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Colite ulcerosa, passi avanti verso una presa in carico più completa

L'INIZIATIVA

Colite ulcerosa, passi avanti verso una presa in carico più completa

Oltre 250mila pazienti convivono con le malattie infiammatorie intestinali, ma tra carenza di Pdta, scarso supporto psicologico e integrazione limitata tra servizi, il percorso resta disomogeneo. La campagna “Io esco” rilancia un approccio più personalizzato e coordinato

19 marzo 2026

di Rossella Gemma

In Italia oltre 250mila persone convivono con la colite ulcerosa e le malattie infiammatorie croniche intestinali, una realtà che non è “residuale”, ma riguarda una parte significativa della popolazione. Il tema è stato al centro di un confronto istituzionale nel corso della presentazione della campagna “Io esco” – promossa da Alfasigma in collaborazione con Amici Italia e il patrocinio di IG-IBD – tenutasi il 12 marzo a Roma, dove esperti, istituzioni e associazioni hanno discusso della necessità di migliorare la presa in carico dei pazienti.

Il bisogno di un supporto che vada oltre la terapia

A evidenziare numeri e portata del problema è stato il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, che ha sottolineato l’importanza dell’attenzione verso le problematiche dei pazienti e l’impegno da assumere nei loro confronti («Abbiamo il dovere di occuparci di loro»), anche dal punto di vista psicologico.

Non sono solo i sintomi fisici a pesare infatti, ma anche le conseguenze emotive e sociali della malattia. A sottolinearlo è stato Salvo Leone, direttore generale di Amici Italia, che rappresenta i pazienti a livello nazionale. Dai dati presentati emerge, infatti, che il 97 per cento dei pazienti vorrebbe un supporto psicologico, ma due su tre non l’hanno mai ricevuto. Un divario che mette in luce i limiti di un sistema ancora troppo focalizzato sull’aspetto clinico. Per questo, ha spiegato Leone, la campagna punta a cambiare prospettiva: «“Io esco” significa uscire dalla focalizzazione sull’organo e considerare il paziente nella sua interezza».

Un sistema ancora troppo disomogeneo

Nonostante i progressi della medicina, la gestione della colite ulcerosa in Italia resta ancora disomogenea. In alcune Regioni esistono percorsi strutturati e centri specializzati, mentre in altre i pazienti incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alle cure. Uno dei problemi principali è la carenza dei Pdta (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali), fondamentali per garantire continuità e uniformità nell’assistenza. Senza questi strumenti, il rischio è una presa in carico frammentata e meno efficace, con percorsi poco chiari e discontinui che possono incidere negativamente sia sui tempi di diagnosi sia sulla qualità delle cure offerte ai pazienti.

L’integrazione tra ospedale e territorio

Un altro nodo riguarda il collegamento tra ospedali e servizi territoriali. Secondo gli esperti, una maggiore integrazione tra medici di base, specialisti e strutture sanitarie permetterebbe di rendere il percorso del paziente più rapido e coordinato. La mancanza di una rete efficiente può infatti tradursi in ritardi nella diagnosi e nella gestione della malattia, aumentando il disagio per chi ne soffre. Accanto all’organizzazione dei servizi, emerge anche la necessità di terapie sempre più personalizzate. Come ha spiegato il gastroenterologo Edoardo Giovanni Giannini, «due pazienti non sono mai uguali», e proprio per questo è necessario costruire percorsi su misura. Un approccio multidisciplinare, che coinvolga diverse figure professionali, può migliorare non solo l’efficacia delle cure, ma anche la qualità della vita dei pazienti.

Verso un modello più equo e umano

La sfida per il futuro è rendere il sistema sanitario più uniforme ed efficiente, riducendo le differenze territoriali e garantendo a tutti gli stessi standard di assistenza. «Abbiamo il dovere di occuparci di loro» è stato l’impegno ribadito durante tutto l’incontro, sottolineando l’importanza di un approccio che integri cura clinica, supporto psicologico e attenzione alla persona. In questa direzione, la campagna “Io esco” rappresenta un passo importante verso una sanità più moderna, capace di unire innovazione e umanità.

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