischio di non riuscire a perseguire l’obiettivo di rendere le mascherine disponibili ovunque. In un momento in cui si parla tanto di Europa, a mio parere, sarebbe stato utile vedere cosa hanno fatto gli altri Paesi, in cui il tema mascherine è stato affrontato con diversi approcci. Un po’ ovunque è stato importante il ruolo dei distributori intermedi, puramente logistico in taluni casi, ma che ha consentito di eliminare il problema, per le farmacie, delle certificazioni e delle idoneità dei dispositivi di protezione individuale. In Francia le mascherine vengono consegnate ai grossisti dal Governo, in Spagna si è fissato un prezzo di riferimento per le chirurgiche di 96 centesimi, in Austria i distributori intermedi hanno, invece, un ruolo importante, e al contempo molto oneroso, di controllo sui prodotti.

  • Quale è stata la difficoltà maggiore per le aziende di distribuzione intermedia durante il lockdown?

Noi abbiamo cominciato, come tanti, da un giorno all’altro a lavorare in un modo nuovo, senza avere molto tempo di pensare, di sperimentare: ogni giorno c’era qualcosa da riorganizzare, processi da rivedere e non ci siamo mai fermati. Sono terminati in un attimo i dibattiti sull’home working e noi in Unico abbiamo organizzato l’attività di un centinaio di persone da casa. L’inseguire i continui provvedimenti è stato il lavoro quotidiano più impegnativo e tutti i processi operativi sono stati rivisti in base alle direttive, per proteggere tutti i nostri dipendenti e i collaboratori dal rischio di infezione. In realtà il servizio alle farmacie non è mai cambiato, anche nelle iniziali “zone rosse”, dove sono state necessarie accortezze particolari per operare in sicurezza, soprattutto in quei momenti ancora di necessario inquadramento della strategia complessiva di contrasto. Abbiamo vissuto giornate molto dure ai primi di marzo, prima del lockdown, in cui i carichi di lavoro sono esplosi ma c’è stato grande senso di responsabilità da parte di tutti. Non parlerei di difficoltà: abbiamo piuttosto dovuto rivedere alcuni elementi della gestione, della comunicazione, della formazione interna, realizzata anche con specifiche pillole di e-learning sul nostro sito ma anche con forme, per alcuni totalmente nuove, di relazione “a distanza”.

  • Come cambierà il ruolo della distribuzione intermedia dopo l’emergenza Covid-19 e il rapporto con la farmacia?

La nostra rete vendita e i nostri promoter hanno continuato a tenere i contatti con le farmacie così come i nostri autisti hanno continuato a garantire tutte le consegne: quest’emergenza è stata di sicuro un’occasione per ribadire quello che agli addetti ai lavori è chiaro da anni e cioè che la filiera del farmaco è un’eccellenza. Questo è il momento in cui la distribuzione del farmaco, che ogni giorno ha continuato a essere operativa per distribuire salute, è riuscita a farsi apprezzare ancora di più: invisibile, certamente, ma vitale.

  • Sono necessarie linee guida per la gestione della fase 2 nelle farmacie?

Noi, come le farmacie, non ci siamo mai fermati: ci sarà una fase 2 per tutti gli altri, non per noi. I farmacisti hanno già l’abitudine a indossare mascherine e guanti, a organizzare il distanziamento sociale nelle code, a far disinfettare le mani a chi entra in farmacia, ci sono passati per forza per dare risposte ai cittadini nel loro instancabile lavoro a servizio della collettività. Le linee guida, poi, semmai dovessero essere redatte nello specifico, dovrebbero essere elaborate da una task force che lavori sui decreti attuativi e che conosca bene la materia. Altrimenti si ripete quanto è accaduto per esempio con le mascherine, una grande confusione.

  • Quali nuovi servizi offre Unico ai farmacisti in questo momento di emergenza?

Abbiamo cercato di soddisfare le esigenze e le richieste dei farmacisti: abbiamo garantito servizi di sanificazione, innanzitutto, stretto una partnership con Farmaiuto per supportare chi cerca collaboratori, abbiamo inserito nell’assortimento i distanziatori in plexiglass, molto richiesti in questo periodo. Poi continueremo l’attività formativa – penso, per esempio, alla galenica o alla medicina funzionale – in modalità non più residenziale finché non sarà possibile, ma via webinar. Abbiamo inoltre voluto realizzare per i farmacisti, con la collaborazione, per ciò che riguarda i contenuti, di quattro società scientifiche (Sim, Sif, Sinut, SItl) il Focus “Covid-19, un contributo alla conoscenza”.

  • Che insegnamenti possiamo trarre da questo momento difficile?

Solo il tempo ci dirà se impareremo qualcosa o torneremo come prima. Ai grandi dissesti sono sempre seguiti momenti di ripresa ma la memoria storica non è una delle caratteristiche principali dell’uomo moderno. Noi in poche settimane abbiamo visto accadere quello che mai ci saremmo aspettati, dovremo affrontare tutti un nuovo corso economico e sicuramente cambieranno molte modalità operative. Non necessariamente in peggio, però, basti pensare alla sfida del cosiddetto smart working di cui si è parlato per anni e che ora dobbiamo imparare a gestire e a realizzare al meglio, essendo diventato realtà per tanti in poche settimane, quantomeno nella forma del lavoro a distanza.
Si può decidere di fare oscillare il pendolo dalla parte della speranza o del cinismo: il cinico può non sbagliare mai ma non volerà neanche mai. Io tendo a enfatizzare un concetto di speranza, ricordando le “Lettere a Lucilio” di Seneca: «Anche se il timore avrà sempre più argomenti, scegli la speranza».

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