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Quando il medico usa WhatsApp per comunicare col paziente

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Quando il medico usa WhatsApp per comunicare col paziente

Quando il medico usa WhatsApp per comunicare col paziente

Il 42% dei medici usa WhatsApp per dialogare con i pazienti. Opportunità e rischi corrono sull’app tra possibilità di gestire più domande di salute e la mancanza del confronto diretto tra dottore e assistito

16 novembre 2018

di Carlo Buonamico

“Dica trentatre”. Una formula che sempre meno sentiremo nell’ambulatorio medico. Più facile che si clicchi sull’icona del proprio smartphone per essere connessi con il medico di medicina generale o con lo specialista. Oggi infatti l’assistenza al paziente passa anche dalle app e sono sempre più i camici bianchi che le sfruttano per comunicare con i pazienti.

Secondo uno studio dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano ben il 42 per cento dei medici usa WhatsApp e un ulteriore 29 per cento pensa di utilizzare questo canale di comunicazione nel prossimo futuro per relazionarsi con i propri assistiti.

Ma si arriverà a una situazione i cui il dottore non farà altro che ricevere le immagini degli esami e inviare diagnosi e terapia al paziente con un semplice messaggino?

Con tutta probabilità no. Il confronto personale tra medico e paziente resta imprescindibile. Tuttavia le tecnologie offerte dal digitale possono aiutare a sorpassare alcuni ostacoli legati alla burocrazia e alla mancanza di tempo. <<La professione e il suo contenuto non cambiano>>, spiega Agostino Paoletta, Endocrinologia Ulss 6 Euganea Padova, <<cambia il modo in cui viene esercitata. La tecnologia mette a disposizione nuovi sistemi di organizzazione interna (fascicolo sanitario, firma digitale, elaborazione informatica di informazioni, strumenti di diagnosi che raccolgono dati personali, device di monitoraggio che consentono una comunicazione continua, ecc. ecc.) e nuovi strumenti di relazione con i pazienti, obiettivamente più rapidi e funzionali (mail, WhatsApp, sms, internet che già oggi consentono di prenotare visite e esami comodamente da casa). I medici sono sempre più attenti alle nuove tecnologie e sono consapevoli che sarebbe anacronistico non impiegarli anche nella comunicazione con i pazienti. WhatsApp consente lo scambio di dati, immagini e informazioni>>.

Tanti vantaggi, quindi. Ma c’è sempre il rovescio della medaglia e alcuni aspetti da considerare. Tra questi, il problema della privacy dei dati sensibili veicolati quali esami e accertamenti medici. E poi la possibile interpretazione non corretta di un’indicazione medica che, per ragioni intrinseche alla necessità di sintesi propria della comunicazione via app, deve essere sintetica. Ciò potrebbe mettere a rischio di denuncia il medico. La comunicazione digitale tra medico e paziente è infatti da considerarsi in tutto e per tutto ufficiale. Come spiega l’avvocato Maria Giovanna Savio: <<Nel rapporto con i pazienti, l’uso di strumenti informatici (come WhatsApp, sms, mail, ecc.) non muta il contenuto della prestazione professionale e le responsabilità da essa derivanti, poiché il documento informatico ha pieno valore di legge. Questo, evidentemente, comporta la necessità di una riflessione sulla nuova dimensione della prestazione medica anche da parte delle Istituzioni Sanitarie>>.

Ma allora: cliccare o non cliccare? Inviare o non inviare? Rispondere o non rispondere? La risposta a queste domande non sarà probabilmente né bianca né nera. Nell’ambito di una relazione consolidata e fiduciaria tra il paziente e il proprio medico, la comunicazione digitale potrà costituire uno strumento in più per garantire un’assistenza sanitaria di qualità e tempestiva.

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