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Stagione influenzale, come la affrontano gli italiani

LA RICERCA

Stagione influenzale, come la affrontano gli italiani

Fabrizio Pregliasco, 2025

Un’indagine commissionata da Assosalute mostra la consuetudine dei connazionali per l’automedicazione responsabile, ma anche una tendenza all’abuso di antibiotici. E la vaccinazione? Resiste lo scetticismo, anche se, come ribadito dal virologo Pregliasco, «resta la misura più efficace per proteggere sé stessi e i propri cari, soprattutto i più fragili»

9 ottobre 2025

di Claudio Buono

Con l’arrivo dell’autunno cresce, come di consueto, l’attenzione sulla stagione dell’influenza e dei virus respiratori. La nuova indagine di Human Highway per Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica) presentata in occasione dell’evento stampa “Stagione dei virus respiratori 2025-2026: strategie di prevenzione e scelte di cura consapevoli”, punta i riflettori su come si preparano gli italiani alle prossime epidemie stagionali.

Dalla ricerca emerge fin da subito che la popolazione affronta influenza e altri virus con sempre maggiore consapevolezza, ma non senza timori. Il 68,4 per cento è preoccupato per le conseguenze che potrebbero avere soprattutto su bambini e anziani, mentre l’81,8 per cento richiama la necessità di un uso responsabile dei farmaci di automedicazione, accompagnato da corrette informazioni e, se necessario, dal supporto del proprio medico o del farmacista.

Epidemie in arrivo

«Dopo due stagioni da record, anche quest’anno ci aspettiamo una circolazione sostenuta di virus influenzali e “cugini”, come rhinovirus, SARS-CoV-2 e il virus respiratorio sinciziale (RSV), con un impatto che potrebbe coinvolgere tra il 15 e il 25 per cento della popolazione italiana, fino a interessare, potenzialmente, circa 16 milioni di persone», ha rivelato nel corso dell’evento Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio, che con Giacomo Fusina, amministratore delegato di Human Highway, ha fatto il punto sulle corrette misure di prevenzione e scelte di cura. Per il virologo, «i segnali che arrivano dall’emisfero australe ci invitano a non abbassare la guardia: la stagione potrebbe essere intensa, con un aumento dei casi da metà ottobre e con un picco invernale. La pressione sui servizi sanitari resta un rischio concreto, soprattutto per le fasce più fragili».

A chi chiedono consiglio gli italiani

Il farmacista svolge sempre un ruolo importante: rappresenta un punto di riferimento nel 23,5 per cento dei casi. In crescita, poi, la fiducia nel medico di famiglia (+ 12 per cento rispetto al 2020). Proprio il medico curante resta il punto di riferimento per il 64,6 per cento degli interpellati. Inoltre, a confronto di cinque anni fa, aumenta la quota di chi sceglie di curarsi in autonomia con farmaci da banco di cui ha già sperimentato l’efficacia (quasi il 20 per cento, 1 italiano su 5, vs il 14,6 per cento del 2020). I giovani si affidano più spesso alla rete (fino al 18 per cento degli under 24) e agli strumenti di intelligenza artificiale, che, sempre in questa fascia d’età, hanno già superato il web e gli influencer sui social media come fonte di informazione. Con il crescere dell’età, però, aumenta l’importanza del consulto medico, fino a raggiungere il massimo tra gli over 65 che nell’80 per cento dei casi si rivolgono proprio a questa figura sanitaria.

Il rischio dell’uso improprio degli antibiotici

In caso di sintomi influenzali e similinfluenzali, i farmaci da banco come abbiamo visto si confermano come l’opzione terapeutica d’elezione, seguiti da integratori e vitamine (16,9 per cento) e dagli antibiotici (15,4 per cento), il cui uso, seppur in calo, resta diffuso soprattutto tra i giovani (30,9 per cento nella fascia 18-24 anni) e gli uomini (18,8 per cento vs l’11,9 per cento delle donne). Circa l’uso inappropriato di antibiotici, Pregliasco rimarca che si tratta di farmaci da assumere solo in caso di complicanze batteriche e a fronte di una prescrizione medica. Abusarne favorisce l’antibiotico-resistenza e non aiuta contro i virus.

Automedicazione responsabile: una prassi consolidata (ma non per tutti)

La grande maggioranza degli italiani (oltre 8 su 10) è consapevole dell’importanza dell’automedicazione responsabile. Il ricorso ai farmaci da banco, accompagnato da informazioni corrette e dal consiglio del farmacista o del medico, rappresenta una prassi consolidata. Lo pensa, infatti, il 49,4 per cento degli intervistati, secondo i quali l’atteggiamento più saggio alla comparsa dei sintomi della malattia è quello di mettersi a riposo, assumere farmaci da banco e contattare il medico, ma solo se dopo tre giorni non si nota un miglioramento. Gli over 65, invece, sono più inclini a rivolgersi subito al medico (37,7 per cento) e attribuiscono maggiore importanza alla vaccinazione (8,4 per cento). Le donne si confermano più propense all’automedicazione (55,8 per cento) rispetto uomini (43,2 per cento), mentre i giovani dichiarano comportamenti scorretti o avventati, come il ricorso immediato agli antibiotici, e sono tra coloro che puntano maggiormente sulla ricerca di informazioni online.

Vaccinazione: tra consuetudine e scetticismo

Il 59 per cento degli italiani riconosce la vaccinazione come strumento di prevenzione primaria, ma solo il 36,6 per cento dichiara di volerla effettuare nella prossima stagione. In questo caso riveste un ruolo cruciale l’impegno del farmacista nel sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire alla campagna vaccinale. La propensione a vaccinarsi è più alta tra gli over 65 (57,3 per cento) e tra chi la considera ormai un trattamento di routine (41 per cento). Le motivazioni che spingono i cittadini a immunizzarsi contro l’influenza variano sensibilmente in base all’età. Tra gli over 65 la vaccinazione è ormai una consuetudine, con il 61,2 per cento che dichiara di effettuarla ogni anno. Nella fascia 55-64 anni, invece, il 34,4 per cento lo fa su consiglio del medico, mentre tra i più giovani (18-24 anni) la principale motivazione, indicata dal 29,3 per cento degli intervistati, è la volontà di non contagiare persone vicine, una buona abitudine nata durante la pandemia da Covid-19 e mantenuta negli anni successivi. Non manca, infine, chi decide di vaccinarsi per evitare di essere contagiato dai bambini, più esposti ai virus influenzali (9,2 per cento tra i 25-34enni e 28 per cento tra i 18-24enni).

Tra le motivazioni alla base del rifiuto vaccinale antinfluenzale, invece, prevalgono la percezione di un basso rischio di contagio e la convinzione di ammalarsi raramente. «La vaccinazione resta la misura più efficace per proteggere sé stessi e i propri cari, soprattutto i più fragili», ribadisce Pregliasco. «Non garantisce l’assenza totale dei sintomi, ma riduce il rischio di complicanze gravi. È importante cogliere ogni occasione per vaccinarsi, anche integrando più vaccinazioni nello stesso appuntamento».

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