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Enpaf versus fondo pensione

LA PREVIDENZA

Enpaf versus fondo pensione

Enpaf
Immagine generata con AI

Un’analisi del Centro Studi Federfarma Napoli su ventuno annualità di contribuzione maggiorata mostra come la cassa di categoria regga il confronto con i prodotti finanziari privati più performanti

8 ottobre 2026

di Francesco Palagiano,
Centro Studi Federfarma Napoli

Per molti farmacisti, soprattutto titolari, il giudizio sulle prestazioni previdenziali dell’Enpaf è alquanto negativo, condizionato dalla percezione di una pensione base poco adeguata rispetto ai versamenti complessivamente effettuati. Particolarmente inviso è il contributo oggettivo dello 0,90 per cento a carico delle farmacie convenzionate: tale contributo non alimenta la posizione previdenziale personale del titolare, ma ha una funzione solidaristica a vantaggio dell’intero sistema previdenziale Enpaf.

Ma cosa accade se, anziché guardare alla contribuzione ordinaria, si considera la contribuzione maggiorata, cioè la possibilità di versare una quota doppia o tripla? Una scelta che al momento compie meno dello 0,5 per cento degli iscritti all’Ente.

Il Centro Studi Federfarma Napoli ha appena presentato uno studio che prende in esame un caso reale di 21 annualità di contribuzione Enpaf tripla, dal 2004 al 2024, per un totale di 177.758 euro di versamenti aggiuntivi. La prestazione pensionistica attribuita a questi versamenti è stata confrontata con un controfattuale finanziario costruito applicando la stessa successione nominale di importi alla Linea Azionaria del fondo pensione aperto Allianz “Insieme”.

La scelta del benchmark è stata volutamente severa per l’Enpaf: nei dati COVIP al 31 dicembre 2025, Allianz “Insieme” presenta infatti il rendimento medio annuo composto più elevato a vent’anni tra i comparti azionari con uno storico completo: 5,59 per cento contro il 3,80 per cento medio della categoria.
Applicando ai 21 versamenti i rendimenti annuali pubblicati del comparto Allianz, il montante ricostruito raggiunge circa 392.691 euro a fine 2025 e 415.500 euro al 15 luglio 2026. Convertito in rendita vitalizia semplice con rateazione annuale, produce una rendita iniziale stimata di circa 15.280 euro l’anno. Sul versante Enpaf, le stesse 21 annualità hanno generato una quota aggiuntiva di pensione annua lorda pari a 15.558,53 euro.

La differenza è quindi di appena circa 280 euro l’anno, pari a circa l’1,8 per cento a favore dell’Enpaf: nello scenario principale le due prestazioni possono quindi essere considerate sostanzialmente equivalenti.

Il quadro cambia quando si considera la protezione dei superstiti. La rendita semplice Allianz cessa con il decesso dell’aderente; l’Enpaf prevede invece pensioni indirette e di reversibilità.

Per rendere il confronto più omogeneo, lo studio ha elaborato anche uno scenario Allianz con reversibilità al 60 per cento a favore di un coniuge coetaneo. La stima attuariale porta in questo caso la rendita iniziale a circa 13.900 euro annui: lo scarto rispetto all’Enpaf sale così a circa 1.660 euro l’anno, quasi il 12 per cento.

Il fondo pensione conserva, d’altra parte, vantaggi che l’Enpaf non presenta: durante la fase di accumulo esiste un capitale individuale, trasferibile e anticipabile nei casi previsti e, prima del pensionamento, riscattabile dai beneficiari in caso di morte dell’aderente.

Anche la fiscalità può modificare il risultato del confronto. I versamenti Enpaf godono, alle condizioni previste dalla normativa, della piena deducibilità dal reddito, mentre la previdenza complementare è soggetta a un limite annuo, oggi pari a 5.300 euro.

In fase di erogazione, viceversa, la previdenza complementare beneficia di una propria disciplina fiscale che può risultare più favorevole rispetto alla tassazione ordinaria delle pensioni. Rivalutazione delle rendite, inflazione e longevità rendono inoltre insufficiente un confronto limitato al solo primo assegno pensionistico.

La conclusione dello studio, quindi, non è che uno strumento “vince” sull’altro. Il dato di maggiore interesse è che, nel caso analizzato, quindi nel periodo di tempo individuato, la contribuzione maggiorata Enpaf ha prodotto una rendita iniziale dello stesso ordine di grandezza di quella ricostruita retrospettivamente con un fondo pensione azionario caratterizzato da risultati storici particolarmente elevati.

Più che suggerire l’uno o l’altro strumento, lo studio indica quindi che la scelta individuale deve considerare insieme deducibilità fiscale, rendita vitalizia, tutela dei superstiti, disponibilità patrimoniale, rischio di mercato, inflazione e durata della vita pensionistica. Probabilmente, i due strumenti andrebbero utilizzati ove possibile in combinazione, in funzione delle esigenze previdenziali e patrimoniali individuali.

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