In rete si lavora meglio
THE NETWORK’S ROAD
In rete si lavora meglio
Più efficienza nella gestione quotidiana, maggiore capacità di risposta ai bisogni dei pazienti e tempo da reinvestire nelle attività più professionali: dalla tavola rotonda dedicata ai titolari di farmacia, all’interno dell’evento organizzato da iFarma a Milano il 20 maggio, emerge il valore concreto del lavoro in network
21 maggio 2026
di Laura Benfenati
Strumenti nuovi, organizzazione migliore e soprattutto tanto tempo guadagnato: se si è in rete si lavora meglio e ci si può dedicare ad attività più professionalizzanti come un consiglio al banco basato su un protocollo oppure il laboratorio galenico.
C’è grande convinzione di aver fatto la scelta giusta nei cinque farmacisti titolari che hanno partecipato alla nostra tavola rotonda a The Network’s Road, l’evento che iFarma dedica alle reti di farmacisti indipendenti. Aderire a una rete per un titolare non è certo più una scelta soltanto commerciale – compro e vendo meglio – ma una scelta strategica, di evoluzione della propria farmacia
Un cambio di paradigma
Per Matteo Cattaneo, di Magenta, l’esperienza con Apoteca Natura ha rappresentato soprattutto uno switch culturale: «Condivido pienamente i valori e la visione strategica di lungo termine di questo network che mette la persona al centro». Un approccio che gli ha consentito di “uscire dalla guerra di prezzo” per spostare il focus sulla relazione con cliente e paziente: «Nel tempo, il network mi ha fornito strumenti concreti per tradurre questa filosofia nella pratica quotidiana: protocolli di consiglio, servizi di prevenzione, promemoria terapeutici e medicina narrativa. Oggi non riesco a immaginare la mia farmacia al di fuori da Apoteca Natura».
Anche Marco Bruttomesso, di Crema, descrive il percorso di adesione a un network (BENU Farmacia franchising) come una risposta all’evoluzione del mercato e alla crisi delle certezze tradizionali: «Sono la nona generazione di farmacisti e sono cresciuto nella convinzione che il mio mondo fosse immodificabile», racconta. Con passare degli anni, però, la trasformazione del settore e le difficoltà operative lo hanno portato a riconsiderare il modello gestionale della farmacia: «L’incontro con BENU è nato inizialmente in modo graduale, con l’inserimento del listino a video, ma si è evoluto quando il network ha saputo intercettare il mio senso di frustrazione legato al tempo perso dietro agli acquisti e ad altri lavori poco remunerativi. Da lì la scelta di affiliarmi a un player organizzato, non invadente e propenso al win-win».
La gestione semplificata
Per Stefano Keim invece, di Sotto il Monte Giovanni XXIII in provincia di Bergamo, l’esperienza in Club Salute ha significato soprattutto semplificazione gestionale e valorizzazione del team. «La gestione della farmacia si è semplificata radicalmente – ha spiegato – grazie alla centralizzazione di accordi con le aziende, a marketing e servizi. Questo ha consentito di recuperare tempo da dedicare ai pazienti, migliorando al contempo il controllo del magazzino e la qualità del consiglio professionale». Un altro elemento centrale è stato il coinvolgimento dei collaboratori: «I reparti sono stati suddivisi per aree di responsabilità, rendendo il personale parte integrante del progetto farmacia». Keim ha sottolineato inoltre il valore di un gruppo “molto unito di farmacie completamente indipendenti”, in cui le decisioni restano nelle mani dei singoli titolari ma vengono condivise strategie e strumenti, compresi sistemi avanzati di analisi dati e benchmarking. «E mi piace che in Club Salute ci sia grande attenzione sia ai giovani sia al sociale».
Cresce la marginalità
Sul fronte dell’innovazione gestionale e della comunicazione, Federico Pasquali, di Pescara, ha raccontato il percorso con Farmá: «Delegando la contrattazione con le aziende ho liberato tempo per i servizi e per la relazione con il cliente», afferma. «La riduzione del magazzino, il focus sui brand partner e l’ottimizzazione delle attività promozionali hanno prodotto anche un incremento della marginalità: nel 2025 siamo cresciuti dell’8 per cento rispetto al 2024». Pasquali ha evidenziato, inoltre, l’accesso a una piattaforma evoluta di strumenti digitali e di comunicazione: social centralizzati, ledwall, app, geomarketing, category management, radio in farmacia e digitalizzazione dei consensi. «Credo nella farmacia indipendente ma per competere serve una centrale di network forte e organizzata, capace di guidare senza togliere autonomia al titolare». Un ruolo reso possibile anche dalla struttura logistica del Gruppo Farvima, con una rete capillare di depositi e farmacie servite quotidianamente.
Un cambiamento radicale
«La gestione della mia farmacia è cambiata nella programmazione di tutte le principali attività», ha spiegato Pietro Benzi di Milano. «Prima del network Q Farmacia rincorrevo un po’ tutto, adesso posso contare su un pool di professionisti che organizzano le principali attività della mia farmacia liberando tempo per me e tutto il team, tempo che impieghiamo in formazione (grazie ad Accademia farmacia) e relazione con il cliente». Importante è la garanzia di un team di professionisti con esperienza nel settore: «Credo che entrare in un network che fa parte di un’azienda di proprietà dei farmacisti titolari come Q Farma – secondo distributore in Italia con un fatturato di 2,5 miliardi di euro annui – possa essere una garanzia per il presente e per il futuro della mia e di tutte le farmacie libere e indipendenti per competere sul mercato, indipendenti ma non sole». Perché, come ha detto il presidente di Federfarma Marco Cossolo all’inizio del nostro evento: «Soli è il contrario di essere indipendenti».
