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La figura del farmacista è un valore per il Ssn

FOCUS FARMACIA

La figura del farmacista è un valore per il Ssn

Massimo Scaccabarozzi Farmindustria

Con il contributo di

Dompé

Le aziende farmaceutiche hanno affrontato l’emergenza con cinque task force e una miriade di iniziative di solidarietà, ci racconta il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. E il rapporto con le farmacie? «Nessuna intenzione di scavalcarle con la distribuzione dei medicinali ai pazienti, si trattava soltanto di farmaci ospedalieri per patologie gravi e nel pieno rispetto del ruolo del farmacista».

23 maggio 2020

di Laura Benfenati

«Qualcuno voleva un mondo senza vaccini?» ci dice il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. «Ecco un mondo in cui ne manca soltanto uno». Farmindustria ha affrontato il lockdown con una strategia di prevenzione, già da febbraio, per evitare rallentamenti nella produzione e nella distribuzione ma anche per agevolare i pazienti in terapia cronica e non bloccare gli studi clinici e l’informazione del farmaco.

  • Come hanno vissuto le aziende farmaceutiche questo periodo di lockdown?

In Farmindustria fin da febbraio abbiamo cercato di organizzare piani di continuità, non potevamo far mancare alcun farmaco sul territorio e abbiamo quindi creato subito cinque task force: organizzazione del lavoro, produzione, distribuzione, ricerca e informazione scientifica.
La priorità è stata mettere in sicurezza i nostri operatori e assicurare il proseguimento della produzione, che non poteva essere fermata. In quel periodo, inoltre, alcune aziende hanno anche dovuto cambiare linea di produzione e le abbiamo aiutate a ottenere in tempi rapidi tutte le autorizzazioni necessarie. Sul fronte della distribuzione non potevano mancare né i medicinali in ospedale e nelle farmacie né i principi attivi nelle fabbriche, anche qualora ci fosse stato un blocco dei trasporti. Per quanto riguarda la ricerca, siamo impegnati in molti studi clinici e non si dovevano fermare i protocolli sperimentali: abbiamo fatto in modo, grazie alla grande collaborazione con Aifa, che i medicinali potessero arrivare a casa dei pazienti che non potevano recarsi in ospedale. E infine il tema importante dell’informazione scientifica: basti pensare che a un certo punto si è parlato della distribuzione di antivirali da parte dei medici di medicina generale e su quei farmaci abbiamo organizzato formazione da remoto.

  • Si sono registrate carenze e difficoltà di approvvigionamento?

Nella fase iniziale del lockdown molte persone e molte strutture hanno fatto scorte di medicinali, anche di antivirali che non si sapeva se potevano funzionare per Covid-19 ma che si rischiava di non avere poi a disposizione per i malati di Hiv. Abbiamo lavorato in collaborazione molto stretta con Aifa, segnalando quando c’erano carenze ed evitando che si arrivasse a vere e proprie mancanze di farmaci sul territorio.

  • Molti medicinali sono passati in Dpc dalla distribuzione diretta: è ipotizzabile che questo possa proseguire o si tornerà indietro dopo l’emergenza Covid-19?

La Dpc si basa su accordi dei farmacisti con le Regioni: la medicina del territorio è un valore, rispetto all’”ospedalocentricità” del sistema sanitario, come si è visto anche in questo lockdown. Credo però che sia molto importante capire quali farmaci possano essere portati sul territorio. Ci sono dei medicinali che erano nelle farmacie e sono spariti per essere oggetto di gare di acquisto a livello centralizzato: la farmacia si è prestata ai contratti di distribuzione per conto, questi farmaci a mio parere dovevano rimanere nella convenzionata.

  • Alcune industrie hanno attivato consegne a domicilio dei medicinali ai pazienti, scavalcando di fatto le farmacie: possiamo rassicurare i farmacisti sul fatto che si tratta di episodi circoscritti alla fase emergenziale?

Noi non abbiamo “scavalcato” il farmacista, assolutamente, non si tratta di una distribuzione alternativa ma non è stato capito. Ci sono molti malati di cancro, per esempio, a cui è stata posticipata la cura. Molti pazienti ci chiedevano: quale prezzo pagheremo per questo, per le diagnosi ritardate, per le terapie mancate? Al di là dell’emergenza Covid-19, dovremmo porci anche queste domande. Le aziende hanno soltanto organizzato la consegna a casa dei medicinali, nel perfetto rispetto della privacy, al malato che non poteva recarsi in ospedale. Si trattava di farmaci a uso ospedaliero, quali, per esempio gli antitumorali e quelli per l’ipertensione polmonare. Ci tengo a sottolineare che non abbiamo prevaricato né il ruolo del medico né il ruolo del farmacista: la prescrizione del farmaco la fa il medico in ospedale e la preparazione è a cura del farmacista ospedaliero. Da qui in poi la consegna viene fatta da un distributore nel pieno rispetto di tutte le norme e solo se autorizzato a livello regionale e ospedaliero.

  • Come dovrà cambiare la farmacia, secondo lei che è farmacista, dopo questa emergenza?

La farmacia sta dimostrando che si possono organizzare alcuni servizi in modo molto efficiente. Penso per il futuro alla prevenzione vaccinale: se arriva la seconda ondata di Covid-19 in autunno, credo sia importante, come dicono gli scienziati, che molte persone siano vaccinate per l’influenza, la polmonite da pneumococco e la pertosse. Oltre alla programmazione della produzione, si devono somministrare poi questi farmaci e il farmacista potrebbe avere un ruolo importante. La farmacia deve puntare molto, a mio parere, sulla valorizzazione della figura professionale del farmacista, sulle sue competenze, le sue capacità.

  • Si riuscirà mai ad arrivare a un cambio di remunerazione delle farmacie?

Io penso che la remunerazione della distribuzione non debba essere staccata dal prezzo del farmaco, il valore della filiera è importante e deve essere sostenuto. Non si può pensare di cambiare il prezzo al pubblico senza aver coinvolto il produttore: noi negoziamo i prezzi che non possono poi essere modificati. Credo che in questi processi sia fondamentale una programmazione di filiera.

  • Cosa chiede in questo momento Farmindustria al Governo e alle istituzioni?

Il ministro Speranza sta portando avanti un dialogo e un confronto onesto con tutti nel rispetto dei ruoli di ciascuno. La farmaceutica ha dimostrato di saper reagire bene anche in questo momento. Noi avevamo però fatto un patto con Regioni e Governo sulla chiusura del pay back, è un problema che deve essere affrontato anche se in questi mesi, con grande senso di responsabilità, non abbiamo posto nuovamente la questione. I 900 milioni che non si sono spesi nella convenzionata sono stati sprecati: una parte potrebbe servire per riportare alcuni farmaci in farmacia – e su questo sono d’accordo con il presidente Mandelli – ma una parte servirà per bilanciare la spesa ospedaliera. È necessario un dialogo costante per allocare le risorse dove effettivamente servono. A fronte di 900 milioni non spesi per i farmaci, avremo due miliardi e mezzo di pay back a carico di industrie farmaceutiche e Regioni.

  • Farmindustria ha dato un contributo essenziale di solidarietà durante l’emergenza: quali sono state le iniziative più significative?

Noi abbiamo creato un’agenda Covid che mandiamo agli associati, con un aggiornamento su tutto quello che stiano facendo, sulle task force, sulle diverse attività, sui risultati ottenuti e anche su bandi, decreti-legge, raccomandazioni Ema eccetera. In Europa questa nostra iniziativa è diventata una best practice. Abbiamo poi cercato di mettere a sistema anche la solidarietà: ci sono state 64 imprese che hanno comunicato iniziative di responsabilità sociale, ci sono stati 12 milioni di euro di donazione diretta di farmaci e 29 di donazione– 50 aziende coinvolte – finanziaria e di beni come dispositivi di protezione individuale, gel, respiratori. Sono stati destinati alla Croce Rossa, alla Fimmg, alla Protezione Civile, alle associazioni dei malati. Ci sono state inoltre iniziative di welfare aziendale e di volontariato. E solo per fare un esempio con la mia rock band abbiamo realizzato un video molto toccante relativo alla canzone “Il mondo migliore”, realizzato a casa e messo a disposizione della Fimmg e di Cittadinanzattiva, per la raccolta di fondi per acquistare dispositivi per i medici e gli infermieri.

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