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Caso Farmacap: la conversione in società benefit non è una foglia di fico

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Caso Farmacap: la conversione in società benefit non è una foglia di fico

benefit corporation

Da società pubblica a “società benefit”, il cambio di statuto di Farmacap non mina l’essenza delle farmacie comunali capitoline. Schito (Assofarm): "Le finalità che favoriscono il bene comune, tipiche delle società benefit, sono allineate con quelle delle farmacie comunali"

22 gennaio 2019

di Carlo Buonamico

La delibera dell’assemblea capitolina che il 28 dicembre scorso ha autorizzato la trasformazione delle farmacie comunali in società benefit. Ecco la scintilla che ha fatto scoppiare il caso Farmacap, che nelle ultime settimane è assurto agli onori della cronaca per un presunto conflitto tra l’essenza di società pubblica delle farmacie comunali romane e il nuovo status societario (società di benefit).

Con tanto di presa di posizione dura e pura dei sindacati che hanno parlato di questa operazione come di “nuova forma di privatizzazione di importazione statunitense”.

<<Immaginiamo che ciò sia dovuto a una scarsa conoscenza di ciò che significa diventare una “società benefit” e soprattutto mantenere questa qualifica>>, spiega Francesco Schito segretario di Assofarm. Associazione che insieme a Afam, Aboca, Assobenefit e B-Lab Europe, ha diramato ieri un comunicato stampa in cui si chiarisce cosa sono le “società benefit”. Una forma societaria che deriva dal diritto anglosassone, poco diffusa in Europa, ma che in Italia vede già circa 300 casi di aziende che si sono “convertite”, per così dire.

Come riportato nel testo di legge che disciplina questo tipo di società, si tratta di aziende che, per statuto, oltre al profitto che va agli azionisti devono perseguire il bene comune. Cioè mettere in atto varie attività mirate a migliorare le condizioni ambientali e umane sia internamente che esternamente all’azienda. Insomma, come si legge nella nota stampa, “una radicale evoluzione virtuosa rispetto al modello tradizionale di società di capitali a scopo di lucro. Le società benefit creano valore sociale ambientale e economico”.

<<A mio avviso, considerata l’attività delle farmacie comunali e il fine che devono raggiungere con il proprio operato, la trasformazione in società benefit dovrebbe essere quasi naturale. Le finalità che favoriscono il bene comune, tipiche delle società benefit, sono allineate con quelle delle farmacie comunali>>, commenta Schito.

Del resto esistono già esempi in Italia di realtà operanti nel settore della salute che hanno operato questa scelta, come Afam, le farmacie comunali di Firenze.

<<Comprendere questa nuova opportunità definita anche dalla legge, è una questione culturale. Sono in pochi a conoscere ciò che significa essere una benefit company, anche a livello di operazioni da mettere in atto per poterlo diventare e per poter mantenere questo status. Come ad esempio gli audit civici che periodicamente si devono affrontare da enti terzi che verificano l’effettiva corrispondenza tra la teoria e la pratica. Aboca, ad esempio, ha affidato questo controllo al Tribunale del malato. Cioè proprio ai cittadini, che sono tra i principali beneficiari delle attività di una società benefit>>, chiosa Schito.

Come a dire che tra il dire e il fare non può più esserci il mare.

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