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Potenziare la primary care per tutelare la salute pubblica, anche attraverso la farmacia

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Potenziare la primary care per tutelare la salute pubblica, anche attraverso la farmacia

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Ocse: la primary care è ancora troppo debole, occorre potenziarla stanziando risorse per realizzare nuovi modelli di sanità proattiva, preventiva e partecipativa. Fondamentale la collaborazione tra medici, infermieri e farmacisti.

20 maggio 2019

di Carlo Buonamico

Invecchiamento della popolazione e aumento delle patologie croniche necessitano di un urgente potenziamento della primary care. Per farlo è necessario mettere a sistema la professionalità degli operatori sanitari specializzati, tra cui medici, infermieri e farmacisti.
A dirlo è l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione la sicurezza in Europa) attraverso il documento di indirizzo “Realising the Full Potential of Primary Health Care” pubblicato in occasione della riunione dei paesi del G7 a Parigi lo scorso 17 maggio, che aveva tra i temi all’ordine del giorno la riduzione delle diseguaglianze in Sanità.

L’assistenza primaria deve diventare “proattiva, preventiva e partecipativa” per poter raggiungere migliori performance. Per questo i decisori politici devono investire di più per realizzare nuovi modelli di Sanità. Non solo risorse economiche, ma anche la loro corretta allocazione. Gli investimenti, secondo Ocse, dovrebbero servire anche per incentivare lo sviluppo della Sanità nelle aree remote e per affidare nuovi ruoli e compiti ai professionisti della salute che presidiano il territorio, come nel Regno Unito dove si sta espandendo il ruolo delle farmacie di comunità. In quest’ottica, l’impiego delle nuove tecnologie digitali può fare la differenza favorendo il dialogo tra strutture sanitarie, professionisti della salute e cittadini.
Decisiva anche la misurazione dei risultati delle nuove politiche sanitarie, per comprendere i gap da colmare e identificare i modelli di successo da diffondere sul territorio, che deve arrivare ascoltando anche l’opinione diretta dei cittadini che usufruiscono dei servizi sanitari.

Presente al G7 in rappresentanza dell’Italia il ministro della Salute Giulia Grillo, che ha così commentato dalla propria pagina Facebook al termine dei lavori: “Torno a Roma soddisfatta. Sono stati due giorni di confronto costruttivo, i Paesi devono collaborare attivamente per superare le diseguaglianze di salute che costituiscono un serio ostacolo allo sviluppo sociale. Si può fare partendo dal basso, scambiando le buone pratiche, soluzioni che possono risolvere, spesso in modo molto semplice, situazioni complesse. Abbiamo deciso di attivare una piattaforma internet con le agenzie internazionali di salute per lo scambio di best practice in materia sanitaria e sviluppo di cure primarie. Lo scambio di saperi insieme alle strategie politiche di sviluppo sanitario sono alla base di ogni cambiamento”.

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