La prevenzione è un investimento
IL CONVEGNO
La prevenzione è un investimento
All’Inventing for Life Health Summit a Roma, organizzato da MSD, le priorità per i cittadini per un nuovo Ssn e i risparmi che porterebbero gli investimenti in screening e vaccinazioni
7 marzo 2025
di Laura Benfenati
Inventing for Life Health Summit, organizzato a Roma ogni anno da MSD, è sempre un’occasione importante di riflessione su quanto si può e si deve fare per mantenere l’eccellenza di un Servizio sanitario che tanti altri Paesi ci invidiano ma che è ad alto rischio, anche secondo la percezione dei cittadini.
Chiara Ferrari, Lead of Public Affairs di Ipsos, ha presentato l’indagine “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Ssn”, che ci racconta quanto la salute e la sanità siano le priorità in un Paese afflitto da invecchiamento: «Resta radicata tra i cittadini la corretta convinzione che la spesa sanitaria sia sotto la media UE e quindi il suo incremento sia una priorità, come lo sono la riduzione delle liste d’attesa e la questione della carenza di personale sanitario. La fotografia d’insieme resta comunque di segno positivo, anche se si contrae la valutazione di eccellenza e un italiano su tre non si aspetta interventi migliorativi».
Permane la percezione di grandi differenze regionali, con le Regioni del Centro e del Sud che esprimono forte critica sui servizi erogati. L’area oncologica resta quella di prevenzione più importante per i cittadini ed è migliorabile l’accesso alla protezione vaccinale, si parla ancora prevalentemente di antinfluenzale e anti Covid: «L’opposizione ideologica alle pratiche vaccinali rimane confinata a una quota minoritaria della popolazione ma va mantenuta la pressione divulgativa perché l’adesione ai vaccini sta tornando a livelli pre Covid». La farmacia si conferma presidio protagonista nella crescita della compliance vaccinale, meno importante invece nella comunicazione e nella lotta alle fake news, dove prevale il medico di medicina generale.
Liste d’attesa e medicina territoriale
«Gli italiani considerano la sanità una priorità prima del lavoro», ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci. «E le priorità nella priorità sono le liste d’attesa e il pronto soccorso. Per quel che riguarda il primo punto, tra un po’ sarà completata la piattaforma Agenas e già i controlli dei Nas dello scorso anno dimostrano significativi miglioramenti rispetto al 2023. In Piemonte, per esempio, ci sono state 8.000 prestazioni in più da gennaio a oggi, con riduzione dei tempi di attesa. Per quel che riguarda pronto soccorso e assistenza ospedaliera, quando avremo completato la riforma della medicina territoriale ci sarà una risposta ai bisogni non urgenti sul territorio, gli ospedali saranno luogo di cura per acuti e situazioni più complesse. Sulla carenza del personale, in Italia mancano medici in specialità essenziali come anatomia patologica e medicina d’urgenza: abbiamo alimentato il corrispettivo economico per alcune specializzazioni».
Più costoso non fare prevenzione
La prevenzione rimane la strada maestra per la sostenibilità del servizio sanitario: «La prevenzione primaria è costosa ma è molto più costoso non farla», ha detto David Bloom, docente di economia all’università di Harvard. «Le spese per la prevenzione riducono morbilità, mortalità e costi sanitari e offrono opportunità alla salute di tutta la comunità; le politiche di prevenzione possono incidere profondamente sull’equità sanitaria, economica e sociale. Oggi l’economia sanitaria ci consente di essere consapevoli dei vantaggi che abbiamo su ogni singola azione di prevenzione, che si tratti di investimenti ad alto rendimento è ampiamente dimostrato».
Aumentare le coperture vaccinali
Queste affermazioni sono state confermate dai numeri presentati da Valerio De Molli di European House Ambrosetti: «Aumentare le coperture vaccinali permetterebbe di migliorare le condizioni di salute, a partire dai più fragili, e di evitare costi significativi per il sistema. Se si raggiungessero gli obiettivi di copertura previsti dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale per le coorti di riferimento (femmine e maschi) si potrebbero evitare costi per 529 milioni di euro al netto del costo di vaccinazione. Se si raggiungessero gli obiettivi di copertura previsti per gli over 65 e i pazienti oncologici per questi vaccini sarebbe possibile evitare costi fino a 10 miliardi di euro, sempre al netto del costo delle vaccinazioni».
Il ruolo dell’industria
Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani ha sottolineato che l’export della farmaceutica è stato nel 2024 di 54 miliardi, con un saldo attivo di 20 miliardi tra importazioni ed esportazione, ma che le incognite sono molte: «I dazi turberanno l’Europa e rafforzeranno la forza di innovazione cinese. Potremmo andare incontro a carenze. Dobbiamo contare sulla politica affinché non ci siano dazi. L’Europa deve cambiare, c’è un’urgenza espressa da Mario Draghi, è indispensabile puntare su innovazione, ricerca e sviluppo, possiamo produrre in Europa antiipertensivi, statine, anticoagulanti e molti altri medicinali che ora non produciamo. Il Paese deve sostenere i settori che creano valore aggiunto, dobbiamo trattenere i talenti e investire in maniera pesante sull’innovazione, che ora arriva da Stati Uniti e Cina».
Scorporare la spesa in prevenzione
«Con l’ultima legge di bilancio sono aumentate le risorse per la sanità ma non sono sufficienti, la spesa sanitaria supererà ogni anno lo stanziamento, servono sforzi ulteriori: possiamo farlo insieme, consapevoli di avere un ruolo chiave come industria», ha detto Nicoletta Luppi, managing director di MSD. «MSD è la prima azienda biofarmaceutica sul fronte degli investimenti in ricerca e sviluppo, abbiamo 200 farmaci e vaccini innovativi scoperti dai nostri ricercatori, 25 molecole in fase 3 di sviluppo, nel 2024 i pazienti nel mondo raggiunti da MSD sono stati 460 milioni e siamo al primo posto nell’acquisizione di società biotech innovative. La nostra azienda ha anche un ruolo importante nello sviluppo del Paese, con centri di ricerca locali e con un contribuito per un miliardo di euro al Pil». Le proposte per un’innovazione sostenibile nel 2025? «Aumentare il fondo sanitario nazionale e le risorse destinate alla spesa farmaceutica pubblica, stracciare dalla spesa sanitaria quella destinata alla prevenzione, soprattutto per quel che riguarda immunizzazione e screening, perché si tratta di investimenti, e infine attrarre la ricerca clinica premiando il valore dell’innovazione come fa la Germania».
Un’apertura su questo si è avuta da Federico Freni, sottosegretario all’Economia: «Soffriamo di una incapacità strutturale di spendere in ricerca, non si è messo a terra negli anni un sistema industrial-finanziario che garantisca sviluppo in ricerca e prevenzione. Se investissimo in prevenzione nei prossimi dieci anni potremmo risparmiare 500 miliardi, che ci consentirebbero di ristrutturare quasi totalmente il servizio sanitario. La domanda di salute in Italia è incomprimibile e in crescita, cogliamo le opportunità che abbiamo: scorporare la spesa sanitaria in prevenzione ci consentirebbe di utilizzare le risorse che ci sono».



