La scrittura come rifugio dell’anima
PHARMEVOLUTION 2025
La scrittura come rifugio dell’anima

I farmacisti scrittori tornano a PharmEvolution, nel centenario della nascita di Andrea Camilleri e sotto il segno di Elsa Morante
16 ottobre 2025
di Laura Benfenati
Alla fine dell’estate – chi mi conosce lo sa – lascio qualsiasi libro stia leggendo per dedicarmi a quelli dei “farmacisti scrittori” che partecipano in ottobre al bellissimo convegno a loro dedicato a PharmEvolution, ideato da Agata Cardillo e Giovanna Crisafulli, appassionate lettrici.
Quest’anno stavo leggendo Menzogna e sortilegio di Elsa Morante, una delle più grandi scrittrici italiane del Novecento – forse la più grande – autrice di capolavori come L’isola di Arturo e La storia, considerato uno dei primi 100 libri di tutti i tempi.
Elsa Morante diceva che la scrittura è il luogo dove la realtà incontra l’immaginazione e dove l’anima trova rifugio: ho voluto quindi chiedere ai farmacisti scrittori presenti al convegno a Catania cosa sia per loro la scrittura. Sorprendente quello che ci hanno raccontato.
Il primo papavero della stagione
«Scrivere, per me, è come aspettare il primo papavero della stagione. Io lo festeggio e lo celebro ogni anno», ci ha detto Alessandra Distefano, che prima di Tutte le altre vite (qui la nostra recensione) ha già pubblicato molto, sia prosa che poesia. «Il papavero è il simbolo perfetto della bellezza: cresce dove vuole e quando vuole, devi guardarlo brillare lì dov’è, se tento di prenderlo per portarlo via si sciupa definitivamente. La sua bellezza è allo stesso tempo forte e fragile, selvaggia o delicata. A volte lo vedo arrivare davvero il papavero, altre lo immagino soltanto. Nello stesso modo aspetto le parole e quando arrivano diventano strumento della mia passione e con la gola secca per l’emozione e la felicità le accolgo».
Essere altro da me
«La scrittura è il mio modo per abbattere ogni barriera fisica, ma in realtà è “mia” nella misura in cui la sento tale, non perché sia un’assoluta novità, anzi», ci ha detto Claudia Cocuzza, farmacista catanese che ci ha presentato La recita di Natale. «La scrittura mi permette di essere altro da me – uomo, donna, bambino, anziano – e altrove, in luoghi e tempi che non avrei la possibilità di vivere altrimenti». E così ecco che ritroviamo nel suo nuovo libro la farmacista Clara e il maresciallo Stefania alle prese con il rapimento di un bambino e strani intrighi familiari, in cui in sottofondo si delineano sospetti di schizofrenia e arrivano in farmacia strane ricette.
Sviluppare storie avvincenti e spiazzanti
«Scrivere per me è il piacere di evadere dalla routine quotidiana, mettere su carta la mia creatività, creare personaggi vivi, complessi e reali», ci ha detto Ugo Quartaroli, che torna con Commissario Forti. Il labirinto di morte, il terzo libro della trilogia dedicata a questo investigatore segnato dalla vita e tormentato dai propri limiti. «Sviluppare storie avvincenti e coerenti, e renderne partecipi gli altri, per me è l’essenza di questa mia passione. Perché quando inizio a scrivere un romanzo o un racconto lo faccio per me, ma dopo la parola fine il primo pensiero è sempre per il lettore».
Il biglietto della lotteria per una nuova vita
«La scrittura per me è il biglietto di una lotteria per una nuova vita, è diventata introspezione, occasione di crescita e infine gratitudine e condivisione delle piccole grandi lezioni di vita che mi hanno permesso di evolvere», ci ha raccontato Roberto Moneta presentando La vita che ho sempre sognato, storia di un uomo perso, Giorgio, che nella notte in cui decide di farla finita comincia a raccontare la propria storia. Potrebbe essere la sceneggiatura di film, magari con il suo attore preferito Denzel Washington e con le musiche delle tante canzoni che Roberto ama, che fanno sempre da colonna sonora ai suoi libri.
Un modo per combattere l’entropia dei sentimenti
Se il primo libro di Marco Florita era stato “cura”, la scrittura di quello di quest’anno, Il primo giorno d’autunno, «è stato un modo per combattere l’entropia dei sentimenti, per mettere ordine nella moltitudine dei pensieri, delle emozioni che prendono possesso della nostra mente», ci racconta. «Il protagonista, Vince Petrucciani, scopre un farmaco antitumorale che in realtà si rivela essere un inverter cellulare che porta al ringiovanimento dei soggetti trattati, ribaltando il corso dell’invecchiamento con una direzione specularmente opposta». Una storia avvincente sulle vie che rischiano di essere senza ritorno e con una domanda in sottofondo: “Quanto è lecito sfidare la natura, quali sono i confini della scienza?”.
Scrittura come memoria
Leopoldo Mannucci non è potuto essere con noi a Catania a causa di una brutta influenza, ma il suo libro, La mia farmacia. La storia di una famiglia di farmacisti, lo avevamo recensito su iFarma Digital. Per lui è stato un modo di ripercorrere la vita di nonno Leopoldo, papà Enrico e della storia della sua famiglia di farmacisti ben radicata nel quartiere dove c’è la farmacia, che non è solo luogo di lavoro, di innovazioni, di soddisfazioni professionali ma punto di riferimento sanitario e umano prezioso per l’intera comunità.
In chiusura del convegno Agata Cardillo ha voluto ricordare, nel centenario della sua nascita, Andrea Camilleri: grazie ai suoi libri si è potuta conoscere una Sicilia diversa, più bella, più pura.
Appuntamento alla prossima edizione di PharmEvolution con tutti i colleghi farmacisti scrittori che vorranno farci conoscere i loro libri e le loro storie.

