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Assistenza domiciliare integrata: Italia ultima in Europa per la long-term care

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Assistenza domiciliare integrata: Italia ultima in Europa per la long-term care

Assistenza domiciliare integrata: Italia ultima in Europa per la long-term care

In Italia è assistito in casa solo il 3,2% di chi ha più di sessantacinque anni. Ultima in Europa in termini di long-term care, l’Italia investe solo il 10% della spesa sanitaria per l’assistenza a lungo termine

23 luglio 2018

di Redazione

Un nuovo primato negativo per il nostro Paese: siamo ultimi in Europa per investimenti nell’assistenza a lungo termine. Solo il 10% della spesa sanitaria, infatti, è destinato a questo capitolo di spesa, a fronte dei Paesi del Nord Europa che investono invece fino al 25% per assistere i cittadini affetti da patologie croniche e disabilità.

Questa la fotografia scattata dalla seconda Indagine sull’”Assistenza Domiciliare in Italia: chi la fa, come si fa e buone pratiche”, realizzata da Italia Longeva e presentata al Ministero della Salute nel corso della terza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine.

Secondo la ricerca, l’offerta di cure domiciliari per gli anziani è in leggera crescita (+0,2%) rispetto al 2016, ma presenta profonde lacune in termini di accessibilità: solo il 3,2% degli ultrasessantacinquenni ne può beneficiare e con profonde differenze territoriali, sia regionali che locali. Mediamente, le Asl garantiscono ai loro anziani l’87% delle 31 prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei livelli essenziali di assistenza (Lea), arrivando, in alcuni casi, ad offrire fino al 100% dei servizi. Disomogeneità invece nel numero di accessi in un anno – si va da un minimo di 8 ad un massimo di 77 – e nelle ore di assistenza dedicate al singolo anziano – da un minimo di 9 a un massimo di 75.

Le tipologie di interventi per i quali vengono erogati i servizi sociosanitari-assistenziali sono principalmente a carattere infermieristico, fisioterapico e medico.

E in termini di costi, qual è la situazione? Esistono profonde diversità economiche per la presa in carico: l’indagine rileva un minimo di 543 euro e un massimo di 1.000 euro. Differenze di costo a cui però non sempre corrispondono differenze del carico assistenziale.

Commenta il Presidente di Italia Longeva, Roberto Bernabei: in Italia “l’ADI continua ad avere un ruolo marginale e a essere fortemente sottodimensionata rispetto ai bisogni dei cittadini. Non serve ‘puntare il dito’ sulla eterogeneità dell’offerta delle cure domiciliari da Nord a Sud del Paese, che, di per sé, potrebbe rappresentare anche un valore, perché strettamente legata alla specificità dei luoghi e dei bisogni espressi dalla popolazione”. Dobbiamo invece, “individuare delle strategie per rafforzare e modernizzare le cure domiciliari, investendo nella tecnoassistenza, che consentirebbe un maggior accesso alle cure domiciliari, anche in territori geograficamente ‘difficili’ del nostro variegato Paese”.

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