Terapia nutrizionale per la malattia renale cronica: la Lombardia fa scuola
DALLE REGIONI
Terapia nutrizionale per la malattia renale cronica: la Lombardia fa scuola
Un sistema digitale unico e regole uniformi in tutta la Regione semplificano l’accesso ai prodotti aproteici, garantendo ai pazienti libertà di scelta della farmacia e un percorso assistenziale più omogeneo, con il coinvolgimento di nefrologi, farmacisti e altri professionisti sanitari
9 luglio 2026
a cura della Redazione
In Lombardia, la recente introduzione del Modulo E-Nefropatia per l’accesso ai prodotti aproteici in farmacia costituisce un passaggio importante nella gestione della malattia renale cronica, introducendo un sistema digitalizzato e uniformando le procedure di erogazione dei prodotti aproteici in tutte le province della Regione. A poco più di sei mesi dall’approvazione del nuovo sistema, se ne è discusso a Milano a un incontro organizzato da Flavis, la linea di Dr. Schär caratterizzata da alimenti aproteici per pazienti con malattia renale cronica. Accanto alle terapie farmacologiche, infatti, la Terapia dietetico nutrizionale (Tdn), che si fonda nella riduzione dell’apporto proteico e di sale nella dieta, assume un ruolo determinante nel rallentare l’evoluzione della patologia.
Una patologia sottovalutata ma ad alto impatto
«La malattia renale cronica ha un rischio di mortalità ormai superiore a quello del diabete ed è ancora troppo sottovalutata», ha spiegato Giuseppe Vanacore, presidente dell’Associazione nazionale emodializzati, dialisi e trapianto (Aned), che ha richiamato l’attenzione su una patologia destinata ad avere un peso crescente per il Servizio sanitario nazionale.
L’impatto economico è rilevante: un paziente in dialisi comporta un costo di circa 40.000 euro all’anno. L’obiettivo principale della nefrologia moderna è rallentare il più possibile la progressione della malattia, ritardando l’accesso alla dialisi e migliorando la qualità di vita delle persone. Tra le principali cause della patologia figurano la nefropatia diabetica e l’ipertensione arteriosa. Le terapie farmacologiche, in particolare le gliflozine e gli Ace-inibitori, hanno modificato la storia naturale della malattia, ma da sole non sono sufficienti.
La dieta come terapia
Anche per questo, secondo Andrea Galassi, presidente della Società italiana di nefrologia lombarda, la terapia nutrizionale deve essere considerata parte integrante del trattamento: «I suoi obiettivi comprendono il mantenimento di uno stato nutrizionale ottimale, la prevenzione e correzione di segni, sintomi e complicanze dell’insufficienza renale cronica e l’allontanamento nel tempo dell’inizio della dialisi o anche, integrandosi con essa, la riduzione della dose dialitica settimanale».
L’obiettivo non è ridurre le calorie ma prevedere, attraverso prodotti aproteici specifici, uno stile alimentare controllato, con riduzione dell’apporto di proteine, fosforo, sodio e potassio. «Nelle fasi più avanzate della malattia, in particolare dal quarto stadio, la dieta ipoproteica diventa uno strumento terapeutico fondamentale», ha spiegato Galassi. Una corretta dieta ipoproteica può ritardare anche di un anno l’ingresso in dialisi, con benefici sia clinici sia economici.
Lombardia: un modello organizzativo condiviso
Accanto alla terapia è indispensabile un’attività di counselling. «Molti pazienti ricevono la diagnosi con paura e disorientamento e necessitano di un accompagnamento che aumenti la consapevolezza della malattia e favorisca l’aderenza terapeutica», ha spiegato Vanacore. Il percorso sviluppato in Lombardia è stato definito dalla presidente di Federfarma Lombardia Annarosa Racca “un modello apripista”. La Regione ha infatti costruito un sistema uniforme che coinvolge specialisti, farmacisti e distributori, che elimina il meccanismo del voucher e consente ai pazienti di ritirare i prodotti prescritti dal medico nel rispetto delle quantità indicate nel piano terapeutico, senza l’applicazione di un tetto economico prestabilito. «Il nefrologo inserisce il piano terapeutico direttamente on line; il farmacista può così erogare i prodotti prescritti in modo omogeneo su tutto il territorio regionale perché viene previsto un unico paniere regionale valido per tutte le Ats lombarde», ha spiegato Racca.
Il nuovo sistema si basa su una piattaforma informatica unica per la gestione delle prescrizioni e dei piani terapeutici, con l’obiettivo di eliminare la documentazione cartacea e semplificare l’accesso alle prestazioni.
«Il precedente modello, introdotto nel 2023, prevedeva un budget mensile assegnato agli assistiti per l’acquisto dei prodotti dietetici – spiega Andreana De Mauri, nefrologa Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Pavia – ma a seguito degli approfondimenti effettuati e in considerazione del fatto che la normativa nazionale non prevede limiti di spesa individuali, la Regione Lombardia ha ritenuto opportuno superare tale impostazione».
Elemento qualificante del progetto è la libertà di scelta dei pazienti, che possono ritirare i prodotti in qualsiasi farmacia del territorio regionale e beneficiare della continuità assistenziale anche durante periodi di studio o lavoro fuori dalla propria area di residenza.
Il farmacista come educatore sanitario
Nel percorso diagnostico-terapeutico della malattia renale cronica il farmacista territoriale assume un ruolo sempre più strategico. «Le farmacie, presidio sanitario di prossimità presente capillarmente sul territorio, confermano il proprio impegno al fianco dei pazienti, non solo nell’erogazione dei prodotti necessari alle terapie, ma anche nell’attività quotidiana di supporto, informazione e accompagnamento», ha spiegato Annarosa Racca. «Favorire l’accesso alle cure significa infatti contribuire concretamente a una migliore aderenza terapeutica, elemento fondamentale per l’efficacia dei trattamenti e per la qualità di vita delle persone. Le farmacie lombarde continueranno a collaborare con la Regione e con tutti i professionisti sanitari per garantire un’assistenza sempre più vicina, semplice e orientata ai bisogni dei cittadini».
L’obiettivo condiviso è costruire una medicina sempre più vicina al paziente affetto da malattia renale cronica, superando gli ostacoli burocratici e valorizzando la collaborazione tra nefrologi, medici di medicina generale, dietisti e farmacisti.

