La farmacia può supportare il sistema pubblico, ma anche quello privato
IL WORKSHOP
La farmacia può supportare il sistema pubblico, ma anche quello privato
Si è parlato di rappresentanza di interessi e di nuovi partner della farmacia dei servizi nella sessione pomeridiana della giornata di formazione in Federfarma organizzata da iFarma con il supporto non condizionante di Dompé
12 dicembre 2024
di Laura Benfenati
Della giornata di formazione voluta dal presidente Marco Cossolo per tutti i membri del consiglio di presidenza, del Centro studi e per i presidenti regionali del sindacato – organizzata da iFarma con il supporto non condizionante di Dompé – abbiamo in parte già detto nella newsletter della scorsa settimana.
Nella sessione pomeridiana, il dialogo con le istituzioni è stato l’oggetto dell’interessante relazione tenuta dal direttore di Federfarma Alberto D’Ercole: «Ottenere un vantaggio o evitare uno svantaggio è importante nella rappresentazione degli interessi: lo statuto vi abilita a rappresentare il vostro interesse, quando vado a negoziare qualcosa in Regione lo faccio in virtù di questa prerogativa di parte, legittimo esercizio di una rappresentazione di interessi di parte. È assolutamente legittimo intervenire, per esempio, nel processo di adozione di una legge regionale sulla farmaceutica». D’Ercole ha sottolineato che non si deve avere paura delle parole. Come diceva il presidente americano Kennedy, i lobbisti sono “quelle persone che per non farmi comprendere un problema impiegano dieci minuti e mi lasciano tre fogli di carta. Per lo stesso problema i miei collaboratori impiegano tre giorni e mi lasciano decine di pagine”: «Noi siamo espressione della società organizzata, non facciamo traffico di influenze illecite».
Interesse di categoria e interesse pubblico
D’Ercole ha fatto alcuni esempi pratici inerenti alla farmacia dei servizi: «In Liguria c’è una legge regionale intoccabile e non impugnabile sui locali esterni della farmacia. In altre Regioni ci sono delibere di Giunta regionale, in altre atti amministrativi dei responsabili regionali. Secondo i Tar di Campania e Sicilia non potete fare altro oltre a vaccini e test fuori dalla farmacia, in Liguria invece si può fare tutto perché c’è una legge regionale. Noi da qualche tempo organizziamo riunioni periodiche sulla farmacia dei servizi, ci sono esperienze territoriali meravigliose, come per esempio la televisita in Veneto, vanno condivise. Ci deve essere sempre più interazione e capacità tecnica amministrativa, le Federfarma regionali devono avere uffici e funzionari: la chiave di volta è sempre riuscire a conciliare l’interesse di categoria con quello pubblico, questa è la differenza tra un lobbista e un faccendiere che antepone subito l’interesse privato».
Un cambio di paradigma
Fino ad oggi il ruolo di Federfarma è stato principalmente quello di rappresentare le farmacie nel dialogo con la sanità pubblica e, più nello specifico, nell’ambito della dispensazione del farmaco. Tuttavia, il sistema sanitario è cambiato profondamente: oggi emergono nuove necessità dei pazienti e una pluralità di realtà aziendali, sia pubbliche che private, che richiedono punti di contatto con i cittadini che siano qualificati. Questi touch point devono essere affidabili, credibili e capaci di indirizzare le persone verso percorsi di cura appropriati. Ne ha parlato Erika Mallarini, docente alla Sda Bocconi, sottolineando la necessità, in questo nuovo scenario, di una evoluzione di Federfarma: «Non solo deve continuare a sostenere le farmacie nelle loro tradizionali relazioni con il servizio pubblico, ma deve anche supportarle nell’intercettare nuovi bisogni e con essi nuove risorse economiche. Questo non solo contribuisce alla redditività delle farmacie, ma permette anche di offrire risposte più adeguate alle esigenze di salute dei cittadini.
Quali sono queste realtà e strutture? Si pensi, per esempio, alle strutture di ricovero che, al di fuori dell’ospedale, non possono monitorare i pazienti: qui le farmacie potrebbero intervenire per garantire l’aderenza terapeutica e la prevenzione delle complicanze. A oggi questa attività è delegata ad aziende di servizi (Patient Support Program), ma la farmacia sarebbe in grado di offrire un servizio più qualificato e completo. Un altro esempio è rappresentato dai poliambulatori, per i quali le farmacie potrebbero svolgere attività di referral, indirizzando i pazienti verso percorsi di cura appropriati facendo emergere i bisogni o facendo conoscere le modalità per accedere alle terapie».
Mallarini ha proseguito spiegando che le stesse aziende farmaceutiche possono rappresentare un nuovo mercato per i servizi della farmacia. Anche quei farmaci innovativi che non passano dal canale richiedono il monitoraggio dello stato di salute dei pazienti, fattore fondamentale per essere rimborsate. «Ancora, si pensi agli erogatori di servizi sociosanitari, alle aziende specializzate nell’assistenza dei pazienti durante il percorso di cura, diagnosi o terapia, e all’intero ambito della sanità integrativa e del welfare aziendale. Sono molte le aree del mercato della salute che guardano alla farmacia. Il bisogno c’è, le risorse economiche anche. La difficoltà sta nel cambio di paradigma: il sindacato per poter aprire queste nuove opportunità deve organizzarsi con società di scopo e contratti di rete, in quanto nel mondo privato non si siglano accordi, ma si stipulano contratti».
Un modello più sostenibile
Cambia il sistema sanitario pubblico, cambia la sanità privata, cambiano i farmaci, cambiano i pazienti e cambiano le farmacie… deve cambiare anche il campo di azione del sindacato: «Le farmacie, dunque – conclude Mallarini – possono diventare protagoniste nell’intercettare e rispondere a queste necessità, trasformandosi in punti di riferimento capaci di valorizzare risorse economiche e di rendere più sostenibile il loro modello, offrendo al contempo un contributo determinante per la salute del cittadino».
