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Glaucoma: l’importanza del collirio

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Glaucoma: l’importanza del collirio

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Scarsa aderenza ed effetti collaterali sono la conseguenza di un non corretto utilizzo delle gocce. Il rimedio? Insegnare il “Double DOT”

12 dicembre 2024

di Sergio Cattani, farmacista

La peggiore aderenza terapeutica si ha con le patologie che danno scarsa sintomatologia clinica. I classici esempi che si portano sono diabete e ipercolesterolemia, ma anche tante forme subcliniche di ipertensione. Una patologia di cui si parla poco in questo senso è invece il glaucoma, ovvero la neuropatia causata da una compressione del nervo, a livello del disco ottico. Il cosiddetto “continuum” del glaucoma prevede una lunga fase di progressione della patologia in maniera del tutto asintomatica. Quando i sintomi iniziano a farsi sentire (compromissione della visione, dell’angolo visivo, o anche dolore), la frittata spesso è bell’è fatta e non si torna indietro. In questi casi, l’obiettivo della terapia è spesso la sola conservazione, ovvero controllare la malattia con una serie di colliri specifici (la terapia orale, a base di acetazolamide, è riservata ai casi di intolleranza alle gocce oculari).

Le classi di farmaci sono: analoghi delle prostaglandine (latanoprost, travoprost), betabloccanti (timololo su tutti), inibitori dell’anidrasi carbonica (dorzolamide e brinzolamide) e alfa-2 agonisti (brimonidina). I farmaci sono più o meno simili come efficacia, ma il problema di queste terapie spesso è un altro: tollerabilità del principio attivo e/o del conservante e (naturalmente) aderenza terapeutica.

Approfondiamo quest’ultimo aspetto: purtroppo il tempo trascorso con il paziente da parte dei medici è sempre di meno, e spesso ci si dimentica di spiegare al paziente il corretto modo di applicare il collirio per il glaucoma. In inglese questa tecnica la chiamano “double DOT”: Don’t Open Technique (non aprire, sottinteso l’occhio) e Digital Occlusione of Tear duct (occlusione digitale del dotto lacrimale). In pratica, si tratta di tenere l’occhio chiuso per 60 secondi, dopo aver messo la goccia di collirio, e contemporaneamente chiudere il dotto lacrimale, mettendo la punta del dito nell’angolo interno dell’occhio.

Perché è fondamentale conoscerla e consigliarla al paziente? Perché tenendo l’occhio chiuso si impedisce di perdere il farmaco, che altrimenti scorrerebbe lungo la guancia. Quando questo succede, si ha non solo un calo dell’efficacia del collirio ma anche possibili effetti collaterali attorno all’occhio (iperpigmentazione cutanea, per esempio). Tenendo chiuso il dotto lacrimale, invece, si impedisce di far andare il farmaco nella mucosa nasale, dove c’è un alto assorbimento sistemico. Anche questo ha il doppio effetto di diminuire l’efficacia del farmaco e aumentare gli effetti collaterali (si pensi a un uso di un betabloccante in persone asmatiche, per esempio).

Se tutte le persone in cura con colliri per il glaucoma usassero questa tecnica, si prevede un aumento importante dell’aderenza, dal momento in cui – secondo studi recenti – chi mette correttamente le gocce negli occhi va dal 2 al 9 per cento dei pazienti.

Key Takeaways

A ogni dispensazione, chiediamo se ci sono difficoltà nell’applicazione del collirio. A volte, specialmente per gli anziani, sorgono problemi nella coordinazione tra erogazione della goccia e apertura dell’occhio. Per centrare meglio l’indagine, chiedere se lo specialista ha spiegato la tecnica di somministrazione. Investire cinque minuti a spiegarla dettagliatamente, togliendo il collirio dalla confezione e aiutando a leggere il foglietto illustrativo, può avere un impatto inimmaginabile nel miglioramento della patologia. Dipende da noi!

Bibliografia

Atey TM, Shibeshi W, T Giorgis A, Asgedom SW. The Impact of Adherence and Instillation Proficiency of Topical Glaucoma Medications on Intraocular Pressure. J Ophthalmol. 2017
Quaranta L, Novella A, Tettamanti M, Pasina L, Weinreb RN, Nobili A. Adherence and Persistence to Medical Therapy in Glaucoma: An Overview. Ophthalmol Ther. 2023 Oct

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