Dall’algoritmo al farmaco: la rivoluzione dell’AI in medicina
L'INNOVAZIONE
Dall’algoritmo al farmaco: la rivoluzione dell’AI in medicina

Scoprire una nuova molecola in pochi mesi invece che in anni. Analizzare milioni di cartelle cliniche in pochi minuti. Disegnare terapie su misura per ogni paziente. Non è fantascienza: è la nuova frontiera della medicina guidata dall’intelligenza artificiale. Come spiega il dossier “Intelligenza artificiale e salute” pubblicato da Aifa
26 marzo 2026
di Carlo Buonamico
L’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il mondo della salute e della ricerca farmaceutica. Secondo le stime più recenti, il mercato globale dell’AI applicata alla farmaceutica crescerà con un tasso annuo compreso tra il 40 per cento e il 43 per cento fino al 2030, segnando una delle accelerazioni più rapide nella storia dell’innovazione biomedica. Già oggi il 62 per cento delle aziende farmaceutiche utilizza sistemi di intelligenza artificiale nei propri reparti di ricerca e sviluppo, una percentuale destinata a crescere ulteriormente nei prossimi anni. L’obiettivo è chiaro: rendere la scoperta dei farmaci più veloce, precisa ed economicamente sostenibile.
Proprio alle sfide poste dall’uso dell’AI è dedicato il dossier dell’Agenzia Italiana del Farmaco “Intelligenza Artificiale e salute. Come l’IA sta rivoluzionando la ricerca farmaceutica, la medicina di precisione e il futuro della salute globale”, che illustra quello che sta avvenendo nei vari ambiti nei quali l’uso di questa tecnologia rivoluzionaria sta apportando un contributo determinante nel campo della salute.
Come l’AI cambia la ricerca
Nei laboratori “aumentati” dall’intelligenza artificiale, gli algoritmi analizzano enormi quantità di dati biologici e clinici per individuare target terapeutici – proteine o geni coinvolti in una malattia – e progettare nuove molecole in grado di colpirli con precisione.
Grazie alle reti neurali profonde, è possibile generare e valutare migliaia di molecole virtuali, analizzandone in anticipo efficacia, tossicità e modalità di assorbimento nel corpo umano. Questo permette di ridurre drasticamente tempi e costi rispetto ai metodi tradizionali. Il risultato è che i primi farmaci progettati con il supporto dell’AI stanno iniziando a entrare nella sperimentazione clinica. Molecole come rentosertib, sviluppata per la fibrosi polmonare idiopatica, hanno già superato le prime fasi di test sull’uomo, mentre altre – come REC-994 o DSP-1181 – sono in studio per patologie neurologiche e oncologiche. Sebbene nessun farmaco “nato dall’AI” sia ancora sul mercato, gli esperti ritengono che i primi potrebbero arrivare entro pochi anni.
La terapia diventa “su misura”
Un altro campo in cui l’intelligenza artificiale sta facendo la differenza è la medicina di precisione. L’AI consente di incrociare dati genomici e clinici per individuare la terapia più efficace per ogni persona, superando il tradizionale approccio “uguale per tutti”.
In oncologia, questo modus operandi permette già oggi di selezionare con maggiore precisione le terapie mirate, migliorando le probabilità di successo e riducendo gli effetti collaterali.
Trial clinici più veloci e intelligenti
Come è noto agli addetti ai lavori, uno dei principali ostacoli nello sviluppo dei farmaci è la sperimentazione clinica. Attualmente solo il 12 per cento dei programmi di sviluppo farmaceutico arriva all’approvazione finale, spesso a causa delle difficoltà nel reclutare i pazienti adatti agli studi. Gli algoritmi di AI stanno cambiando anche questa fase. Sistemi avanzati infatti possono:
- analizzare milioni di cartelle cliniche in pochi minuti
- individuare pazienti compatibili con criteri clinici complessi
- prevedere il rischio di fallimento di uno studio
In prospettiva, potrebbero diffondersi anche i “trial clinici virtuali”, basati su modelli digitali di pazienti su cui simulare l’effetto delle terapie prima di testarle nella realtà.
Il gemello digitale: il paziente simulato
Tra le innovazioni più promettenti dell’applicazione dell’AI alla salute emerge il concetto di “gemello digitale”. Si tratta di una replica virtuale di un paziente reale costruita integrando dati genetici, clinici, ambientali e le risposte osservate alle terapie. Questo modello digitale consente ai ricercatori di simulare l’evoluzione di una malattia o l’effetto di un trattamento prima della somministrazione reale. In pratica, è come avere un laboratorio virtuale in cui testare terapie personalizzate riducendo rischi e tempi della sperimentazione.
I gemelli digitali possono essere utilizzati per:
- prevedere il decorso di una patologia
- simulare diversi protocolli terapeutici
- personalizzare le cure prima dell’intervento clinico
Alcuni ospedali stanno già sperimentando questi sistemi in ambito cardiologico e oncologico, con risultati promettenti in termini di previsione clinica e ottimizzazione dei trattamenti.
L’industria farmaceutica diventa digitale
L’impatto dell’AI non riguarda solo la ricerca, ma l’intera filiera farmaceutica. Secondo analisi di settore, l’integrazione di processi digitali e AI può portare a una riduzione del 30 per cento del time-to-market, cioè il tempo necessario per portare un farmaco sul mercato, e del 25 per cento dei costi ingegneristici. Oltre a ciò, si potrà verificare anche un aumento fino al 40 per cento della produttività industriale.
Una medicina più veloce e più umana
Nonostante le numerose sfide etiche, soprattutto legate alla gestione dei dati sanitari, il potenziale dell’intelligenza artificiale è enorme. Gli esperti parlano di una medicina capace di diventare più predittiva, personalizzata e partecipativa, con l’obiettivo finale di ottenere il farmaco giusto, per la persona giusta, al momento giusto.