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Woma apre una finestra sulla salute di domani

L'EVENTO

Woma apre una finestra sulla salute di domani

Oltre 1.000 professionisti alla prima edizione del forum internazionale dedicato a pharma, medtech e life sciences, che si è tenuto la scorsa settimana all’Allianz Mico di Milano

2 luglio 2026

di Laura Benfenati

Woma Forum – Inspiring the world of Pharma è nato allo scopo di mettere in rete industria, ricerca, istituzioni e società civile per accelerare l’innovazione, nella consapevolezza che il progresso in questo settore nasce dove innovazione e fattore umano si incontrano. Dal valore della prevenzione alla competitività dell’Europa, dall’intelligenza artificiale alla partnership pubblico-privato, il messaggio dei tanti protagonisti del Forum è stato chiaro: senza investimenti in ricerca e capitale umano e senza nuove regole non ci sarà futuro per la salute.

Ad aprire la due giorni di lavori è stato Michele Barletta, presidente del Comitato Scientifico di Woma e presidente di BioPharma Network – Associazione manager del farmaceutico, che ha ricondotto la nascita del progetto alla trasformazione profonda che attraversa il comparto: «Il futuro della salute non è qualcosa da prevedere, ma qualcosa da costruire insieme, attraverso il dialogo tra scienza, industria, istituzioni, tecnologia e società. La partecipazione registrata a Woma, con quasi 1.000 iscritti tra professionisti, manager, leader, istituzioni e stakeholder dell’ecosistema, e oltre 60 partner e sponsor, conferma come nel settore esista una forte esigenza di approccio ecosistemico e collaborativo alle grandi trasformazioni in atto».

Consolidare la crescita

«Il settore delle life sciences è uno dei pilastri più solidi della competitività del Paese e un motore essenziale di innovazione, crescita e occupazione qualificata», ha spiegato Nicoletta Luppi, vicepresidente di Assolombarda con delega a Europa e Life Sciences e presidente e amministratrice Delegata di MSD Italia. «Perché oggi non vince chi innova di più, ma chi mette l’innovazione nelle condizioni di arrivare prima». Negli ultimi anni sono aumentati nel farmaceutico gli occupati under 35 e le domande di brevetto, il comparto continua ad attrarre investimenti e competenze.

«Per consolidare questa crescita servono però riforme capaci di rendere l’Italia più attrattiva per la ricerca clinica», ha proseguito Luppi, «oggi l’arruolamento dei pazienti richiede mediamente 148 giorni, ben 36 in più rispetto alla Spagna, un ritardo che si traduce ogni anno in circa 10.000 pazienti che non entrano negli studi clinici e in 180 milioni di euro di investimenti persi per il Servizio sanitario nazionale». Da qui la richiesta di semplificare i percorsi autorizzativi e di mettere la prevenzione – vaccini compresi – al centro dell’agenda politica perché non può più essere considerata una voce di spesa corrente, ma un investimento capace di generare valore sanitario, sociale ed economico. Una visione che trova conferma nelle analisi internazionali sul ritorno degli investimenti in prevenzione.

La ricerca motore del progresso sociale

L’investimento nella ricerca scientifica come motore di progresso sociale è stato sottolineato da Daniele Finocchiaro, consigliere delegato di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro: «Costruire una cultura diffusa della scienza e della ricerca è oggi fondamentale per affrontare le grandi sfide della salute. La nostra presenza a Woma si inserisce in questo impegno: un’occasione per dialogare con il mondo delle life sciences e promuovere insieme il valore della ricerca».

Secondo Airc, fino al 50 per cento dei tumori potrebbe essere evitato attraverso corretti stili di vita, riduzione del tabagismo, adesione agli screening e alle campagne vaccinali.

Circa il 70 per cento della ricerca oncologica indipendente italiana è oggi sostenuto da Airc, che in settant’anni ha raccolto 2,85 miliardi di euro, che finanzia nel 2026 800 progetti e il lavoro di 5.000 ricercatori in circa 100 istituti pubblici e privati. «Accanto al finanziamento della ricerca resta centrale anche la divulgazione scientifica, grazie a una comunità di 4,5 milioni di sostenitori, agli 83 milioni di euro raccolti attraverso il 5 per mille e agli 11 milioni raccolti in una sola giornata con l’iniziativa delle Azalee della Ricerca», ha spiegato Finocchiaro.

Ad Airc – alla carriera di giovani ricercatori in oncologia – sono stati destinati i fondi della charity dinner organizzata durante il Forum.

Autonomia strategica e alleanze nelle filiere della salute

Particolarmente interessante la sessione “New Health Economy”, introdotta da Alessandro Lattuada, Ceo di Otsuka Pharmaceutical Italia, con il keynote di José Manuel Durão Barroso, ex presidente della Commissione Europea (2004–2014) e già Board Chair di Gavi, the Vaccine Alliance, che ha descritto un mondo attraversato contemporaneamente dalla competizione geopolitica, dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, dalle conseguenze della pandemia e dal declino demografico.

Secondo Barroso, il Covid ha dimostrato che la resilienza è diventata importante quanto l’efficienza. La dipendenza europea dall’estero per dispositivi medici, farmaci e materie prime ha evidenziato la necessità di rafforzare l’autonomia strategica delle filiere della salute. Allo stesso tempo, le tensioni internazionali impongono all’Europa di assumere un ruolo più autorevole, valorizzando il proprio patrimonio scientifico e industriale: «Le crisi sono necessarie per prendere decisioni, la Russia è ancora aggressiva, la Cina rafforzata, gli Stati Uniti imprevedibili, disegniamo il futuro dell’Europa, utilizziamo la sua grandezza, finora facciamo diagnosi ma non mettiamo in pratica, dobbiamo essere proattivi e non solo reattivi, siamo forti, dovremmo esserne orgogliosi».

In questo scenario in evoluzione assumono un’importanza crescente le partnership tra pubblico e privato: nessun Governo, da solo, è in grado di affrontare sfide come pandemie, resistenza antimicrobica o malattie rare. Servono alleanze capaci di condividere rischi, accelerare l’innovazione e garantire un accesso più equo alle cure. «La cooperazione internazionale sta attraversando il momento più difficile degli ultimi decenni», ha concluso Barroso. «La risposta però è non arrendersi, è cambiare modello. L’esperienza di Gavi lo dimostra: unendo Governi, industria, fondazioni e società civile attorno a una missione comune, in venticinque anni abbiamo dimezzato la mortalità infantile in 78 Paesi. Le partnership pubblico-private guidate da una missione sono il modo più realistico per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, dalla salute globale alla sicurezza sanitaria, fino all’accesso equo all’intelligenza artificiale».

Ripartire da zero

«Per capire dove sta andando la sanità – ha affermato Bertalan Meskó, fondatore del Medical Futurist Institute – dobbiamo immaginare di ricostruirla da zero, come se fossimo bloccati su Marte, senza nessuna delle certezze che diamo per scontate. Il futuro della medicina va progettato a partire dall’esperienza del paziente. L’AI, la salute digitale e le tecnologie avanzate contano solo se potenziano quell’esperienza: la tecnologia non sostituisce il medico, lo amplifica».

Tra i momenti più attesi del forum, Jennifer Doudna, Premio Nobel per la Chimica 2020 e co-scopritrice di CRISPR-Cas9, ha raccontato come una scoperta nata dallo studio del sistema immunitario dei batteri abbia aperto la strada alle moderne tecnologie di gene editing, diventando una delle innovazioni più rivoluzionarie del nostro tempo. Doudna ha ragionato sul valore della ricerca come condizione fondamentale per il progresso perché il futuro della medicina nasce dalla ricerca, diventa impatto attraverso l’innovazione e richiede responsabilità nel governo delle tecnologie. Investire nella ricerca significa investire nella capacità di immaginare, costruire e governare il futuro.

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