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Farmacie: il network è indispensabile per non subire il mercato

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Farmacie: il network è indispensabile per non subire il mercato

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A "The Network's Road", farmacisti, esperti di marketing e reti a confronto per capire perché non si può rimandare oltre la decisione di aderire a un network. Importante la scelta della rete più adatta alla propria vocazione. Cossolo (Federfarma): «Il farmacista deve liberare tempo ed energie per focalizzarsi sulla professione. Le reti sono la soluzione».

04 ottobre 2019

di Carlo Buonamico

Il dado è tratto. Lo si dice da molto tempo. Le farmacie non possono prescindere dalla decisione di fare rete per non rimanere isolate e subire le dinamiche del mercato in evoluzione, popolato da big player con una forza commerciale di molto superiore a quella della singola farmacia.

Un concetto semplice e complesso allo stesso tempo. Perché, se il dire sì all’aggregazione può essere relativamente facile, meno immediata è la scelta della formula di rete che meglio si addice a ciascuna farmacia. Sarà per questo, forse, che oggi «Le catene valgono solo il 15% del mercato. Una fotografia analoga a quella ante decreto Concorrenza», ha illustrato Francesco Cavone di Iqvia.

Farmacisti, reti ed esperti di marketing si sono confrontati all’evento “The Network’s Road” tenutosi ieri a Milano per approfondire i motivi che rendono l’aggregazione una scelta obbligata per le farmacie indipendenti.

Tra le ragioni che sottendono a questa opzione «la possibilità delegare le attività ancillari che oberano il farmacista ai gestori della rete. Questi possono occuparsene in modo migliore è più efficiente. Liberando così prezioso tempo che il farmacista può dedicare alla propria professione che, anche in virtù della sempre maggiore attuazione della “farmacia dei servizi”, richiederà maggiore energia e preparazione», ha messo in evidenza il presidente di Federfarma Marco Cossolo.

Del resto, ciò che i cittadini-pazienti cercano sempre più sono i servizi e le nuove esperienze d’acquisto. Anche in farmacia. «Oggi l’e-commerce cede il posto all’a-commerce, l’augmented commerce», ha spiegato Ivan Ortenzi di Bip, perché «il cliente non compra più il brand, ma l’ecosistema di valore che esso rappresenta». E, quindi, sono le aziende – le farmacie nel nostro caso – a dover seguire l’evoluzione del cliente e non il contrario. «Il retail deve cogliere le opportunità offerte dalla sempre minore soluzione di continuità tra ciò che è il negozio fisico e quello virtuale», ha aggiunto Massimo Volpe di Retail Institute.

E se la domanda delle domande che si pongono i farmacisti è una sola “come scegliere la rete giusta a cui aderire?“, la risposta è molteplice. Perché non esiste una formula valida per tutte le farmacie.
Ciascuna farmacia, concordano gli esperti, deve scegliere con l’obiettivo di far leva sulla propria vocazione e sulla propria tradizione. Senza dimenticare, ha precisato Davide Pellegrini di Retail Lab, che «la farmacia è una “people company” e chi governa la rete deve aiutarla a valorizzare il proprio capitale umano».

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