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Il ruolo delle farmacie nel modello di sanità lombardo

IL CONVEGNO

Il ruolo delle farmacie nel modello di sanità lombardo

La prevenzione vaccinale è pilastro della sanità pubblica regionale e il contributo delle farmacie si è rivelato prezioso per accrescere cultura e accessibilità della vaccinazione

5 marzo 2026

di Laura Benfenati

Vaccinare di più ed educare, accrescendo la cultura della vaccinazione: molto è stato fatto in Lombardia, Regione sicuramente modello in quest’ambito, ma molto c’è ancora da fare. E le farmacie sono sempre più preziose su entrambi i fronti: possono svolgere una fondamentale funzione di sensibilizzazione ma anche rendere più accessibili e semplici le vaccinazioni.

Se ne è discusso in Regione Lombardia al convegno. “La prevenzione vaccinale come pilastro della Sanità pubblica regionale. La farmacia dei servizi nella governance territoriale”, promosso dalla rivista di politica sanitaria regionale Rh+ Regional health, con il contributo non condizionante di GSK e MSD.

In Lombardia 3,4 milioni di persone convivono con patologie croniche, il 23,4 per cento della popolazione è oggi over 65 e, fra meno di 30 anni, questa percentuale salirà al 32,4 per cento. In questo quadro demografico- epidemiologico la vaccinazione rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione primaria a protezione dall’insorgenza di ulteriori condizioni patologiche nei segmenti di popolazione più fragili.

«Rafforzare le politiche vaccinali significa tutelare le famiglie, ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure e sostenere la coesione sociale», ha dichiarato Emanuele Monti, presidente della Commissione Welfare di Regione Lombardia. «La prevenzione non è solo una scelta sanitaria ma una responsabilità collettiva che richiede il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema. In passato talvolta è prevalso il corporativismo ma in quest’ambito se si offre il servizio più vicino al paziente i risultati sono migliori».

Il vicepresidente della Regione Lombardia e assessore al Bilancio Marco Alparone è partito dalla sua esperienza di farmacista per sottolineare quanto sia centrale il paziente nella sanità lombarda: «Il modello lombardo ha come principale obiettivo ridurre le diseguaglianze dei cittadini ed è esportabile in tutto il Paese. Lo caratterizza il mettere al centro il paziente più che l’offerta dei servizi, che non sempre genera una domanda appropriata. I percorsi di prevenzione comportano l’educazione del paziente e il ruolo dei farmacisti e delle farmacie è fondamentale per raggiungere questo obiettivo e per rendere accessibile, vicina, facile la vaccinazione. Molti passi avanti sono stati fatti in questa direzione, ora dobbiamo uscire da una logica di stagionalizzazione della vaccinazione, dobbiamo ampliare ulteriormente i numeri». Da assessore al Bilancio Alparone ha poi sottolineato la questione della sostenibilità: «Un tetto di spesa sulla prevenzione non è logico perché la prevenzione genera salute: più si investe in quell’ambito, più si garantisce sostenibilità al nostro sistema sanitario universalistico. Senza investimenti in prevenzione il sistema non può reggere, con la curva demografica che ben conosciamo. Oggi è importante aver vinto una battaglia culturale, aver fatto comprendere che la vaccinazione è un bene primario. La sfida sarà vinta totalmente quando aumenteremo i numeri e riusciremo ad arrivare davvero a tutti, a garantire un servizio di salute collettivo».

Il ruolo delle farmacie

«La Lombardia è una Regione trainante sotto il profilo sanitario e i farmacisti, forti dei loro 800 anni di storia sono sempre stati in grado di modulare la loro attività in base alle necessità della gente», ha detto il presidente Fofi Andrea Mandelli. «E siamo disponibili, accessibili, non serve un appuntamento per parlare con il proprio farmacista di fiducia. La farmacia dei servizi, dopo una sperimentazione durata 20 anni, è oggi finalmente patrimonio del Servizio sanitario e tutte le vaccinazioni comprese nel piano vaccinale possono essere effettuate in farmacia. Noi come categoria dobbiamo lavorare meglio e di più con i colleghi che ancora non se la sentono di vaccinare».

I farmacisti sono stati pionieri in Lombardia nella prevenzione, basti pensare che il primo screening al colon-retto risale al 1993, come ha raccontato la presidente di Federfarma Lombardia Annarosa Racca: «Oggi si effettuano vaccinazioni in una farmacia su due, in futuro dovranno vaccinare tutte. Dal mese di maggio partiremo con l’anti Hpv e poi con l’antitetanica. Prossimità e semplificazione dei percorsi di accesso favoriscono un maggior ricorso alle vaccinazioni, contribuendo nel contempo a ridurre la pressione sui centri vaccinali». Molto apprezzata l’opinione del medico di medicina generale Doriana Bertazzo, segretario provinciale di Mantova della Fimmg: «Chiunque vaccina per noi va bene, l’importante è ampliare la vaccinazione». E Maria Vitale, responsabile dei programmi per la Salute di Cittadinanzattiva, ha sottolineato quanto l’offerta di prevenzione non sia uniforme su tutto il territorio nazionale e quanto sia preziosa nelle farmacie rurali.

Quanto costa non vaccinare?

Andrea Marcellusi, presidente dell’International Society of PharmaEconomics and Outcome Research, ha raccontanto quanto costa al Paese non vaccinare: «10 miliardi di euro anno di costi indiretti per perdita di produttività della mancata vaccinazione. Basti pensare che ogni ora di malattia costa 41 euro: la prevenzione primaria è un investimento, per ogni euro speso in vaccini il Pil recupera 18 euro di investimento. Investire su un giovane porta ai risultati migliori sia sulla salute sia dal punto di vista economico. Un esempio? Il tumore della cervice uterina diagnosticato tardivamente costa al Ssn 45.000 euro, con la vaccinazione si evita».

La vaccinazione come percorso di cura…

Paolo Bonfanti, direttore della Struttura complessa di malattie infettive presso la Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza, ha sottolineato quanto la vaccinazione faccia parte del percorso di cura: spesso chi ha eventi infettivi gravi non riesce più a stare bene come prima. Molto importante è poi il tema dell’antimicrobico resistenza: «Vaccinando preveniamo le infezioni e portiamo alla riduzione dell’utilizzo degli antibiotici. Oggi la vaccinazione riguarda tutto il percorso della vita, non soltanto l’infanzia, è molto importante negli anziani e nei fragili. Nei bambini in Italia abbiamo raggiunto i target – basti pensare a cosa accade negli Stati Uniti con l’epidemia di morbillo – sugli anziani e sui fragili non è così. Per esempio, contro l’influenza dovrebbe vaccinarsi il 75 per cento degli ultra sessantacinquenni, siamo al 50 per cento».

… e come prevenzione oncologica

Durante i lavori attenzione particolare è stata dedicata anche alla prevenzione dell’Hpv come leva fondamentale nella lotta ai tumori ginecologici, in particolare di quelli responsabili della gran parte dei tumori della cervice uterina. Secondo Massimo Origoni, responsabile del Centro Diagnostico Oncologico Ginecologico dell’UO di Ginecologia e Ostetricia dell’Irccs San Raffaele di Milano, «La vaccinazione contro l’Hpv rappresenta oggi uno degli strumenti più potenti di prevenzione oncologica primaria. Basti pensare che il papilloma virus è coinvolto nel tumore orofaringeo, quello del cavo orale, nel tumore di endometrio, ano, vagina, vulva… Incrementare le coperture vaccinali significa ridurre in modo concreto l’incidenza di tumori evitabili e proteggere le future generazioni. L’opzione farmacia del territorio è preziosissima e dobbiamo coglierla».

All’ultima tavola rotonda della giornata, con gli esempi virtuosi delle farmacie dell’Ats Brianza e dell’Ats Insubria, dedicheremo uno specifico articolo la prossima settimana.

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