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Una “Dpc totale” sarebbe sostenibile per le farmacie?

UNA DOMANDA A…

Una “Dpc totale” sarebbe sostenibile per le farmacie?

Se si realizzasse, un tale scenario trasformerebbe la farmacia in un’azienda di servizi pura, senza intermediazione commerciale, con seri problemi di liquidità. Per non parlare del meccanismo di formazione del prezzo al pubblico, che salterebbe. Per Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta però si tratta di un’ipotesi puramente astratta, che non ha alcuna possibilità di verificarsi

4 aprile 2024

di Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta,
Studio Guandalini 

Di recente, a un webinar di FarmacieUnite, il presidente di Fondazione Ricerca e Salute Nello Martini ha detto che, per fare davvero in modo che tutti i farmaci vadano in convenzionata, le farmacie dovrebbero passare a una remunerazione a quota fissa a scatola (fonte FPress). Perché questa sorta di Dpc generalizzata sarebbe insostenibile economicamente per le farmacie?

Marcello Tarabusi: Perché la farmacia è un’impresa commerciale che basa il suo bilancio sul flusso di vendite e acquisti. Il passaggio a una Dpc generalizzata trasformerebbe la farmacia in un’azienda di servizi pura, senza intermediazione commerciale. Con seri problemi di impatto sul circolante (dilazione fornitori) al momento in cui vi fosse il passaggio.

Giovanni Trombetta: Il problema maggiore sarebbe proprio quello dello shock di liquidità. Pensiamo a quante sono ancora oggi le farmacie che hanno pianificato rientri di mutui canalizzando (irrevocabilmente) le Distinte Asl in banca.
Ma poi davvero il sistema pubblico sarebbe in grado di gestire tutte le referenze in Dpc? La Distribuzione intermedia potrebbe essere in grado di gestire una Dpc generalizzata e nello stesso tempo tenere un identico livello di assortimento di farmaci pagati out of pocket dai cittadini e quindi acquistati con le attuali regole dalla farmacia? È una discussione che può essere affrontata solo sul piano astratto senza nessuna concreta possibilità che si possa realizzare.
Aggiungo che oggi abbiamo un sistema di remunerazione prevalentemente fisso. Quindi il problema non è più la farmacia che, Dpc generalizzata (totalitaria?) o meno, guadagna (quasi) indipendentemente dal prezzo dei valori dispensati. Si obietterà: “Certo ma con la Dpc le Asl risparmiano sul costo di acquisto dei prodotti”. E l’industria, cosa farà mai? Accetterà supinamente di abbassare in via generalizzata i prezzi di tutti i farmaci che passano per il canale della convenzionata? Se ci fosse questa disponibilità, allora basterebbe rivedere le modalità di determinazione del prezzo al pubblico di un prodotto e la partita se la giocherebbero Aifa e Farmindustria.
Tutto molto bello… ma fantascienza. E soprattutto con questo nuovo modello di remunerazione il problema non è più la farmacia, che si è smarcata dal valore della fustella, ma è tutto il sistema che le sta a monte.

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