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Una farmacia solidale al servizio dei più fragili

LA SOLIDARIETÀ

Una farmacia solidale al servizio dei più fragili

L’Associazione San Fedele a Milano assiste oltre 7.000 persone l’anno grazie a una rete di volontari e al supporto di Banco farmaceutico. Il progetto trasforma il recupero dei medicinali in un gesto concreto di vicinanza, garantendo cure essenziali a chi vive in condizioni di fragilità economica e sociale

19 febbraio 2026

di Stefania Cifani

Circa 65 volontari, per oltre 7.000 accessi all’anno, si occupano della dispensazione di farmaci essenziali, della gestione di un ambulatorio medico e di un bar. Il tutto nel centro di Milano. Si tratta dell’Associazione San Fedele ODV, che opera nell’ambito dell’assistenza sanitaria alle persone in condizioni di fragilità sociale ed economica.

Le origini di questa realtà risalgono al 1948, quando il cardinale Schuster affidò al parroco di San Fedele il compito di organizzare un servizio di assistenza sanitaria per le persone povere e malate; l’attività di Assistenza Malati Poveri (AMP), così denominata, è poi proseguita fino al 1996. Nel 2008 i Gesuiti hanno avviato una riorganizzazione strutturata del servizio, introducendo una figura di coordinamento e una responsabile farmacista. Da questo percorso è nata l’attuale Associazione San Fedele ODV, formalmente costituita come onlus, che ha come attività primaria la distribuzione di medicinali a persone in difficoltà. A questa, nel tempo, si sono affiancati anche altri servizi, come l’ambulatorio medico.

Spiega Silvia Testori, coordinatrice sanitaria: «Il volontariato rappresenta una componente centrale dell’attività, sia nella relazione con il pubblico sia nelle fasi di gestione interna, come lo smistamento e l’organizzazione dei farmaci quando il servizio non è aperto. L’attività di recupero dei medicinali rappresenta uno degli aspetti più delicati e complessi. A questo fine il Banco Farmaceutico svolge un ruolo fondamentale, anche come tramite con le aziende farmaceutiche per le quali la donazione diretta è difficoltosa».

La raccolta

I farmaci – ma anche prodotti dermatologici, parafarmaceutici e paracosmetici – sono per il 70 per cento recuperati dalla società civile, in collaborazione con il Banco Farmaceutico, per il 7 per cento acquistati e per il 23 per cento donati dal Banco Farmaceutico, sia nella Giornata di Raccolta del Farmaco sia grazie ai rapporti di relazione che il Banco Farmaceutico ha con le aziende farmaceutiche. «I medicinali – continua Testori – provengono anche da donazioni private e da oltre 12 anni è inoltre attivo un progetto di recupero di farmaci ancora validi, in collaborazione con circa 50 farmacie milanesi; un servizio esteso anche ad altre città italiane».

Dal punto di vista normativo, fino a poco tempo fa l’associazione operava in una situazione definibile come “ibrida”. Con l’approvazione, lo scorso dicembre, della Legge Regionale 4 dicembre 2025, n.17 (Disposizioni regionali per il contrasto alla povertà sanitaria e la promozione e il sostegno delle attività solidali di recupero e donazione di medicinali, prodotti farmaceutici, beni e altri presidi sanitari invenduti o inutilizzati) viene regolamentato il recupero del farmaco valido dalla società civile e dalle aziende. «Si è evidenziata una nuova sensibilità nel recupero di beni sanitari e farmaci da redistribuire alle persone fragili attraverso le associazioni del terzo settore che fanno questo da anni, come noi. Per il 2026, San Fedele farà parte di questa sperimentazione della Regione Lombardia, in rete con altre realtà simili» prosegue Testori.

Attività farmaceutica e presa in carico

Attualmente l’Associazione conta 65 volontari per il servizio di distribuzione, tra cui 20 farmacisti, cinque medici e altre persone formate per il controllo dei farmaci. Si registrano circa 2.700 persone che accedono almeno una volta all’anno, per un totale di circa 7.300 accessi annuali. I farmaci più frequentemente erogati sono medicinali da banco e di automedicazione, ma l’intervento si estende anche a persone provenienti dal Pronto soccorso per cure urgenti ed essenziali.

Spiega Tommaso De Filippo, direttore dei servizi: «L’accesso avviene sempre tramite un colloquio iniziale, finalizzato a comprendere il grado di difficoltà della persona. Spesso il bisogno espresso è di tipo farmaceutico, ma dal primo contatto emergono anche altre problematiche sanitarie e sociali. Si tratta di un presidio molto importante, che consente un accesso più semplice rispetto al medico. Qui la figura del farmacista riveste un ruolo centrale: le persone arrivano con un bisogno primario, magari non chiaro, che il farmacista è in grado di intercettare e comprendere».

L’ingresso dei volontari nell’Associazione avviene attraverso un percorso che comprende colloquio, osservazione e una fase di prova. Il sostegno economico deriva da bandi comunali, bandi ATS, Fondazioni, i cui fondi vengono utilizzati anche per l’assunzione – a tempo parziale – di psicologi, assistenti sociali ed educatori, e da donazioni private.

Non solo farmaci

L’Associazione offre anche visite ambulatoriali specialistiche, tra le quali quelle ortopediche, e interventi specifici come il trattamento della scabbia. Inoltre, è presente uno sportello di educazione sanitaria, il servizio degli Avvocati di Strada e un servizio di sostegno psicologico, coadiuvato dall’assistente sociale, per il reinserimento sociale di persone in difficoltà socioeconomica. Un servizio di segreteria delle cure primarie, infine, aiuta le persone per la prenotazione di visite mediche, il cambio del medico e per la tutela dei diritti sanitari.

Prosegue De Filippo: «Sono attive anche iniziative culturali e sociali: un bar aperto alcune ore la sera dove è possibile incontrarsi e consumare bevande analcoliche, attività legate a BookCity svolte insieme alle persone senza dimora, laboratori di medicina narrativa e proposte artistiche, con l’obiettivo di valorizzare il “qui e ora” e favorire processi di percezione e consapevolezza. Vedo il volontariato come mezzo per prendersi cura della propria città; la presenza di una realtà che si occupa delle persone più fragili nel centro di Milano rappresenta un segnale importante, e permette di far arrivare persone da altri contesti».

Chi può accedere e quando?

Accedono al servizio sia persone straniere senza permesso di soggiorno, che per legge non possono avere un medico di medicina generale, sia cittadini italiani. In particolare, negli ultimi anni – e in modo più marcato dopo la pandemia da Covid-19 – è aumentata la presenza di italiani con difficoltà economiche, persone anziane e soggetti integrati ma in condizioni di vulnerabilità.

«Il servizio è aperto al pubblico il lunedì e il mercoledì mattina, oltre al giovedì pomeriggio. Le persone arrivano prevalentemente tramite passaparola, ma anche attraverso i servizi sociali del Comune di Milano, strutture ospedaliere, Pronto soccorso, o altre associazioni di volontariato come NAGA o Emergency, con cui collaboriamo attivamente» conclude De Filippo.

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