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Aderenza e cronicità: un nuovo modello di continuità assistenziale

L'INIZIATIVA

Aderenza e cronicità: un nuovo modello di continuità assistenziale

Dal confronto promosso dalla campagna “Ricordati di Stare Bene” emerge la necessità di ripensare la presa in carico dei pazienti cronici. La sfida della sanità territoriale passa attraverso percorsi integrati, nuove forme di collaborazione tra professionisti e una valorizzazione più strutturata del ruolo della farmacia

11 giugno 2026

di Gianni Scancariello, farmacista

L’evento conclusivo della campagna “Ricordati di Stare Bene” – l’iniziativa promossa da HappyAgeing – Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo e Federsanità – Confederazione delle Federsanità Anci Regionali sull’importanza dell’aderenza terapeutica – presso la sede Anci di Roma, ha offerto uno spaccato molto interessante dell’attuale fase di trasformazione della sanità territoriale italiana. La giornata, dedicata al tema dell’aderenza terapeutica nella gestione delle cronicità, ha riunito rappresentanti istituzionali, Agenas, Anci, Fofi, professionisti sanitari, enti territoriali, associazioni civiche, medicina generale e realtà coinvolte nella prevenzione e nell’assistenza ai pazienti cronici.

La presenza di Anci ha inoltre evidenziato come il tema dell’aderenza terapeutica stia progressivamente entrando anche nell’agenda degli enti locali. Nel corso dell’evento, Claudia Giovannini, Responsabile Area Salute dell’associazione, ha rappresentato il crescente coinvolgimento dei Comuni nei percorsi di promozione della salute e di supporto ai pazienti cronici, confermando il ruolo sempre più rilevante delle amministrazioni locali nella costruzione della sanità di prossimità.

Ma ciò che ha reso il confronto particolarmente significativo non è stata soltanto la pluralità degli attori presenti. È stata soprattutto la percezione, ormai sempre più evidente, che il tema dell’aderenza terapeutica stia progressivamente diventando il punto di incontro di tutte le principali fragilità organizzative della sanità territoriale italiana.

Una riflessione che ha attraversato gran parte degli interventi della giornata. Francesco Macchia, direttore di HappyAgeing, ha infatti evidenziato come la mancata aderenza terapeutica rappresenti ancora oggi uno dei principali limiti alla capacità di cura del sistema sanitario, richiamando la necessità di consolidare le reti di collaborazione costruite durante la campagna e di trasformare le attività di sensibilizzazione in un cambiamento strutturale e duraturo. Nel corso degli interventi, infatti, si è parlato di prevenzione, invecchiamento della popolazione, presa in carico, continuità assistenziale, medicina di prossimità, integrazione territoriale, sostenibilità del Ssn e superamento della frammentazione delle cure. Argomenti apparentemente differenti, ma in realtà profondamente connessi tra loro.

Un cambiamento strutturale nell’assistenza

L’impressione emersa durante la giornata è che il sistema sanitario stia lentamente prendendo coscienza di un cambiamento strutturale ormai inevitabile: la gestione della cronicità non può più essere affrontata attraverso modelli organizzativi costruiti attorno all’episodio acuto. Il problema centrale non è più soltanto curare la malattia, ma accompagnare il paziente nel tempo.

Ed è proprio qui che il tema dell’aderenza terapeutica assume un significato molto più ampio rispetto alla semplice corretta assunzione dei farmaci. L’aderenza terapeutica rappresenta infatti uno degli indicatori più concreti della capacità di un sistema sanitario di garantire continuità assistenziale ai pazienti cronici. Quando un paziente interrompe spontaneamente una terapia, dimentica i farmaci, assume medicinali in modo scorretto o non riesce a gestire una politerapia complessa, il problema raramente riguarda soltanto il comportamento individuale. Molto spesso emerge una difficoltà più profonda del sistema nel creare percorsi realmente coordinati e continuativi.

Il paziente cronico attraversa oggi una molteplicità di professionisti e strutture: ospedale, specialistica ambulatoriale, medicina generale, farmacia territoriale, servizi infermieristici, assistenza domiciliare e servizi sociali. Tuttavia, questi livelli continuano frequentemente a comunicare poco tra loro, generando inevitabili discontinuità nella presa in carico. Ed è proprio all’interno di questa frammentazione che si sviluppa gran parte della non aderenza terapeutica.

Il territorio e la presa in carico

Il paziente anziano in politerapia si trova spesso a gestire autonomamente cambi terapeutici, prescrizioni multiple, visite specialistiche separate, effetti indesiderati, problematiche organizzative e difficoltà di comprensione della terapia senza un reale coordinamento territoriale stabile. Per questo motivo durante l’evento si è parlato più volte della necessità di costruire “reti territoriali” e “alleanze” per la gestione della cronicità.

Non a caso, la campagna ha coinvolto oltre 80 Comuni distribuiti sull’intero territorio nazionale, raggiungendo potenzialmente circa 8 milioni di cittadini. Un risultato che dimostra come l’aderenza terapeutica non rappresenti soltanto una questione clinica, ma anche una sfida organizzativa e sociale che richiede il contributo coordinato di istituzioni, professionisti sanitari e amministrazioni locali. Una visione richiamata anche da Giovanni Iacono, vicepresidente vicario di Federsanità, che ha sottolineato la necessità di costruire una nuova alleanza territoriale tra sanità, enti locali, terzo settore e comunità per migliorare la qualità della vita dei pazienti cronici e rafforzare la prevenzione sul territorio.

La medicina territoriale non potrà evolvere semplicemente aumentando il numero delle prestazioni disponibili sul territorio. Vaccinazioni, screening, telemedicina, Ecg, holter, spirometrie e servizi diagnostici rappresentano certamente strumenti importanti, tuttavia, se rimangono attività isolate, rischiano di non modificare realmente il modello organizzativo della presa in carico. La cronicità richiede infatti qualcosa di molto più complesso. Richiede monitoraggio terapeutico continuativo, capacità di intercettare precocemente problemi di aderenza, errori di assunzione, effetti indesiderati, interazioni farmacologiche e difficoltà organizzative. Richiede professionisti che possano seguire longitudinalmente il paziente nel tempo.

Il ruolo della farmacia

Ed è proprio all’interno di questo scenario che anche il ruolo della farmacia territoriale potrebbe evolvere profondamente. Negli ultimi anni essa ha ampliato significativamente il proprio spazio operativo all’interno della sanità territoriale. Durante l’evento è emerso chiaramente come venga ormai percepita sempre più spesso come presidio sanitario di prossimità, uno dei punti di accesso più capillari e continuativi del territorio, soprattutto per la popolazione anziana.

In molti casi il farmacista è il professionista sanitario che mantiene il contatto più frequente con il paziente cronico. Osserva nel tempo le modifiche terapeutiche, le sospensioni spontanee delle cure, i problemi di persistenza terapeutica, le difficoltà nella gestione domiciliare della terapia e le criticità legate alla politerapia. Eppure, questo enorme patrimonio di osservazione clinica rimane ancora scarsamente integrato nei processi strutturati del SSN.

Ed è qui che emerge uno dei grandi nodi del dibattito attuale sulla farmacia dei servizi. Esiste infatti una differenza sostanziale tra l’ampliamento delle prestazioni erogabili all’interno della farmacia e la reale integrazione professionale del farmacista nei percorsi di presa in carico della cronicità.

Il rischio concreto è costruire una sanità territoriale basata prevalentemente sull’accumulo di singoli servizi senza sviluppare un reale modello di continuità assistenziale.

Evoluzione del modello organizzativo

La vera evoluzione, dunque, avverrà con l’integrazione del ruolo del farmacista all’interno di processi strutturati di monitoraggio terapeutico e gestione della cronicità. E perché questo possa avvenire serviranno inevitabilmente modelli organizzativi nuovi, strumenti condivisi di documentazione clinica, interoperabilità dei dati sanitari, maggiore integrazione multiprofessionale e sistemi remunerativi capaci di riconoscere non soltanto la dispensazione del prodotto, ma anche il valore professionale offerto.

La sensazione emersa durante il confronto romano è che il sistema sanitario italiano stia entrando in una fase di transizione molto delicata.

Una riflessione condivisa anche da Fabrizio d’Alba, presidente nazionale di Federsanità, che ha evidenziato come la sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale dipenda sempre più dalla capacità di investire in prevenzione, prossimità e integrazione territoriale.

La vera sfida non sarà semplicemente ampliare l’offerta territoriale, ma ridefinire il concetto stesso di presa in carico. Ed è probabilmente proprio sull’aderenza terapeutica che si misurerà la capacità del Ssn di evolvere verso modelli di assistenza territoriale realmente integrati, continuativi e sostenibili.

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