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Le farmacie, dove sociale e sanità si incontrano

LA SOLIDARIETÀ

Le farmacie, dove sociale e sanità si incontrano

Il Terzo settore è fondamentale, a fianco del Ssn, nella tutela della salute delle persone più fragili. E i farmacisti sono l’unica categoria professionale impegnata in un’attività caritatevole a livello nazionale. Se ne è parlato alla presentazione del libro “Tra le crepe dell’universalismo” organizzata dal Banco farmaceutico

3 aprile 2025

di Laura Benfenati

Splendida la cornice – la Biblioteca Ambrosiana, nel cuore di Milano, dove un tempo sorgeva il Foro romano – e molto interessante il convegno organizzato dal Banco Farmaceutico per presentare il libro Tra le crepe dell’universalismo, a cura di Luca Pesenti e Giancarlo Rovati, edito da il Mulino, con prefazione di Stefano Zamagni.

«La centralità dell’Ambrosiana, per chi vuole bene a Milano, non è orientata al passato», ha esordito monsignor Francesco Braschi, viceprefetto dell’Ambrosiana, aprendo i lavori in una sede tanto carica di storia quanto proiettata nel futuro, sulle orme del suo fondatore, il cardinale Federico Borromeo. E il futuro è innanzitutto tutela della salute, prima ancora della scuola e del lavoro, come ha sottolineato l’ex ministro della Salute Maria Pia Garavaglia: «La tutela della salute è un diritto umano. Deve valere per tutti quelli che sono in Italia, anche per gli invisibili». Il principio universalistico del Servizio sanitario nazionale è messo a dura prova dai pochi finanziamenti e dalle disparità territoriali: «A Torino ci sono tre anni di differenza nell’aspettativa di vita tra il centro e la periferia, mentre tra Nord e Sud si arriva a cinque. La salute è un diritto fondamentale che deve essere finanziata più di scuola e lavoro». Garavaglia ha anche rivolto un appello al Terzo Settore: «È fondamentale ed è protagonista di una visione, ma deve accettare il controllo pubblico, che serve a evitare sprechi. Oggi si governa soltanto con i dati».

L’attività del Banco Farmaceutico

E i dati del Banco Farmaceutico ci raccontano quanto si fa e quanto ci sia ancora da fare: quest’anno sono stati raccolti 652.961 farmaci nelle Giornate 2025, ma ne sarebbero serviti più di un milione, come ha raccontato il presidente Sergio Daniotti. Il Banco ha inoltre recuperato 341.791 farmaci validi (al di fuori delle Giornate di raccolta) nel 2024, servendo 2.000 enti assistenziali. Daniotti ha sottolineato il paradosso di un’organizzazione nata per colmare le falle del sistema: «Raccogliamo tanti farmaci, ma se tutto funzionasse nessuno dovrebbe avere bisogno di noi. Siamo cresciuti per le emergenze, con la guerra in Ucraina, con la pandemia. Durante il Covid siamo intervenuti e ringraziamo la Regione Lombardia per aver messo a disposizione 100.000 euro in farmaci». Pubblico e Terzo settore che collaborano in modo sinergico è la via da percorrere per ottimizzare risorse e benefici, lo ha sottolineato anche Giuliano Salvioni, presidente dell’Associazione Banco Farmaceutico Milano, ricordando che «oggi un quinto delle prestazioni sanitarie è offerto dalla rete no-profit, che è quella che incontra i fragili. Il valore del Banco sta anche nell’unire risorse profit e no-profit. E i farmacisti sono l’unica categoria professionale impegnata in un’attività caritatevole a livello nazionale».

Una rete integrata

Luca Pesenti, professore associato di Sociologia generale all’Università cattolica del Sacro Cuore, ha spiegato: «Il nostro servizio sanitario è universalistico e per molto tempo si è pensato che la povertà sanitaria non potesse esistere. Oggi la spesa sanitaria pubblica pro capite è tra le più basse in Europa. La privatizzazione è soprattutto di spesa: il 60 per cento della spesa sanitaria dei poveri è dedicata ai farmaci. Il 31 per cento dei poveri rinuncia o rinvia le cure contro il 15 per cento dei non poveri». Il tema è anche culturale: «I migranti, per esempio, spesso manifestano diabete perché prima di venire nel nostro Paese non avevano mai mangiato pasta». La vera sfida è l’integrazione del Terzo settore con l’Ssn: «Dobbiamo riconoscere che esiste una rete importante, e integrarla con il servizio sanitario, lo stiamo sperimentando con le case di comunità. Serve passare da un’uguaglianza formale a un principio di equità, in cui la fiducia diventa centrale». «La fiducia oggi è fragile», ha detto Erika Mallarini, docente alla Sda Bocconi. «Il cittadino si affida al sistema, ma non c’è fiducia tra pubblico, privato e Terzo settore. Il Terzo settore guarda gli altri come non valoriali, gli altri lo vedono come inefficiente. Dobbiamo creare occasioni di incontro in cui ci si ascolta».

L’impegno dei farmacisti

«A oggi hanno aderito al Banco più della metà delle 3.040 farmacie lombarde», ha raccontato la presidente di Federfarma Lombardia Annarosa Racca. «Il Banco però non vive soltanto nella Giornata di raccolta, ma ogni giorno con i tanti farmaci validi raccolti nelle farmacie e con l’attività dei farmacisti volontari». Un concetto rafforzato dal presidente Fofi Andrea Mandelli: «I colleghi continuano a partecipare. È un’epidemia buona e contagiosa».

Costantina Regazzo, di Fondazione Progetto Arca, ha spiegato: «Il Banco ci ha sostenuto tantissimo. Le famiglie in povertà rinunciano alla salute preventiva. Oggi assistiamo 1.850 persone con 300 collaboratori e 500 volontari. Collaboriamo con le farmacie, luoghi dove sociale e sanità si incontrano».

E, aggiungiamo noi, le farmacie, presidi di prossimità per definizione, potrebbero essere non soltanto luogo di raccolta farmaci ma protagoniste di sperimentazione e incontro tra Ssn e Terzo settore, molto più delle case di comunità.

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