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Influenza e Covid, tra convivenza e sovrapposizione

LA RICERCA

Influenza e Covid, tra convivenza e sovrapposizione

©j.chizhe /shutterstock.com

Fabrizio Pregliasco e Claudio Cricelli (Simg) commentano i dati raccolti da Human Higway per Assosalute sui comportamenti degli italiani riguardo all’atteggiamento, la cura e la prevenzione delle due emergenze epidemiche stagionali

6 ottobre 2022

di Claudio Buono

La prossima stagione sarà caratterizzata dalla sovrapposizione dell’influenza stagionale con il Sars-CoV-2. E il punto delle previsioni sui possibili contagi e sull’atteggiamento della popolazione italiana è stato fatto nel corso della presentazione di una ricerca condotta da Human Highway per Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica) nell’evento “Tra pandemia e influenza stagionale: cosa dobbiamo sapere e cosa dobbiamo fare”, che ha visto la partecipazione di Fabrizio Pregliasco, professore associato del dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli studi di Milano e direttore sanitario aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano, e di Claudio Cricelli, presidente della società italiana Medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg).

«Ci attendiamo una maggiore incidenza dei virus influenzali rispetto agli scorsi anni  – come dimostrano anche le osservazioni sull’emisfero australe dove la malattia è attualmente in corso – con una stima di casi che in Italia potrebbero arrivare a 6-7 milioni», afferma Pregliasco. Il professore esorta anche a tenere sempre alta la guardia nei confronti del Covid-19 che, nonostante oggi sia meno letale, uccide ancora quattro volte in più dell’influenza, causando il 95 per cento dei decessi negli ultrasessantenni. «Il virus permarrà per molto tempo – avverte – anche se avrà sempre più difficoltà a diffondersi, considerata l’alta quota di persone che l’hanno già contratto e di coloro che si sono vaccinati. Assisteremo perciò a un andamento ondulatorio della curva epidemiologica, a causa sia della rapidità con cui si diffondono le varianti sia della presenza (o assenza) di vaccinazioni o di casi di malattia recente, ovvero chi si è negativizzato da poco».

L’importanza della prevenzione e il ruolo dell’automedicazione

 

«La protezione attraverso la somministrazione del vaccino antinfluenzale resta fondamentale – concordano i relatori – e questo considerando anche il livello ridotto delle difese immunitarie degli ultimi due anni, nei quali siamo stati poco esposti ai virus influenzali». Cricelli aggiunge che è possibile controllare i sintomi influenzali grazie all’aiuto dei farmaci di automedicazione, il rimedio più utilizzato, a detta del 58,6 per cento degli intervistati. Il ricorso a questi medicinali si conferma una soluzione prevalentemente “al femminile”, mentre gli uomini tendono ad affidarsi in misura maggiore al consiglio (medico, farmacista, familiari). Altrettanto significativo, secondo la ricerca, il minor ricorso ai cosiddetti “rimedi della nonna” a favore dell’assunzione di integratori e vitamine. Si interrompe poi il calo sull’utilizzo di antibiotici, che supera i livelli del 2019: ben un italiano su cinque, prevalentemente gli uomini, dichiara di utilizzarli in caso di sintomi influenzali.

Sempre in tema di automedicazione, il professor Pregliasco fa notare che «recentemente è stato criminalizzato il concetto di vigile attesa, ma è proprio quello che si deve fare: valutare la sintomatologia e gestirla, in prima battuta, facendo ricorso proprio ai farmaci di automedicazione, che permettono di alleviare i sintomi senza azzerarli». Chiosa Cricelli: «È necessario, dunque, ricordare sempre al paziente come ci si comporta all’apparire dei primi sintomi e istruire il cittadino al corretto uso dei farmaci».

Proprio riguardo ai comportamenti di prevenzione e cura dei cittadini, dalla ricerca emerge che nel 2022 si osserva un graduale ritorno a quelli pre-Covid: da un lato diminuisce, rispetto al 2020/2021, la quota di chi ritiene di dover contattare immediatamente il proprio medico di base alla comparsa dei primi sintomi influenzali (26,2 per cento), mentre dall’altro aumentano i favorevoli al riposo e all’utilizzo dei farmaci di automedicazione, con ricorso al medico solo se necessario (45,6 per cento).

E l’antinfluenzale? Come la pensano gli italiani

Circa quattro intervistati su 10 dichiarano di voler ricorrere alla vaccinazione antinfluenzale, con una propensione che raggiunge i livelli massimi (due su tre) tra gli over 65. Tuttavia, il 42 per cento della popolazione crede che la vaccinazione sia inutile perché afferma di ammalarsi raramente e con sintomi lievi, mentre resta alta, anche se in contrazione, la percentuale di coloro che non si sono mai posti il problema della vaccinazione antinfluenzale (24,5 per cento nel 2022 contro i 26,3 per cento nel 2020).

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