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Aziende e istituzioni insieme per la crescita

LA FILIERA

Aziende e istituzioni insieme per la crescita

FARMINDUSTRIA 2026, Marcello Cattani

In scenari globali così complessi non si può competere senza avere il supporto del proprio Paese. Al convegno di Farmindustria, sintonia con il Governo ma preoccupazione per il futuro di un comparto fondamentale per la crescita e per la sicurezza nazionale

16 aprile 2026

di Laura Benfenati

Istituzioni e aziende allineate sugli obiettivi da raggiungere per tutelare il settore farmaceutico, che è un’eccellenza nel nostro Paese, al convegno “Innovazione, investimenti, competenze, l’industria farmaceutica come asset prioritario del Made in Italy”, che si è tenuto martedì a Roma. Filo conduttore: velocità e condivisione delle scelte.

Massimo Sideri, editorialista del Corriere della Sera e moderatore dell’evento, ha introdotto i lavori citando il premio Nobel per l’economia 2025 Joel Mokyr e i suoi studi sulla crescita, che risulta strettamente connessa alla cultura in generale e a quella scientifica in particolare. E l’industria farmaceutica è motore di crescita nel nostro Paese: «Innovazione, salute, crescita economica, export, investimenti, occupazione, competenze, produttività sono le priorità per il futuro e sono tutte nel Dna dell’industria farmaceutica nella nostra Nazione, un settore di punta del Made in Italy e strategico per salute, crescita e sicurezza nazionale», ha esordito il presidente di Farmindustria Marcello Cattani.

Nel 2025 l’export farmaceutico italiano ha superato i 69 miliardi di euro e la produzione 74 miliardi di euro, si forniscono farmaci a 193 Paesi nel mondo. Gli occupati sono 72.200 e oltre 4 i miliardi di investimenti in impianti ad alta tecnologia e R&S. Di questi, oltre 800 milioni sono destinati alla ricerca clinica presso strutture del Servizio sanitario nazionale.

Scenari incerti

Lo scenario globale però appare incerto e complesso. L’ordine esecutivo statunitense Most Favored Nation (MFN), in base al quale il prezzo più basso di un farmaco in un panel di Nazioni avanzate diventa riferimento per il costo di quel medicinale in Usa, rappresenta un vero punto di svolta per la capacità dell’UE e dell’Italia di garantire accesso alle terapie e di mantenere la competitività per l’industria: «Negli ultimi mesi – ha spiegato Cattani – ha già portato ad accordi con alcune fra le più importanti aziende e annunci per 400 miliardi di dollari di investimenti negli Usa nei prossimi cinque anni. Un’evoluzione che mette a rischio la base industriale in Europa, con una stima di 100 miliardi in meno nello stesso periodo. La guerra in Iran inoltre sta determinando il terzo shock in quattro anni (dopo Ucraina e crisi del Mar Rosso) che colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione. Con proiezioni di aumenti totali di oltre il 20 per cento, da sommare all’incremento del 30 per cento dal 2021 a oggi che, in un sistema di prezzi amministrati, ricadono interamente sulle aziende. È a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica».

C’è poi il problema della dipendenza da Cina e India per i principi attivi più comuni (74 per cento) e di altre materie prime, packaging e imballaggi: si è registrato un +25 per cento per l’alluminio dei blister, per esempio; infine, l’enorme balzo in avanti della Cina nell’innovazione farmaceutica: ormai molti dei nuovi farmaci oncologici hanno origine lì e il 30 per cento degli studi clinici globali viene avviato in Cina. «Mentre Usa, Cina, Emirati Arabi, Singapore, Arabia Saudita hanno puntato sull’innovazione e corrono velocemente per attrarre investimenti – 2.000 miliardi di dollari nel mondo in R&S nei prossimi 5 anni – competenze, tecnologia, l’Europa continua a perdere terreno, spesso con provvedimenti antistorici che riducono la proprietà intellettuale e aumentano i costi per l’industria farmaceutica», ha proseguito Cattani. «Ora più che mai è necessario un approccio strategico e sistemico che tenga insieme innovazione, sostenibilità economica e capacità produttiva per poter competere con gli altri hub mondiali».

No alla revisione del Prontuario

Cattani ha sottolineato più volte che se l’Europa deve cambiare direzione il Governo Meloni sta lavorando bene, comprendendo il valore del comparto farmaceutico per la sicurezza della Nazione e avviando i lavori per il Testo Unico sulla legislazione farmaceutica, che rappresenta una grande opportunità: «Vogliamo accelerare e adottare una prospettiva nuova, superare definitivamente il pay back, valorizzare la presenza industriale e difendere la sostenibilità degli investimenti, accelerare e migliorare l’accesso alle cure, anche con un nuovo meccanismo di early access. No, dunque, a clausole di salvaguardia e revisione del Prontuario, chiediamo strategia e velocità, non possono passare 439 giorni dall’approvazione Ema di un nuovo farmaco, non possono poi esserci così marcate differenze tra Regioni e Regioni».

L’economia della salute asset strategico

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha sottolineato l’importanza delle scelte condivise ricordando il tavolo interministeriale istituito con l’industria farmaceutica: «Un elemento di svolta per fare lavorare insieme i ministeri, consentire in Europa alle nostre imprese di agire con elementi di competitività e alla politica di contestare provvedimenti con cognizione di causa. Un esempio? La direttiva sulle acque reflue sovrastima l’impatto dell’industria farmaceutica e la penalizza e anche sulla tutela della proprietà industriale l’industria è stata indebolita scoraggiando investimenti in ricerca e innovazione. L’Unione europea non ha compreso quanto importante sia l’autonomia strategica del continente, l’approvvigionamento dei principi attivi in autonomia soprattutto da soggetti asiatici».

Urso ha poi ribadito che il pay back va superato ma in questo momento sono comprensibili le difficoltà del ministero dell’Economia. E ha proseguito sottolineando il ruolo fondamentale dell’export farmaceutico: «L’industria farmaceutica ha garantito l’esportazione italiana, siamo i quarti a livello mondiale e sono anche cresciuti gli investimenti esteri nel nostro Paese, abbiamo scalato le classifiche di attrattività globale. L’Italia è il Paese industrialmente avanzato che ha la migliore diversificazione di prodotti e la migliore diversificazione di mercati. Ora metteremo a disposizioni delle imprese altri 10 miliardi di euro anche per l’efficientamento energetico nei prossimi tre anni. Alimentazione, abbigliamento, arredo, automazione, auto sono le “5 A” del Made in Italy, ma l’economia della salute è uno dei nuovi asset strategici e dà le maggiori performance di crescita».

Non c’è welfare senza imprese

La vicepresidente del Centro Studi di Farmindustria Lucia Aleotti ha sottolineato che investire sulle competenze garantisce sopravvivenza, chi vuole competere solo sui costi di produzione rischia di soccombere con colossi come Cina e India: «Ormai i Governi non sono più arbitri ma giocatori, come accade in Cina e negli Stati Uniti: per vincere nel mondo bisogna avere il proprio Paese alle spalle. Cosa importa al cittadino che il Paese mantenga la competitività? Oggi in Italia le aziende con più di 10 dipendenti (il 5,5 per cento del totale) finanziano insieme ai loro dipendenti l’83,2 per cento del welfare: non c’è welfare senza imprese, non ci sono ospedali, scuole, asili, farmaci». Aleotti ha proseguito sottolineando che il nostro Paese da una crescita dello 0,7 per cento rischia di passare a uno scenario di recessione del -0,7 per cento se la crisi continuerà in autunno. «L’intera filiera della farmaceutica è energivora. Gli Usa vogliono sradicare la base farmaceutica dall’Europa e portarla negli Stati Uniti, giocare da protagonisti non significa giocare in difesa. Senza il Paese alle spalle contro Cina e Stati Uniti la battaglia non si può vincere. E il dirigismo a livello europeo è quanto di peggio ci sia, basta vedere cosa certe scelte hanno provocato nel settore auto. Il nostro Paese è la nostra forza a livello competitivo globale».

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