Tutti i giorni o solo quando serve?
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Tutti i giorni o solo quando serve?

Con la stagione pollinica alle porte, al banco torna una delle domande più frequenti – e più sottovalutate – della pratica quotidiana: l’antistaminico va preso ogni giorno o basta quando i sintomi si fanno sentire? La risposta non è scontata, e il modo in cui la diamo incide direttamente sull’aderenza
Questa è una rubrica quindicinale che parla – da farmacista a farmacista – di aderenza terapeutica, che vuole trasmettere nozioni ma essere anche pratica, per poterne sfruttare i consigli tutti i giorni al banco. Tutte le puntate qui
26 marzo 2026
di Sergio Cattani,
farmacista e formatore
www.sergiocattani.it
Una quota rilevante di chi inizia un antistaminico lo usa in modo variabile, modulando autonomamente le assunzioni in base all’andamento dei sintomi. I dati da diari e osservazionali da contesti specifici mostrano uno schema ricorrente: uso più frequente nelle fasi acute, riduzione o sospensione nei giorni “buoni”, ripresa al ritorno dei disturbi. Questa “negligenza” appare piuttosto il modo in cui quasi tutti gestiscono una terapia che percepiscono come sintomatica e quindi opzionale.
Tra i farmaci per la rinite allergica, gli antistaminici orali tendono ad avere un’aderenza migliore rispetto a terapie percepite come più impegnative – spray nasali, immunoterapia – soprattutto quando il paziente è convinto dell’utilità del trattamento. La complessità del regime gioca comunque un ruolo: più passaggi significano più occasioni per dimenticare o decidere di saltare.
Lo prendo solo quando sto bene?
La domanda che molti pazienti non fanno esplicitamente, ma che sottende il loro comportamento, è: ha senso prenderlo anche quando sto bene? L’uso continuativo, ovvero dall’inizio della stagione, indipendentemente dall’intensità dei sintomi del giorno, è spesso scelto quando l’esposizione è prevedibile e i sintomi frequenti. Garantisce una copertura più stabile e riduce i picchi. L’uso al bisogno può essere adeguato in chi ha sintomi davvero episodici e brevi, con buona risposta rapida al farmaco. Il problema è che in real-world il regime al bisogno tende a diventare irregolare: “quando serve” finisce per coincidere con “quando sto abbastanza male da ricordarmelo”. Il regime continuativo, dall’altra parte, può essere percepito come inutile nei giorni asintomatici… con il risultato che il paziente lo interrompe. Non esiste una strategia superiore in assoluto, tuttavia è consigliabile spiegare il razionale della scelta prima che il paziente esca dalla farmacia. Chi capisce perché prende l’antistaminico anche il giorno in cui non starnutisce è molto più probabile che lo prenda.
Il profilo di sicurezza: qualche distinzione utile
Gli antistaminici H1 di seconda generazione hanno un profilo di sicurezza complessivamente favorevole, e sono nettamente preferibili alla prima generazione — quella più vecchia, ancora disponibile in alcune formulazioni, associata a sedazione marcata, effetti cognitivi e rischi concreti per chi guida o lavora. Tra gli antistaminici di seconda generazione, esistono differenze di sedazione, ma non vanno presentate come gerarchie assolute: sono tendenze individuali. Cetirizina e levocetirizina possono dare sonnolenza in una quota di pazienti; fexofenadina, bilastina ed ebastina mostrano in media una componente sedativa inferiore. “In media” significa però che c’è variabilità: qualcuno è perfettamente sveglio con cetirizina, qualcuno avverte stanchezza con loratadina. La scelta migliore è spesso empirica: si parte da una molecola, si valuta la tollerabilità, si cambia se necessario. In bambini, anziani, gravidanza e insufficienza epatica o renale, i foglietti illustrativi indicano dosaggi specifici e cautele che vanno valutate caso per caso.
Mattina o sera: la risposta più utile è “quando ci riesce”
Il ragionamento secondo cui è preferibile un effetto massimo poco prima dell’incontro con l’allergene, ovvero per la maggior parte delle persone al mattino, è sensato ma poco sostenuto dagli studi esistenti. Pertanto, non esiste un orario universalmente obbligatorio, il criterio che funziona meglio per l’aderenza è scegliere un momento ripetibile, coerente con le abitudini del paziente. Se riferisce sonnolenza con una determinata molecola, la sera è la scelta logica. Fexofenadina, bilastina ed ebastina, avendo in media meno impatto sul sistema nervoso centrale (con i limiti già espressi), si prestano meglio alla mattina per chi guida o lavora. Ma anche qui vale la pena chiedere, non dare per scontato. In ultima, un consiglio sempre utile: per potenziare l’effetto di qualsiasi trattamento antiallergico, è consigliabile effettuare irrigazioni nasali quotidiane. Queste diminuiscono il contatto tra allergene e mucose, diminuendo la risposta allergica.
Bibliografia:
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