Farmacia clinica territoriale, la sfida ora passa dalla gestione del dato
LA FORMAZIONE
Farmacia clinica territoriale, la sfida ora passa dalla gestione del dato
All’università di Pisa, un insegnamento all’interno del corso di laurea in Farmacia prepara gli studenti ai nuovi servizi e alle competenze richieste dalla professione. Per Alma Martelli, docente di Farmacologia, il prossimo passo è trasformare i dati raccolti in farmacia in evidenze scientifiche utili a migliorare appropriatezza e aderenza
8 ottobre 2026
di Carlo Buonamico
La farmacia territoriale amplia il proprio perimetro professionale e la formazione universitaria prova ad accompagnare questa trasformazione. Non solo dispensazione del farmaco, ma monitoraggio dell’aderenza terapeutica, valutazione dell’appropriatezza, gestione di pazienti con bisogni specifici, vaccinazioni, attività di misurazione e servizi di telemedicina. È in questo scenario che si inserisce l’esperienza dell’università di Pisa, dove da cinque anni è attivo un insegnamento – Farmacia clinica territoriale – all’interno del corso di laurea in Farmacia.
«È stato chiamato proprio “farmacia clinica territoriale” per distinguerlo dalla farmacia clinica a livello ospedaliero, che è già ben declinata e in essere da più anni», spiega Alma Martelli, professoressa di Farmacologia al dipartimento di Farmacia dell’università di Pisa e direttore della Scuola di specializzazione in Farmacia ospedaliera. L’obiettivo è preparare i futuri farmacisti a una dimensione professionale che si sta sviluppando anche nelle farmacie aperte al pubblico.
Ambiti di intervento: aderenza e appropriatezza
Tra gli ambiti che accomunano farmacia ospedaliera e territoriale c’è il monitoraggio dell’aderenza terapeutica. Cambia, naturalmente, la platea di riferimento: in ospedale il farmacista opera sui pazienti che afferiscono ai presidi, mentre nella farmacia di comunità l’attenzione è soprattutto rivolta ai pazienti cronici.
Un altro tema affrontato nel corso pisano è l’appropriatezza prescrittiva. «Quando si parla di prescrizione – osserva Martelli – si pensa sempre al medico e tuttora la prescrizione è a suo appannaggio esclusivo», il farmacista, però, svolge un ruolo di controllo sull’appropriatezza delle prescrizioni, sia nell’ambito ospedaliero sia nella farmacia aperta al pubblico. Un’attività particolarmente rilevante nel caso di popolazioni con caratteristiche specifiche, come gli anziani, se si pensa che un trattamento appropriato per un adulto può non esserlo necessariamente per un over 65.
Il tema della farmacia clinica sul territorio naturalmente si intreccia anche con il dibattito sul possibile ampliamento delle competenze professionali del farmacista nelle patologie croniche. In questo senso Martelli richiama, in particolare, la maggiore continuità nella gestione delle terapie attraverso ricette con validità annuale: nell’arco dei dodici mesi il farmacista può monitorare periodicamente l’andamento della terapia e, in presenza di problemi o di un mancato controllo della patologia, indirizzare nuovamente il paziente al medico per l’eventuale aggiornamento della prescrizione.
Una formazione sempre più pratica
L’insegnamento della farmacia clinica a Pisa si colloca al quinto anno del corso di laurea in Farmacia ed è articolato su un semestre. Accanto agli aspetti teorici, una parte significativa è dedicata alla pratica. Gli studenti, infatti, si esercitano con gli strumenti utilizzati nelle farmacie per la misurazione della pressione arteriosa, della glicemia, dell’emoglobina glicata, del colesterolo totale, HDL e LDL, dei trigliceridi e della proteina C reattiva. Come sottolinea Martelli, quest’ultima può essere utilizzata per contribuire a distinguere un’infezione batterica da una virale e quindi a valutare l’appropriatezza di una terapia antibiotica, in un contesto nel quale l’uso non appropriato degli antibiotici può contribuire allo sviluppo di resistenze.
Il corso affronta inoltre la gestione farmacologica di categorie di pazienti con esigenze specifiche: anziani, bambini e donne in gravidanza. Per quest’ultima categoria, in particolare, viene affrontato sia l’eventuale adeguamento delle terapie già in corso sia l’impiego di farmaci o integratori legati alle esigenze della gravidanza.
Anche le vaccinazioni trovano spazio nel percorso formativo, con una parte pratica dedicata alle iniezioni intramuscolari. Martelli precisa che per esercitare come farmacista vaccinatore è necessaria la certificazione prevista attraverso il percorso specifico dell’Istituto superiore di sanità: l’attività svolta all’interno dell’insegnamento universitario rappresenta invece un addestramento pratico che non era precedentemente previsto nel percorso di laurea.
Telemedicina e nuovi servizi
Un ulteriore capitolo dell’insegnamento riguarda la telemedicina, settore nel quale le farmacie sono chiamate a sviluppare nuovi servizi. Nel corso vengono affrontati, tra gli altri, elettrocardiogramma, holter cardiaco e pressorio e televisite. Secondo Martelli, la risposta della professione a questo tipo di formazione è positiva. «Dal mondo del lavoro c’è molto apprezzamento», afferma: i giovani farmacisti arrivano alla professione già preparati, sia dal punto di vista teorico sia da quello pratico, su servizi che alcuni professionisti con maggiore anzianità lavorativa non hanno avuto modo di affrontare durante il proprio percorso universitario.
Il dato come nuova competenza
È soprattutto sulla gestione dei dati prodotti dalla farmacia che, secondo Martelli, potrebbe concentrarsi una delle prossime sfide che il farmacista territoriale sarà chiamato ad affrontare.
Tema, quest’ultimo, che è emerso anche nel corso dell’evento L’Officina di Galeno – Il farmacista clinico. Aspetti sanitari, professionali, normativi e sociali, svoltosi il mese scorso a Pisa, che ha messo a confronto professionisti, mondo accademico, legislatori e competenze giuridiche sul futuro del farmacista clinico territoriale. Le attività svolte in farmacia generano infatti una quantità crescente di informazioni: dalle misurazioni dei parametri clinici al monitoraggio dell’aderenza terapeutica. «Tutti questi dati possono avere veramente una rilevanza notevole se poi vengono resi pubblici ed evidenziati alla platea dei farmacisti», sostiene Martelli. L’obiettivo sarebbe trasformare le informazioni raccolte nella pratica quotidiana in evidenze utili per migliorare l’esperienza clinica del paziente.
Per farlo, però, servono competenze che non sono necessariamente già presenti nella professione. Da qui la possibilità di una collaborazione più stretta tra farmacia e università: «Il farmacista della farmacia aperta al pubblico ha il dato, possiede il dato, e l’accademia lo sa analizzare e lo sa trasferire in una evidenza scientifica».
È una prospettiva che attribuisce al farmacista territoriale un ruolo anche nella produzione di conoscenza sulla salute della popolazione, oltre che nell’erogazione dei servizi.
Competenze e remunerazione
La crescita delle responsabilità professionali porta con sé, infine, il tema del riconoscimento economico. Per Martelli, l’ampliamento delle competenze non può prescindere da un adeguamento della remunerazione. «La professione – sottolinea – ha la necessità di vedere questo riconoscimento anche per i collaboratori all’interno della farmacia, professionisti laureati che svolgono attività sanitarie e assumono responsabilità crescenti nella gestione dei servizi».
La farmacia clinica territoriale, dunque, non è soltanto una questione di nuovi servizi. È anche una trasformazione del profilo professionale del farmacista: più vicino al paziente, più coinvolto nel monitoraggio delle terapie, chiamato a utilizzare strumenti diagnostici e digitali e, in prospettiva, a valorizzare scientificamente i dati generati dalla propria attività
