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Indipendenti ma unite

LA FILIERA

Indipendenti ma unite

Pietro Benzi

Il futuro delle farmacie italiane non può prescindere dall'aggregazione, per consentire al farmacista di tornare al suo primario mestiere, quello di erogare servizi per la salute dei cittadini. A colloquio con il neo-presidente dell’Unione Farmaceutica Novarese, Pietro Benzi.

3 settembre 2020

di Carlo Buonamico

L’Unione Farmaceutica Novarese (Ufn) ha recentemente eletto il nuovo direttivo. Alla presidenza succede a Paolo Agostinelli, attuale amministratore delegato di Unico, Pietro Benzi. Classe 1981, doppia laurea in Economia e Gestione Aziendale e in Farmacia, pensa a una farmacia in grado di fornire servizi sempre più orientati al benessere dei cittadini, in virtù di un’aggregazione che valorizzi la figura del farmacista.

  • Dottor Benzi, qual è la situazione attuale dell’Ufn?

L’Unione Farmaceutica Novarese nacque nel 1945 con l’obiettivo di riuscire a distribuire regolarmente i farmaci a tutti i soci prima che si sviluppasse la distribuzione intermedia che conosciamo oggi. Nel 2002 ci fu una cessione di rami d’azienda da parte di Ufn e Codifarma (cooperativa di farmacisti dell’Emilia Romagna) per dare origine a Unico Spa. Ufn conta attualmente 600 soci. Sono tutti farmacisti, per lo più lombardi e piemontesi con una piccola quota che proviene anche da altre regioni del Nord-Italia.

  • Cosa caratterizzerà il triennio della sua presidenza?

Quando Franco Ceffa (membro più anziano del rinnovato consiglio di amministrazione di Ufn) ha sponsorizzato la mia candidatura come presidente e vedendo che questa è stata sostenuta in primis dal presidente uscente Paolo Agostinelli e poi da tutto il consiglio, ho deciso di accettare l’incarico poiché ho pensato che l’entusiasmo e la voglia che vengono anche dalla mia giovane età (sono il più giovane presidente della storia di Ufn), uniti all’esperienza di tutti i membri del consiglio, potranno condurre la cooperativa a importanti traguardi.
L’Ufn deve tornare a essere un vero e proprio collettore di idee tra i soci e Unico. Per farlo mi propongo di tornare sul territorio per incontrare i soci e spiegare bene in cosa consiste Ufn: una cooperativa formata solo da farmacisti che controllano il terzo grossista farmaceutico italiano. Ma la comunicazione è fatta anche di ascolto. Ascoltare e prendere sempre più in considerazione le problematiche e le idee dei soci, portandole all’attenzione di Unico sarà fondamentale per crescere. Sia perché Unico è il “braccio armato” di Ufn grazie alla sua potenza commerciale, sia perché è una realtà fatta da persone che operano guidate dalla passione e dalla serietà che mettono nel proprio lavoro. Si tratta di qualità tutt’altro che scontate, che possono fare la differenza nei confronti dei soci, specialmente in un momento storico così delicato come quello che stiamo affrontando.

  • Quali sono i principali obiettivi che desidera raggiungere?

Allargare la base sociale rendendo la cooperativa più inclusiva e soprattutto aumentare la partecipazione dei soci alla attività di Ufn. Credo, infatti, che soci più coinvolti e fidelizzati non faranno solo il bene della cooperativa, ma anche della sua controllata, Unico Spa.

  • La farmacia sta attraversando un momento storico di forti pressioni e di transizione. Quali i nodi da sciogliere?

Bisogna trovare il modo di fare la differenza. Personalmente non credo che la strategia vincente sia quella di una mera e aggressiva politica di riduzione dei prezzi. O, perlomeno, non solo. L’asso nella manica della farmacia sono i servizi da offrire al cliente-paziente, che possono favorire la sua fidelizzazione e far diventare la farmacia un vero e proprio presidio sanitario sul territorio, quello più capillarmente presente e vicino al cittadino. In quest’ottica, aderire a una cooperativa come Ufn può essere d’aiuto perché permette al singolo farmacista di fare quel salto di qualità che da solo probabilmente farebbe molta più fatica a fare.

  • Insomma, il concetto è che l’unione fa la forza?

Esattamente. Le farmacie possono rimanere indipendenti, ma unite. Credo infatti che per favorire quello sviluppo imprenditoriale che ancora manca alla farmacia sia ottimale fare sistema. Un buon imprenditore è colui che è capace di andare in cerca di idee, metterle insieme e dare vita a progetti innovativi. Per diversi motivi – culturali, di tempo, economici ecc. – non tutti i farmacisti riescono a farlo da soli. Qui entra in gioco il concetto di unione. Aderendo a una cooperativa si possono mettere insieme le idee di soggetti diversi, elaborarle e realizzarle. In questo senso Unico ha la forza economica e di know-how manageriale e gestionale per poterlo fare. Liberando al contempo le energie che il singolo farmacista può tornare a direzionare verso il suo principale mestiere, quello di consulente della salute sul territorio.

  • Come sarà allora la farmacia del futuro? 

Non è facile capire come sarà la farmacia tra 10 o 20 anni. Sicuramente io non vedo nel futuro una farmacia singola, ma farmacie che fanno gruppo in vari modi e differenti assetti più o meno integrati verticalmente. Non esiste un modello di aggregazione migliore o peggiore, per questo credo che la partecipazione attiva nella cooperativa rappresenti uno dei modelli possibili, quello che garantisce una farmacia indipendente nella proprietà ma associata nelle idee all’interno di un gruppo che le permetta di essere traghettata con successo nel futuro.

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