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Obesità: combattere lo stigma per curarla

L'INIZIATIVA

Obesità: combattere lo stigma per curarla

Una vera e propria patologia, troppo spesso derubricata a colpa, che colpisce sei milioni di italiani di ogni età. Con Iris Zani, presidente dell’associazione Amici Obesi, facciamo il punto sulle iniziative di sensibilizzazione e informazione promosse in farmacia

6 febbraio 2025

di Claudio Buono

L’obesità è una condizione diffusa in tutto il mondo, al punto da rappresentare una delle principali emergenze sanitarie a livello globale. L’allarme riguarda anche il nostro Paese, con sei milioni di pazienti di ogni età interessati da quella che, lungi dall’apparire come un mero problema estetico, è una vera e propria patologia che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita e come tale va trattata. «Molti però, ancora oggi la giudicano semplicemente come una colpa, tanto che persiste un autentico stigma nei confronti di chi ha “chili di troppo”», dichiara Iris Zani, presidente di “Amici Obesi Onlus”, associazione nata nel 2005 per combattere i molti pregiudizi su questa malattia e per dare supporto e informazioni ai pazienti, aiutandoli nella scelta delle possibili modalità di cura per affrontarla. «È una convinzione molto radicata non solo nell’opinione pubblica ma purtroppo anche tra gli operatori sanitari, ancora persuasi che l’obesità sia quasi sempre imputabile agli eccessi a tavola e a uno stile di vita sedentario. Ciò impedisce a molti medici di avere una considerazione diversa della malattia e di creare un rapporto empatico con i propri pazienti che consenta di intervenire con un’opportuna terapia».

Verso un riconoscimento della malattia

«Qualcosa comunque sta cambiando», afferma la presidente. «Per questo, in qualità di associazione e gruppo interparlamentare ci siamo impegnati a livello istituzionale per il riconoscimento dell’obesità in quanto malattia e per il diritto alla cura, anche in considerazione dell’arrivo di nuove terapie farmacologiche che ampliano le opportunità di trattamento della patologia». E aggiunge Zani: «Un primo, importante passo è stato fatto lo scorso dicembre con il via libera all’emendamento previsto in Finanziaria e presentato da Roberto Pella, capogruppo per Forza Italia in Commissione bilancio, tesoro, programmazione della Camera dei deputati, che istituisce un fondo dedicato alla prevenzione e cura dell’obesità, con una dote di circa tre milioni di euro in tre anni. Il passo successivo è l’attesa approvazione del Disegno di Legge di iniziativa Pella in tema, che dovrebbe far rientrare la patologia nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, e dare così la possibilità a un maggior numero di persone di potersi curare adeguatamente anche nel lungo periodo».

Cure gratuite, ma non sempre

Allo stato attuale, In Italia esistono differenti livelli assistenziali per l’obesità. Quella grave prevede come soluzione la chirurgia bariatrica, basta su diversi tipi di intervento dispensati dal Servizio sanitario nazionale. Diverso il discorso per gradi di obesità meno elevati, che non sono assistiti a livello pubblico, onde per cui il paziente il più delle volte non sa a chi rivolgersi per affrontare il problema. «Quello che noi riteniamo importante è che la persona con obesità si rivolga a strutture multidisciplinari riconosciute dalle società scientifiche», tiene a precisare Zani. Che aggiunge come nel nostro Paese ve ne siano di eccellenti, in grado di prendere in carico il paziente a 360 gradi, vale a dire con un approccio che prenda in considerazione sia la parte organica sia quella comportamentale-psicologica come punto saliente nel trattamento di questa malattia. Nello specifico della chirurgia, poi, la raccomandazione è di affidarsi sempre a centri di eccellenza accreditati Sicob (Società della chirurgia dell’obesità).

Il contributo dei farmacisti

La nostra interlocutrice ritiene che il farmacista, come figura sanitaria di primo piano, possa essere di grande aiuto al paziente con obesità. «Come associazione partecipiamo a campagne di sensibilizzazione destinate proprio ai farmacisti per favorire la prevenzione e l’educazione sanitaria sul tema. Prova ne sono le due iniziative “Obesità. Non ignorarla, affrontiamola insieme” e “ObeCare”, promosse rispettivamente da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma e da Fenagifar e Utifar, con il contributo non condizionante di Lilly. Da gennaio di quest’anno, nelle farmacie aderenti, gli operatori sono a disposizione del pubblico per informarlo e sensibilizzarlo sulla malattia attraverso consulenze personalizzate e questionari per la valutazione dei rischi, e per diffondere una cultura della prevenzione attraverso l’adozione di stili di vita più salutari.

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