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La delega del cittadino alla farmacia è legittima?

UNA DOMANDA A...

La delega del cittadino alla farmacia è legittima?

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«Rappresenta un diritto, è un’espressione di libertà individuale inalienabile, crea equità ed uguaglianza tra le farmacie ed è l’esatto contrario del tanto paventato accaparramento di ricette vietato dal Codice deontologico. Ogni iniziativa volta a personalizzare il lavoro dovrebbe essere non solo accettata ma anche incoraggiata e sostenuta», ci dice Bianca Peretti, vicepresidente Asfi e titolare di farmacia. Il dibattito è aperto.

25 febbraio 2021

La delega o procura del cittadino alla farmacia è pienamente legittima perché è prevista dal Codice Civile agli art. 1387 e seguenti, con l’unica limitazione che abbia la forma giuridica dell’azione in oggetto. Rappresenta, quindi, un diritto ed è un’espressione di libertà individuale inalienabile e in quanto tale deve essere sostenuta e difesa da tutti noi.

Mi preme, tuttavia, sottolineare altri tre aspetti fondamentali del diritto di delega:

  1. consente il pieno rispetto dell’art. 15 della Legge 475/68 che prevede il diritto di libera scelta di una farmacia da parte di ogni cittadino;
  2. grava il delegato (in questo caso la farmacia) di una responsabilità ben precisa, che va ben oltre la meccanica dispensazione dei farmaci e conferisce nuovo valore e spessore al suo operato, oltre a garantirne la piena e completa tracciabilità e trasparenza. Ottenere la delega da parte del paziente significa fornire un “servizio” affidabile, valido ed efficiente; sancisce un patto di fiducia e vincola la farmacia a doveri ben determinati, la cui non ottemperanza può comportare contestazioni di rilevanza civile e penale;
  3. crea equità e uguaglianza, fornendo a tutte le farmacie le stesse opportunità che poi ciascuna andrà a sviluppare come riterrà più opportuno. Il propugnare infondati divieti mette in difficoltà solo coloro che per ingenuità o sprovvedutezza non si documentano adeguatamente, dando un vantaggio immotivato a tutti coloro che, più organizzati e strutturati, hanno l’accortezza di rivolgersi a propri consulenti legali per capire esattamente cosa impongono le norme. Ne consegue che si viene a creare una grande sperequazione dei più intraprendenti a sfavore dei più deboli e timorosi e se questo è gravissimo per un sindacato che dovrebbe tutelare nello stesso modo tutti i suoi iscritti, è inammissibile per un Ordine Professionale che ha il dovere di sovrintendere allo sviluppo e all’incremento di una professione che sta affrontando la più grave crisi di ruolo e di funzione di tutti i tempi.

Infine, alcune considerazioni finali: la delega è l’esatto contrario del tanto paventato accaparramento di ricette vietato dal Codice Deontologico, in quanto rappresenta la volontà del singolo cittadino e lo fa in modo chiaro, trasparente e documentato, consentendo in ogni momento la verifica del lavoro eseguito. In un mondo in cui l’informatizzazione e l’automazione hanno reso abbastanza inutile l’intervento umano, ogni iniziativa volta a personalizzare e a unicizzare il lavoro dovrebbe essere non solo accettata, ma anche incoraggiata e sostenuta.

Ormai la mera dispensazione dei farmaci di antica memoria può essere efficacemente svolta da una macchina e probabilmente a breve lo sarà perché molto più economico e più efficiente; quello che nessuna macchina potrà mai fare è affiancare, seguire, farsi carico delle terapie e dei problemi dei pazienti cronici con i farmaci loro prescritti dal medico.

La delega rappresenta il primo passo, essenziale, per intraprendere questa strada e offrire ai farmacisti finalmente un ruolo e una funzione strutturati e ben definiti.

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