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L’AI in farmacia non è più un’opzione

L’INNOVAZIONE

L’AI in farmacia non è più un’opzione

E per non perdere il controllo di questi nuovi sistemi è fondamentale coprogettare insieme, anche nel nostro settore, strumenti che siano utili alla professione e all’azienda. Se ne è parlato in un convegno a Torino con ricercatori di cinque dipartimenti UniTo

28 novembre 2024

di Laura Benfenati

«L’intelligenza artificiale non è più un’opzione per le farmacie ed è importante valutarne tempestivamente le sue ricadute. Fofi ha in cantiere tre progetti in quest’ambito che riguardano la nostra professione»: ha esordito così Mario Giaccone, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Torino e membro del Comitato centrale Fofi, al bel convegno “Intelligenza artificiale e politiche sanitarie: dove sta la farmacia”, organizzato da Paola Brusa, docente di Tecnica e Legislazione alla Facoltà di farmacia del capoluogo piemontese. «Con uno di questi – ha spiegato Giaccone – vogliamo mettere a disposizione dei colleghi tutti gli elementi di natura normativa sulla AI e fornire loro uno strumento per rispondere a ogni specifico dubbio su questioni legali. Poi stiamo realizzando uno studio pilota con diverse farmacie per utilizzare un’applicazione che già esiste e coordina tutti i social. Infine, stiamo lavorando a un’applicazione che si occupi della contabilità della farmacia».
Si cominciano insomma a vedere rivolti pratici, concreti, di uno strumento che ancora si conosce poco e per questo Brusa ha voluto coinvolgere cinque dipartimenti dell’Università di Torino per un sabato di lavori rivolto al futuro.

I dati sono la benzina dell’AI

Marco Grangetto, del dipartimento di Informatica dell’Università di Torino, sta lavorando molto sulle applicazioni della AI in ambito radiologico e ci ha raccontato come grazie a queste nuove tecnologie si possano trovare, per esempio, noduli che il radiologo non vede. «L’AI risponde in maniera sensata, ovvero statisticamente significativa, ma si tratta di macchine, non stiamo parlando di essere senzienti, anche se sono in grado di apprendere in modo statistico. Le reti neurali sono molto profonde e hanno le stesse dimensioni del nostro cervello, ma vanno addestrate e questo costa tantissimo in termini di energia. Gli esseri umani sono più efficienti e consumano meno».

Grangetto ha proseguito sottolineando che l’intelligenza artificiale che usiamo oggi ci consente di ottenere una scorciatoia ma pone anche interrogativi: «Può essere ritenuta pericolosa perché dentro al sistema non si può vedere, c’è un uso assolutamente libero dei dati. I dati sono la benzina dell’intelligenza artificiale. La soluzione è coprogettare insieme modelli che abbiano precisi paletti, guidare lo sviluppo di questi sistemi, non subirli dai deep player».

Un altro rischio è il bias e Grangetto l’ha spiegato bene con due immagini, una di una mucca al mare. I sistemi imparano dai dati, la rete neurale impara il concetto di mucca ma la mucca è al pascolo, non al mare: l’AI non ragiona come noi: «Per evitare i bias servono dati più ricchi e accurati e contromisure matematiche in fase di apprendimento. Oggi abbiamo modelli generativi, molto più potenti di quanto possiamo immaginare, cominciamo a fidarci di questi sistemi, non tentiamo di arginarli ma partecipiamo alla loro costruzione».

Le indicazioni delle associazioni

In tutto questo esistono rischi molto gravi per la lesione dei diritti delle persone in alcuni ambiti, come ha spiegato Cristina Poncibò del Dipartimento di giurisprudenza: «L’EU AI Act è in vigore dal primo agosto 2024 e la maggior parte delle norme della legge sull’AI inizierà ad applicarsi il 2 agosto 2026. La norma è basata su una valutazione dei rischi nelle categorie di riferimento. I divieti dei sistemi che si ritiene presentino un rischio inaccettabile si applicheranno già dopo sei mesi mentre le norme per i cosiddetti modelli AI per finalità generali si applicheranno dopo 12 mesi». Anche Poncibò ha sottolineato che molto dipenderà dalle indicazioni che arriveranno dalle associazioni di categoria a livello europeo e nazionale: «È importante che i professionisti del settore farmaceutico siano formati adeguatamente sull’uso dell’AI, comprendendone le potenzialità e i limiti».

L’AI è un collaboratore

L’Ai offre soluzioni per migliorare efficienza (contenimento dei costi), efficacia (aumento di ricavi) ed economicità (equilibro di ricavi e costi) dell’azienda farmacia: lo ha raccontato Silvana Secinaro del dipartimento di Management: «Di fatto, dal punto di vista del management l’AI è un partner importante, è un collaboratore. Pensiamo alla gestione dello stock: si possono analizzare i trend stagionali, prevedere la domanda e ridurre sprechi e scorte inutilizzate, si può applicare all’automazione del magazzino, riducendo i tempi del 70 per cento e aumentando la qualità del servizio al cliente. E si utilizza per la gestione amministrativa, la verifica delle fatture, la normativa: un test in una farmacia di Torino ha dimostrato risparmi per 12 ore alla settimana e riduzione degli errori amministrativi del 90 per cento.

Non solo numeri

«Più dati forniamo, e di buona qualità, più l’AI sarà precisa e efficace», ha spiegato Nicola Solinas, Senior Data Scientist di New Line Ricerche di mercato. «I dati in farmacia arrivano dalle operazioni quotidiane, dalle vendite, dall’inventario, dalle relazioni con i clienti (carte fedeltà, sensori on line). E dall’attività gestionale, dall’amministrazione e la gestione del personale, dalle attività promozionali e di marketing, dal contesto esterno. I dati della farmacia sono preziosi per anticipare i bisogni dei clienti e i cambiamenti del mercato e per ottimizzare magazzino e gestione operativa. La loro gestione ottimale è il primo passo per trasformare la farmacia in un’attività più efficiente e orientata al cliente».

Le applicazioni in farmacia

Le applicazioni operative e di business dell’AI sono: previsione della domanda e gestione dell’inventario, sistemi di automazione, personalizzazione del servizio al cliente e marketing predittivo, supporto decisionale e ottimizzazione del prezzo, ottimizzazione del listino prodotti e posizionamento all’interno del negozio, generative AI per la comunicazione.

Fondamentale, e lo ha sottolineato il presidente di Federfarma Piemonte Massimo Mana, è integrare nel gestionale l’intelligenza artificiale. Lui lo sta già facendo con il sistema Roistar creato dal collega Eugenio Mealli, di cui vi racconteremo nel prossimo numero. «L’importante è non delegare troppo ad altri soggetti, come i grossisti, alcune funzioni di controllo perché, per esempio, i sistemi di gestione scorte e di ottimizzazione del magazzino devono essere al servizio della farmacia, prima di tutto».

E al servizio della farmacia è stata anche la bella relazione sugli studi internazionali sull’evoluzione del farmacista e della farmacia di Francesca Baratta, ricercatrice alla facoltà di Farmacia dell’Università di Torino, che ne scriverà nel 2025 in una rubrica ad hoc su iFarma Digital.

Il convegno si è poi concluso dopo un intervento dei “masterizzanti” come li ha affettuosamente chiamati Paola Brusa, sulle capacità di Chat Gpt nel consiglio a banco e con la consegna dei diplomi, ricordando Chiara Colombo, la figlia del direttore di Federfarma Torino, mancata a otto anni per una patologia oncologica e a cui è dedicato il master. Il giorno dopo grande festa con intitolazione della sala convegni allo storico presidente di Federfarma Torino Luciano Platter, scomparso la scorsa estate.

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