Diabete e informazione online: altissimo il rischio di fake news

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Diabete e informazione online: altissimo il rischio di fake news

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La prima ricerca scientifica sul comportamento di chi cerca notizie online sul diabete indica che prevalgono le fonti non accreditate, a partire da Facebook, Twitter e YouTube. Il 60% dei post più condivisi contiene indicazioni totalmente errate dal punto di vista medico-scientifico

15 novembre 2018

di Carlo Buonamico

Doctor Google ancora alla ribalta. Questa volta lo chiama in causa una ricerca che Sanofi ha commissionato per analizzare il comportamento di coloro che si affidano alla Rete per la ricerca di informazioni sul diabete, che interessa oltre 4 milioni gli italiani, con un impatto importante su famiglia, lavoro, welfare, società.

Presentata in occasione della Giornata mondiale sul diabete, la ricerca fornisce un dato su tutti: tra le fonti più gettonate vi sono i social network e che tra le prime 100 informazioni pubblicate nei post più virali, il 60% contiene indicazioni totalmente errate dal punto di vista medico-scientifico.

Tra le piattaforme web, YouTube è quella che ingaggia maggiormente gli utenti. Ma Facebook e Twitter non sono da meno, mentre poco frequentate e considerate da coloro che vogliono saperne di più sul diabete sono le piattaforme che erogano news.

Nulla di male sull’empowerment di paziente e cargiver, se non fosse che per ragioni culturali – e talvolta anche di pigrizia, ndr – chi naviga tra le onde dei contenuti accessibili su Internet non sempre riesce a discriminare tra le notizie attendibili e quelle che non lo sono. Ma c’è di più. Spesso l’utente si fa prendere dalla portata emotiva intrinseca nei post dei social, prediligendoli all’informazione, meno “sexy” ma più veritiera, dei siti delle istituzioni sanitarie o delle associazioni di pazienti.

Ma cosa cercano questi cybernauti? La maggior parte (38 per cento) vuole sapere che regime alimentare seguire, il 18 percento cerca tutorial che spieghino come affrontare la malattia o informazioni su dispositivi medici. Seguono interessi sui sintomi, cause della malattia e stili di vita.  Di questo mare magnum di notizie, post e numeri, ben il 60 per cento è errato dal punto di vista medico-scientifico, e solo il 32 per cento presenta informazioni attendibili. In più, fatto cento le informazioni sbagliate, solo sei di esse sono neutre per il fruitore, mentre le altre novantaquattro possono rappresentare delle minacce più o meno gravi per la salute.

Anche perché, le fonti ritenute più valide dagli utenti non lo sono affatto nella realtà. Secondo la ricerca infatti le fonti più apprezzate sono i canali tematici su salute e benessere (30%) spesso di proprietà non specificata e dubbia qualità editoriale, i post degli influencer (18%) e di utenti singoli (8%) e canali tematici specializzati sul diabete (6%), anch’essi di scarso livello editoriale.

Fa e deve far riflettere il fatto che la prima testata giornalistica vera e propria compare solo al 39° posto nella classifica degli autori dei post più virali, così come la quasi totale assenza dei post di operatori della salute tra quelli più letti. Come a dire che si ripone maggior fiducia nel passaparola, peraltro senza conoscere nemmeno chi veicola l’informazione, rispetto a medici, farmacisti ed esperti di salute in generale.

Commenta Diomira Cennamo direttore scientifico della società di ricerca che si è occupata di analizzare i dati, Brand Reporter Lab: <<Questa ricerca conferma come l’informazione abbia impatti potenziali diretti sulla salute delle persone. Emerge infatti che i messaggi che viaggiano nel web 2.0, oltre a essere sempre più disintermediati rispetto alle fonti accreditate da un punto di vista informativo e medico-scientifico, non sono quasi mai innocui. Questa consapevolezza dovrebbe investire tutti gli operatori del settore medico, sia pubblici sia privati, e stimolarli all’ascolto delle vulnerabilità e delle esigenze informative del paziente-utente, oltre all’attivazione di una presenza giocata sui canali in cui hanno luogo l’interazione e la condivisione dei contenuti. Una presenza che dovrà essere in grado di sfruttare le logiche di viralità di questi stessi canali, ad oggi appannaggio di soggetti dall’identità poco chiara e di dubbia autorevolezza e qualità editoriale>>.

Sarebbe quindi molto utile che gli attori che a vario titolo operano nel settore della salute, a partire dalle istituzioni passando per gli organi di informazione riconosciuti, si adoperassero concretamente per diffondere le regole antibufale per aiutare a riconoscere la vera informazione dalle fake news.

Nel nostro piccolo ci stiamo provando.

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