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Quando meno farmaci significa più aderenza

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Quando meno farmaci significa più aderenza

(c) freepik.com

La complessità terapeutica spesso causa l'abbandono delle cure. Il farmacista può favorire la compliance riducendo i trattamenti superflui: un atto clinico che semplifica la vita al paziente e ne garantisce la sicurezza

Questa è una rubrica quindicinale che parla – da farmacista a farmacista – di aderenza terapeutica, che vuole trasmettere nozioni ma essere anche pratica, per poterne sfruttare i consigli tutti i giorni al banco. Tutte le puntate qui

12 febbraio 2026

di Sergio Cattani,
farmacista e formatore
www.sergiocattani.it

L’aderenza terapeutica è spesso raccontata come un problema di comportamento del paziente, ma nella pratica quotidiana il nodo è molto più strutturale: regimi complessi, terapie stratificate negli anni, farmaci iniziati per indicazioni temporanee e mai più rivalutati. In questo contesto, la deprescrizione non è solo una questione di appropriatezza, ma diventa uno strumento per rendere la terapia concretamente seguibile. Le evidenze mostrano un legame chiaro: quando il carico farmacologico si riduce e lo schema terapeutico si semplifica, l’aderenza alle terapie croniche tende a migliorare. Diversi studi che hanno documentato una riduzione del numero di farmaci riportano parallelamente un incremento dell’aderenza, a conferma che la complessità è di per sé un fattore di rischio per l’abbandono o l’uso irregolare dei trattamenti.

Deprescrivere non è sottrarre, ma ricalibrare

Nel paziente cronico, soprattutto anziano, la terapia è spesso il risultato di una somma di decisioni corrette nel singolo momento, ma mai rimesse in discussione nel loro insieme. È qui che la deprescrizione entra come atto clinico di rivalutazione, non come scelta riduttiva. Il farmacista territoriale, grazie alla visione longitudinale delle dispensazioni, intercetta meglio di chiunque altro le terapie diventate “inerziali”: inibitori della pompa protonica mantenuti per anni, benzodiazepine trasformate in abitudine, trattamenti sintomatici mai sospesi. Ridurre questi elementi non solo diminuisce il rischio di eventi avversi e interazioni, ma libera spazio terapeutico e cognitivo per i farmaci davvero necessari. Una terapia più proporzionata è una terapia che il paziente comprende meglio e, di conseguenza, segue con maggiore regolarità.

Tra medico e paziente

Le evidenze indicano che gli interventi del farmacista nella revisione della terapia portano a una riduzione dei farmaci potenzialmente inappropriati e che le raccomandazioni formulate in modo strutturato sono frequentemente accettate dai medici. Questo dato rafforza l’idea che la deprescrizione sia un processo collaborativo. Il farmacista analizza la terapia con strumenti validati, individua criticità e formula proposte motivate; il medico integra queste informazioni nel quadro clinico complessivo; il paziente viene accompagnato a comprendere che sospendere un farmaco può rappresentare una scelta di sicurezza.

Un processo clinico “silenzioso”

Nonostante i benefici sull’appropriatezza e sull’aderenza, la deprescrizione resta un’attività poco visibile e non sempre sostenuta da modelli organizzativi adeguati. Richiede tempo, accesso alle informazioni cliniche e collaborazione strutturata con i prescrittori. Inoltre, il suo successo non si misura sempre con indicatori eclatanti come la riduzione di ospedalizzazioni o mortalità, ma con risultati discreti: meno farmaci inutili, meno effetti avversi, terapie più chiare e meglio seguite. È un lavoro che agisce “a monte” del problema dell’aderenza, intervenendo sulla qualità della prescrizione prima ancora che sul comportamento del paziente.

Key Takeaways

  • La complessità terapeutica è una causa strutturale di scarsa aderenza.
  • Educazione del paziente e semplificazione dello schema terapeutico favoriscono un uso più regolare dei farmaci.
  • La deprescrizione è un atto clinico di rivalutazione, non una sottrazione automatica di farmaci.
  • Il farmacista territoriale ha una posizione privilegiata per intercettare terapie croniche non più rivalutate.
  • Raccomandazioni strutturate del farmacista sono spesso accettate dai medici.
  • Purtroppo, a oggi i farmacisti territoriali italiani non sono coinvolti in progetti di revisione delle terapie farmacologiche e deprescrizione.

Per saperne di più
Strumenti e applicazioni web per la revisione farmacologica

INTERCheck (https://intercheckweb.marionegri.it/) è un’applicazione web italiana sviluppata dall’Istituto Mario Negri che permette di verificare interazioni farmacologiche e supportare la revisione della terapia farmacologica.

MedStopper (https://medstopper.com/) è uno strumento pratico per identificare farmaci potenzialmente inappropriati e supportare le decisioni di deprescrizione.

Drug-PIN (https://www.drug-pin.com/) offre funzionalità di verifica delle interazioni farmacologiche e supporto alla revisione terapeutica.

Medicines Complete (https://www.medicinescomplete.com/) fornisce informazioni farmacologiche complete e aggiornate.

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