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Storia di una passione e di una famiglia

IL LIBRO

Storia di una passione e di una famiglia

Questo libro di Leopoldo Mannucci fa venire in mente radici e ali: una famiglia di farmacisti che trasmette, generazione dopo generazione, passione per una professione che si trasforma e affronta sempre nuove sfide

22 maggio 2025

di Laura Benfenati

“La mia farmacia non è solo un luogo di lavoro ma una realtà umanizzata, dove competenza e calore umano si intrecciano ogni giorno”, scrive Leopoldo Mannucci nella prima pagina del suo La mia farmacia. La storia di una famiglia di farmacisti (Gilgamesh Edizioni).

Enrico, garibaldino e sindaco

Si parte da lontano, con il bisnonno Enrico, che aveva combattuto con Garibaldi per l’Unità d’Italia, si laureò in farmacia nel 1868 e fu sindaco di Artena, impegnato nella lotta contro i briganti, ferito in un attentato in piazza. Realizzò l’acquedotto, promosse l’alfabetizzazione dei cittadini, distribuì medicinali ai più poveri e, successivamente, inaugurò una farmacia a Roma in via Leone IV: “il cambiamento non fu solo geografico ma professionale”, in quegli anni in cui si passò dalla galenica ai prodotti industriali.

Mannucci racconta che la prima Farmacopea del Regno d’Italia fu pubblicata nel 1892 e la prima specialità industriale fu la Digitalina Nativelle. Era l’epoca in Italia di Schiaparelli, Zambeletti e Carlo Erba, del Pantopon a base di oppio prodotto da Roche, del talco Roberts.

Leopoldo, Nobile collegiale

Nonno Leopoldo divenne titolare della farmacia nel 1913, creò la Biosozina e fu poi segretario della Corporazione dei farmacisti per più di 20 anni. Contribuì pure alla stesura del Testo Unico delle leggi sanitarie che è ancora in vigore: proprio in questi giorni si sta finalmente discutendo di una sua revisione su iniziativa del sottosegretario Marcello Gemmato.

Il nonno fu Nobile collegiale e, si legge nel libro, “nel 1929 grazie all’impegno di Leopoldo e al supporto degli altri membri del Collegio, venne impedito l’abbattimento dell’edificio a causa dei lavori per la costruzione di via dei Fori Imperiali, preservando così l’attuale fisionomia del complesso monumentale”.

Nel frattempo, la farmacia Mannucci viene spostata in via Andrea Doria 31, dove si trova tuttora. Si diffondono sempre più le vaccinazioni, arrivano i sulfamidici, nonna Giovanna che è ostetrica fa nascere bimbi del quartiere e nonno Leopoldo invita a pranzo i bimbi poveri se leggono una poesia.

Papà Enrico, un riferimento nel quartiere Trionfale

Poi arriva papà Enrico, un punto di riferimento per il quartiere Trionfale, insieme a sua sorella Lea.  Era il tempo della penicillina in Italia, della ristrutturazione della farmacia, dell’introduzione dell’aria condizionata.

Il figlio Leopoldo si laurea nel 1971 con tesi in microbiologia, comincia a fare ricerca nel laboratorio di virologia dell’Istituto superiore di sanità al mattino e lavora in farmacia al pomeriggio. Frequenta anche il corso di laurea in genetica alla sera ma poi decide di fare il farmacista a tempo pieno. “Papà, giorno dopo giorno, mi dettava le leggi del buon farmacista: il rispetto per le persone, la disponibilità per tutti, lo studio e l’aggiornamento continuo. Io portavo l’entusiasmo e l’esuberanza della gioventù. Ogni giorno avevo proposte e cambiamenti organizzativi”.

Leopoldo e la sua “squadra formidabile”

Leopoldo Mannucci si impegna anche all’Ordine dei farmacisti, nell’organizzazione di convegni, nell’attività di volontariato con la Fondazione Gigi Ghirotti, nell’innovazione: la sua fu una delle prime farmacie a fare telemedicina. E promuove la diffusione di defibrillatori – siamo nel 2008 – prima a Roma e poi nei piccoli paesi del Lazio. È titolare dal 1998, nel 2019 ha ampliato i locali, raddoppiando la superficie della farmacia. Dal 2023 collabora a un nuovo programma per la gestione della farmacia che utilizza l’intelligenza artificiale, “la vera sfida nella gestione dei pazienti cronici e fragili nel nostro territorio, creando un’unità territoriale che abbia nella farmacia, in collaborazione con i medici di base, il suo punto centrale. Dobbiamo diventare i tutor degli anziani e il riferimento per i pazienti cronici”.

Mannucci ricorda i difficili momenti della pandemia, le oltre mille vaccinazioni fatte nella sua farmacia come “l’esperienza più importante della mia vita professionale” per il modo in cui le farmacie sono state utili al bene comune. La protagonista di questa storia è, lo sottolinea alla fine del libro, la sua famiglia, insieme alla squadra della farmacia: “Gestire il lavoro, le difficoltà personali e i vari caratteri di ciascuno è possibile solo grazie a una condizione: pazienza e rispetto reciproco. Siamo una squadra formidabile, e sono sicuro che continueremo a fare onore al nostro lavoro”.

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