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Rapporto Lea 2023: Regioni in forte disparità

IL RAPPORTO

Rapporto Lea 2023: Regioni in forte disparità

Dai numeri relativi ai Livelli essenziali di assistenza resi noto dal ministero emergono significative differenze regionali. Bene le Regioni del nord, in affanno il sud. Ma le criticità maggiori sono distribuite tra Valle d’Aosta, Abruzzo, Liguria, Molise e Basilicata

13 marzo 2025

di Carlo Buonamico

Il ministero della Salute ha reso noti i risultati del rapporto sui Livelli essenziali di assistenza (Lea) per l’anno 2023, che evidenziano forti disparità tra le diverse Regioni italiane nella qualità dei servizi sanitari offerti. A livello nazionale, i risultati sono contrastanti, con alcune Regioni che raggiungono punteggi eccellenti, mentre altre evidenziano carenze significative.

I dati regionali
Le Regioni del Nord Italia si confermano le più performanti. In particolare, la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, l’Emilia-Romagna e la Toscana hanno superato la soglia di sufficienza in tutte le macroaree. La Lombardia, per esempio, ha registrato punteggi superiori a 60 (valore minimo per la sufficienza, su un massimo di 100) in ogni categoria, con 95 punti in prevenzione, 76 in assistenza distrettuale e 86 in assistenza ospedaliera. La Toscana ha ottenuto punteggi altrettanto elevati, con 95 in prevenzione, 95 in distrettuale e 96 in ospedaliera. Anche altre Regioni del Nord, come il Friuli Venezia Giulia (81 in prevenzione, 81 in distrettuale, 73 in ospedaliera) e l’Emilia-Romagna (97 in prevenzione, 89 in distrettuale, 92 in ospedaliera), hanno ottenuto buoni risultati. La Provincia Autonoma di Trento si distingue con punteggi eccellenti: 98 in prevenzione, 83 in distrettuale e 97 in ospedaliera.

Se le Regioni del Nord si confermano ai vertici, il Sud Italia continua a faticare. La Calabria, per esempio, ha registrato punteggi preoccupanti in tutte e tre le aree, con 41 in prevenzione, 40 in distrettuale e 69 in ospedaliera. La Sicilia non è da meno, con punteggi di 49 in prevenzione, 44 in distrettuale e 80 in ospedaliera. Anche la Campania ha mostrato difficoltà, con punteggi inferiori alla sufficienza in distrettuale (72) e ospedaliera (72).

Le criticità maggiori, però, sono emerse in Valle d’Aosta, Abruzzo, Liguria, Molise e Basilicata, che hanno ottenuto punteggi insufficienti in almeno una delle macroaree. In particolare, la Valle d’Aosta ha ottenuto 77 in prevenzione, ma solo 35 in distrettuale e 53 in ospedaliera, segnando un significativo gap nei servizi sanitari.

Tabella 1. NSG 2023, punteggi indicatori CORE

Tabella 1. NSG 2023, punteggi indicatori CORE. In rosso i valori inferiori a 60 punti (soglia di sufficienza), in verde i valori uguali o superiori.
In rosso i valori inferiori a 60 punti (soglia di sufficienza), in verde i valori uguali o superiori.

Le reazioni della politica

I risultati del rapporto hanno suscitato numerose reazioni delle istituzioni. «La sanità della Toscana si conferma ai vertici nazionali e questo è un grande riconoscimento della qualità del lavoro delle nostre professioniste e professionisti», commentano con soddisfazione il presidente Eugenio Giani e l’assessore al Diritto alla salute Simone Bezzini. «Il dato più importante, evidenziato da numeri, è il significativo miglioramento nelle aree prevenzione e ospedaliera. E lo è ancora di più alla luce della fase difficile che stiamo vivendo, in cui il sottofinanziamento da parte del Governo si fa sentire in maniera forte».

Caustica invece la reazione del governatore della Lombardia, Attilio Fontana. Nonostante i buoni risultati conseguiti dalla sua Regione ha infatti dichiarato, come riporta l’Ansa, che «i parametri indicati non hanno niente a che vedere con il funzionamento della sanità, sono cose cervellotiche che hanno l’obiettivo di penalizzarci. Sono dati che si fondano su questioni che non c’entrano niente, codici interpretabili in differenti modi, tra diverse aziende sanitarie e Regioni. Non può essere questo il metodo di giudizio del funzionamento della sanità».

Positivo, nonostante i risultati non proprio ottimali, anche il presidente della Calabria Roberto Occhiuto. Secondo cui «c’è ancora chiaramente molto da fare, ma il punteggio dei livelli essenziali di assistenza dal 2022 al 2023 in Calabria è cresciuto e noi ci aspettiamo che cresca ancora nel 2024». Riporta ancora l’Ansa: «Mi conforta la circostanza che mentre purtroppo in tutte le Regioni d’Italia c’è uno scadimento del sistema sanitario, un peggioramento nei livelli essenziali di assistenza, in Calabria c’è una tendenza opposta, si va a migliorare».

Soddisfatto invece il presidente del Veneto Luca Zaia, che ha dichiarato: «In un momento storico in cui uno degli obiettivi è la deospedalizzazione e l’integrazione ospedale-territorio, molto gratificante è il primato assoluto, 95,6, a livello nazionale nella sanità distrettuale. Ma anche l’elevato risultato, 97,5, nella prevenzione riconosce la positiva efficacia di un sistema in cui gli screening per le varie patologie garantiscono diagnosi precoci e, quindi, percorsi di cura più adeguati».

I risultati del monitoraggio dei Lea mostrano l’urgenza di un impegno a livello nazionale per ridurre le disuguaglianze nell’erogazione dei servizi sanitari. Sebbene alcune Regioni siano riuscite a mantenere alti standard di qualità, altre, soprattutto nel Sud, necessitano di interventi urgenti per garantire che ogni cittadino italiano possa accedere a cure tempestive e adeguate, senza disparità legate alla zona di residenza.

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