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La qualità del laboratorio ospedaliero in farmacia

LA PROFESSIONE

La qualità del laboratorio ospedaliero in farmacia

Roche e Irccs Ospedale San Raffaele insieme per un nuovo modello di diagnostica di prossimità: esami effettuati in farmacia e refertazione garantita dalle competenze della medicina di laboratorio. Un progetto che punta su qualità, protocolli standardizzati e accessibilità

22 ottobre 2026

di Laura Benfenati

Non più soltanto un risultato analitico, ma un vero e proprio referto, sostenuto dalle competenze e dai controlli di qualità di un laboratorio ospedaliero d’eccellenza. È questo il valore aggiunto del progetto sviluppato da Roche e Irccs Ospedale San Raffaele, che costruisce un ponte tra la capillarità delle farmacie e la medicina di laboratorio, con l’obiettivo di rendere la diagnostica sempre più accessibile, affidabile e vicina ai cittadini.

Un’innovazione che riguarda soprattutto i percorsi di cura, più che le singole tecnologie, e che rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione della farmacia dei servizi. La possibilità di effettuare alcune analisi del sangue direttamente in farmacia, attraverso strumenti point of care, si accompagna infatti a un sistema di supervisione, controllo e refertazione che coinvolge gli specialisti del laboratorio del San Raffaele.

Tecnologia point of care e laboratorio ospedaliero

Attualmente le analisi proposte in questo nuovo servizio includono il monitoraggio del profilo lipidico (colesterolo totale, HDL, LDL e trigliceridi) per la valutazione del rischio cardiovascolare, la misurazione della glicemia e dell’emoglobina glicata (HbA1c) per la prevenzione e il monitoraggio del diabete. Comprendono inoltre il dosaggio della proteina C-reattiva (PCR) per identificare tempestivamente eventuali stati infiammatori.

«Questa esperienza nasce dalla volontà di modificare le modalità di accesso alle cure dei cittadini», ha spiegato Federico Esposti, direttore strategico dell’Irccs Ospedale San Raffaele. «La prossimità è fondamentale nella prevenzione e nella presa in carico della cronicità. Abbiamo voluto mettere insieme il meglio della tecnologia point of care per la misurazione di alcuni parametri del sangue correlati alle sindromi metaboliche e la qualità della medicina di laboratorio dell’Ospedale San Raffaele».

L’obiettivo è portare sul territorio gli standard qualitativi della diagnostica ospedaliera, grazie a tecnologie affidabili, sistemi certificati di trasmissione dei dati e un’infrastruttura in grado di garantire sicurezza e tutela della privacy lungo tutto il percorso.

Non un semplice risultato, ma un referto

A sottolineare la differenza tra la semplice restituzione di un valore analitico e una prestazione inserita in un percorso di qualità è stato Massimo Locatelli, direttore del Servizio di Medicina di laboratorio dell’Irccs Ospedale San Raffaele. «La parola referto non è casuale», ha precisato. «Vogliamo offrire al cittadino che effettua un’analisi in farmacia la sicurezza di ricevere non soltanto un documento con il proprio nome e i valori di riferimento, ma un referto che nasce da una prestazione governata congiuntamente dal farmacista e dagli specialisti di laboratorio».

È proprio questa integrazione di competenze a fare la differenza. La medicina di laboratorio decentrata richiede infatti il rispetto di regole precise, che riguardano la scelta delle tecnologie, la formazione degli operatori, la preparazione del paziente, le modalità di esecuzione degli esami e il monitoraggio delle prestazioni analitiche.

«Non tutti gli strumenti point of care – ha ricordato Locatelli – offrono le stesse performance. È quindi fondamentale selezionare tecnologie affidabili, facilmente gestibili, prevedendo verifiche periodiche con materiali di controllo certificati. Altrettanto importante è il rispetto delle condizioni preanalitiche: anche un semplice profilo lipidico, per esempio, richiede di valutare le condizioni del paziente e le modalità di esecuzione del test».

Il laboratorio mette così a disposizione delle farmacie non soltanto la propria capacità di refertazione, ma soprattutto un patrimonio di competenze specialistiche, procedure e controlli. Un sistema che punta a garantire risultati coerenti con quelli ottenuti attraverso le metodiche di laboratorio di riferimento e utilizzabili nell’ambito delle decisioni cliniche.

La farmacia come porta d’ingresso alla prevenzione

Il significato strategico del progetto è stato evidenziato dal presidente Fofi Andrea Mandelli, che ha sottolineato come l’integrazione tra tecnologia, competenze professionali e qualità certificata possa aprire una nuova fase per la Farmacia dei servizi. «Oggi è un momento storico», ha affermato. «Abbiamo indicato una strada che permette di ampliare il ventaglio dei servizi offerti in farmacia in condizioni di sicurezza. Il cittadino può effettuare un esame in farmacia e arrivare dal medico con un referto già disponibile».

Una prospettiva che va oltre la singola prestazione diagnostica e chiama in causa il ruolo della farmacia nelle politiche di prevenzione. Mandelli ha ipotizzato la possibilità di avviare un confronto con le Regioni per sviluppare pacchetti di check up rivolti a differenti fasce d’età.

«Se non facciamo prevenzione, avremo problemi di sostenibilità», ha ricordato, ribadendo anche la centralità della formazione: l’introduzione di nuove tecnologie deve accompagnarsi alla crescita delle competenze del farmacista e alla piena consapevolezza delle responsabilità connesse all’erogazione dei servizi.

Sulla stessa linea Clara Mottinelli, tesoriere di Federfarma, che ha richiamato l’apprezzamento dei cittadini per i servizi in farmacia, particolarmente nelle aree periferiche, dove la prossimità può fare la differenza nell’accesso alle prestazioni sanitarie: «Per Federfarma, il valore del progetto risiede soprattutto nella possibilità di offrire un servizio sostenuto da procedure garantite e certificate. Da qui l’importanza attribuita alla formazione dei farmacisti e alla consapevolezza che la qualità non dipende soltanto dalla tecnologia utilizzata, ma dall’intero percorso nel quale la prestazione viene inserita».

Una rete di competenze per la sostenibilità del Ssn

Il tema dell’integrazione è stato ripreso da Antonio Antico, presidente Sipmel, che ha evidenziato la necessità di valorizzare pienamente il contributo delle farmacie nell’organizzazione dell’assistenza territoriale. «Non possiamo più permetterci di lasciare fuori le farmacie», ha osservato, richiamando il disegno di riorganizzazione della sanità territoriale previsto dal DM 77. «La medicina di laboratorio, ha sottolineato, è spesso una componente poco visibile dei percorsi assistenziali, ma rappresenta un investimento indispensabile per raggiungere risultati concreti di salute. Portare le prestazioni vicino al cittadino, mantenendo elevati standard qualitativi, significa migliorare l’accessibilità e favorire diagnosi e interventi tempestivi».

Anche Maria Vitale, Cittadinanzattiva, ha posto l’accento sull’impatto dell’innovazione sulla qualità della vita delle persone. La farmacia, grazie alla relazione quotidiana e fiduciaria con i cittadini, può infatti avvicinare alla prevenzione anche chi tende a rimandare controlli ed esami.

Innovare significa trasformare i modelli di assistenza

A spiegare la visione industriale alla base dell’iniziativa è stato Raniero Pena, Healthcare Development Director di Roche Diagnostics Italia, che ha ribadito come il ruolo delle aziende della diagnostica stia evolvendo verso una partnership sempre più stretta con il sistema sanitario.

«Per noi di Roche questo progetto rappresenta un traguardo e una visione», ha dichiarato. «Non ci consideriamo semplicemente fornitori di tecnologia, ma partner nella trasformazione del Sistema sanitario italiano». L’innovazione, secondo Pena, non si esaurisce nello sviluppo di nuovi prodotti o strumenti diagnostici, ma riguarda anche la capacità di costruire modelli organizzativi differenti, in grado di coniugare accessibilità, sicurezza e qualità delle prestazioni.

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