Vision 2040: la farmacia europea verso il ruolo di hub sanitario
L’INTERVISTA
Vision 2040: la farmacia europea verso il ruolo di hub sanitario

Il report strategico del Pgeu ridisegna il futuro delle farmacie di comunità come infrastrutture sanitarie di prossimità. La segretaria generale Passarani: «Il modello italiano, basato su progetti pilota regolati che evolvono verso modelli strutturali, si configura come possibile laboratorio europeo»
29 gennaio 2026
di Carlo Buonamico
L’Europa della salute è a un punto di svolta. Invecchiamento della popolazione, crescita delle cronicità, carenze di medicinali, transizione digitale e nuove vulnerabilità geopolitiche stanno mettendo sotto pressione i sistemi sanitari, evidenziandone limiti strutturali ma anche risorse spesso sottovalutate. Tra queste, la rete delle farmacie di comunità si è rivelata durante la pandemia un’infrastruttura essenziale: capillare, accessibile, affidabile, capace di garantire continuità assistenziale e di intercettare precocemente i bisogni dei cittadini.
Da questa consapevolezza nasce Vision 2040, report strategico del Pharmaceutical Group of the European Union (Pgeu) che traccia il futuro della farmacia europea come hub sanitario integrato, primo punto di accesso clinico, attore chiave della prevenzione, della gestione delle cronicità, della preparedness e della trasformazione digitale “con un volto umano”. Un documento che chiede un salto di paradigma: dal riconoscimento formale del ruolo clinico del farmacista a nuovi modelli di governance, dati interoperabili e sistemi di remunerazione capaci di sostenere servizi ad alto valore per la salute pubblica.
In questa intervista esclusiva a iFarma Digital, Ilaria Passarani, segretario generale Pgeu, approfondisce priorità, criticità e opportunità di questa traiettoria di cambiamento: dalle riforme regolatorie necessarie per rendere strutturale l’evoluzione professionale del farmacista, all’equilibrio tra innovazione digitale e relazione di fiducia con il paziente; dai modelli economici sostenibili alle lezioni che arrivano dalle esperienze nazionali. Uno sguardo lucido e prospettico che colloca anche l’Italia – con la sua farmacia dei servizi e i progetti di telemedicina – tra i laboratori più avanzati e potenzialmente replicabili a livello europeo.
Vision 2040 delinea le farmacie di comunità come hub sanitari integrati e primi punti di accesso clinico per i cittadini. Dal punto di vista del Pgeu, quali sono le principali priorità operative a livello UE nei prossimi 5-10 anni per trasformare questa visione in modelli coerenti e scalabili tra gli Stati membri?
Per i prossimi anni emerge a livello europeo la necessità di un riconoscimento formale della farmacia come infrastruttura sanitaria di prossimità. Le farmacie devono essere integrate in modo stabile e strutturale nelle strategie regionali, nazionali ed europee di primary care, prevenzione e preparedness, superando definitivamente una visione emergenziale o accessoria del loro ruolo. Parallelamente, è fondamentale promuovere una reale integrazione sistemica della farmacia nei percorsi assistenziali, affinché essa non operi più in modo “parallelo”, ma come parte integrante dei processi di cura, con responsabilità chiare nel triage dei bisogni, nella continuità terapeutica e nella gestione delle condizioni a bassa complessità. Un ulteriore prerequisito riguarda l’interoperabilità e l’accesso ai dati sanitari: senza un accesso strutturato e sicuro ai dati essenziali, i servizi clinici erogati in farmacia risultano difficili da scalare, valutare e governare. Infine, viene considerato prioritario il rafforzamento della resilienza della supply chain del farmaco, poiché la gestione delle carenze assorbe tempo e risorse professionali che potrebbero essere destinate all’assistenza diretta ai cittadini.
Vision 2024 assegna ai farmacisti un ruolo più autonomo nella gestione delle patologie minori, nelle attività di prevenzione e nel monitoraggio delle malattie croniche. Quali cambiamenti vengono considerati essenziali affinché i sistemi sanitari nazionali riconoscano pienamente e integrino questo ruolo professionale ampliato?
Secondo Pgeu, l’evoluzione del ruolo del farmacista richiede riforme regolatorie e di governance capaci di rendere sostenibile la maggiore autonomia professionale. In questo senso, è necessario un aggiornamento dello scope of practice basato sulle competenze effettivamente maturate, riconoscendo appunto formalmente attività come la gestione delle patologie minori, la prevenzione, il monitoraggio delle cronicità e la promozione dell’uso appropriato dei medicinali, superando vincoli normativi ormai non più coerenti con la pratica quotidiana. Allo stesso tempo, il farmacista deve essere pienamente integrato nella governance clinica del sistema sanitario, attraverso protocolli condivisi, percorsi assistenziali strutturati e meccanismi di collaborazione interprofessionale che definiscano chiaramente criteri di invio, presa in carico e responsabilità. Un elemento chiave del riconoscimento professionale è rappresentato anche dall’accesso bidirezionale ai sistemi informativi sanitari, che consenta al farmacista di documentare interventi, decisioni ed esiti clinici nei sistemi ufficiali, rendendo visibile e misurabile il proprio contributo. L’ampliamento delle funzioni deve infine poggiare su un quadro chiaro di responsabilità, qualità e sicurezza, accompagnato da requisiti di formazione continua, standard di servizio, protezione dei dati e gestione del rischio, così da rafforzare la fiducia dei cittadini e degli altri professionisti sanitari.
Il report fa riferimento a una “trasformazione digitale con un volto umano”. Come immagina il Pgeu l’equilibrio tra l’uso avanzato dei dati sanitari, dell’intelligenza artificiale e delle cartelle cliniche elettroniche e la salvaguardia della relazione di fiducia farmacista-paziente, in particolare nei Paesi con livelli disomogenei di maturità digitale?
La trasformazione digitale non rappresenta un fine in sé, ma uno strumento per migliorare la qualità della cura e rafforzare la relazione umana, che rimane centrale nella pratica farmaceutica. In quest’ottica, il digitale deve essere concepito come supporto alla decisione clinica e non come sostituto della relazione con il paziente: cartelle elettroniche, sistemi di supporto clinico e analisi dei dati dovrebbero ridurre il carico amministrativo e aumentare la sicurezza, liberando tempo da dedicare all’ascolto e al dialogo. È inoltre fondamentale adottare un approccio graduale all’innovazione, partendo da funzioni di base affidabili ed evitando soluzioni tecnologiche che rischino di amplificare disuguaglianze esistenti. La centralità della fiducia e della trasparenza resta un elemento imprescindibile: l’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale deve essere proporzionato, sicuro e comprensibile, e il farmacista svolge un ruolo cruciale nel mediare tra la complessità tecnologica e i bisogni concreti del cittadino, preservando la fiducia nel sistema sanitario. In questo quadro, la farmacia può anche fungere da strumento di inclusione digitale, agendo come “ponte” per i cittadini meno digitalizzati e garantendo un accesso assistito ai servizi, prevenendo nuove forme di esclusione sanitaria.
La resilienza economica è individuata come uno dei pilastri della farmacia del futuro. Quali modelli di remunerazione basati sui servizi e sui risultati ritiene più attuabili a livello europeo?
Per Pgeu, la sostenibilità economica rappresenta una condizione imprescindibile per lo sviluppo della farmacia del futuro. Tra i modelli di remunerazione considerati più realistici e trasferibili vi è innanzitutto la remunerazione per servizio standardizzato, basata su pagamenti specifici per prestazioni chiaramente definite – come prevenzione, vaccinazioni, screening, gestione delle patologie minori e revisione della terapia – facilmente adattabili ai diversi sistemi sanitari. Accanto a questo, assumono rilievo i modelli per percorso o presa in carico, che prevedono pacchetti di servizi legati alla gestione delle cronicità e al supporto all’aderenza terapeutica, valorizzando la continuità assistenziale piuttosto che il singolo atto. Un ulteriore componente riguarda i meccanismi di remunerazione legati alla qualità e a risultati intermedi, basati su indicatori semplici e misurabili, come appropriatezza, aderenza e copertura dei servizi di sanità pubblica, preferibili rispetto ad outcome clinici complessi difficili da attribuire a un solo attore.
Tuttavia, l’adozione di questi modelli incontra ancora significative barriere politiche e culturali: in alcuni contesti persistono resistenze legate a una visione tradizionale e restrittiva dei confini professionali del farmacista, che rallentano l’accettazione di un ruolo più clinico. A ciò si aggiungono la frammentazione decisionale e dei finanziamenti, nonché l’assenza di una visione di lungo periodo condivisa tra i diversi livelli di governo, che rendono complesso investire stabilmente nei servizi di prossimità. Infine, i limiti infrastrutturali e digitali, in particolare la mancanza di dati interoperabili e sistemi di monitoraggio adeguati, rendono difficile dimostrare il valore dei servizi e giustificare modelli di remunerazione basati su qualità e risultati.
Come valuta il posizionamento attuale dell’Italia rispetto alla Vision 2040 e quali elementi del modello italiano potrebbero rappresentare delle best practice a livello europeo?
Nel complesso, l’Italia può essere considerata ben posizionata rispetto alla traiettoria delineata dalla Vision 2040, soprattutto sul piano della farmacia come presidio territoriale di prossimità e primo punto di accesso ai servizi sanitari. L’evoluzione recente mostra una convergenza concreta verso il modello di farmacia-hub integrato, pur all’interno di un sistema sanitario regionalizzato.
Le farmacie italiane hanno ampliato in modo significativo le attività oltre la dispensazione, includendo screening di prevenzione, servizi per la cronicità, supporto all’aderenza terapeutica e prestazioni di sanità pubblica. Questo rafforza il ruolo della farmacia come “first point of clinical access”, coerente con la Vision.
I progetti di telemedicina promossi da Federfarma rappresentano un elemento distintivo del modello italiano. Attraverso accordi nazionali e iniziative coordinate, le farmacie offrono prestazioni come Ecg, holter cardiaco e pressorio, spirometria e altri esami, con refertazione a distanza da parte di specialisti. Questo modello riduce le barriere di accesso, soprattutto nelle aree rurali e periferiche, intercetta precocemente bisogni clinici, rafforza l’integrazione tra farmacia, medicina generale e specialistica e dimostra come la telemedicina possa essere “incorporata” nella relazione di fiducia farmacista-paziente, anziché sostituirla. Le farmacie sono sempre più coinvolte nelle logiche di assistenza territoriale, fungendo da punto di collegamento tra cittadini e sistema sanitario, in linea con l’idea Pgeu di infrastruttura sanitaria di prossimità resiliente e capillare. L’esperienza italiana mostra che la farmacia può essere un ambiente sicuro e accessibile per la telemedicina, con procedure definite, responsabilità chiare e forte accettazione da parte dei cittadini. Questo approccio è altamente replicabile in altri Paesi europei, soprattutto dove l’accesso alla specialistica è limitato.
La capacità di attivare campagne di prevenzione utilizzando la rete capillare delle farmacie rispecchia pienamente la Vision 2040 e rappresenta una best practice per migliorare equità e tempestività degli interventi.
Il percorso italiano, basato su progetti pilota regolati che evolvono verso modelli strutturali, è coerente con l’approccio Pgeu: testare, valutare, standardizzare e poi scalare.