Affrontare l’obesità come una malattia cronica
L’AGGIORNAMENTO
Affrontare l’obesità come una malattia cronica

Il riconoscimento della cronicità e della base multifattoriale della patologia comporta una maggiore attenzione alla prevenzione, alla personalizzazione delle cure, all’aderenza. Temi che per essere affrontati sul territorio devono vedere le farmacie protagoniste. Ne parliamo con Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana dell’Obesità, a valle del recente congresso di Trieste
16 ottobre 2025
di Claudio Buono
Si è recentemente concluso il dodicesimo congresso della Società Italiana dell’Obesità (Sio), un appuntamento di riferimento per tutti i professionisti della salute impegnati nella prevenzione, diagnosi e cura di quella che il nostro Paese, primo al mondo, riconosce come malattia cronica. Questa edizione ha fra l’altro confermato il ruolo sempre più strategico del farmacista come figura chiave nella rete territoriale di presa in carico della persona con obesità. Ne abbiamo parlato con il presidente della SIO Silvio Buscemi, professore ordinario di Nutrizione clinica e direttore della scuola di specializzazione in Scienza dell’alimentazione dell’università di Palermo e del Centro di nutrizione clinica, obesità e malattie del metabolismo presso il Policlinico universitario di Palermo.
Presidente, qual è il contributo del farmacista nella presa in carico della persona con obesità?
Il farmacista rappresenta indubbiamente una figura fondamentale, non solo per il ruolo professionale svolto all’interno del percorso terapeutico dell’obesità, ma anche e soprattutto per la sua partecipazione attiva alla prevenzione e alla sensibilizzazione su una patologia cronica complessa e multifattoriale che sta assumendo dimensioni preoccupanti – solo in Italia, una persona su due è obesa o sovrappeso – e che oltretutto costituisce un fattore scatenante di numerose complicanze, dal diabete alle malattie cardiovascolari e oncologiche, tanto per citare le principali.
Da sottolineare, poi, che la lotta all’obesità avrà sempre più come protagonista il territorio e chi più del farmacista è capillarmente presente nel territorio? Grazie alla prossimità e alla fiducia che riesce a instaurare con i cittadini, può offrire consigli sullo stile di vita, sull’alimentazione, sul controllo del peso, sulla corretta aderenza alle terapie per pazienti con patologie correlate, intercettando altresì precocemente situazioni a rischio.
Inoltre, in un contesto in cui l’offerta di soluzioni per il trattamento dell’obesità è estremamente eterogenea e non sempre supportata da evidenze scientifiche né rispettosa delle linee guida cliniche, il suo intervento è cruciale nel contrastare il fenomeno dell’autoprescrizione di prodotti o farmaci dimagranti che spesso non solo risultano inefficaci, ma possono anche essere dannosi per la salute. E nella fase di supporto alla terapia farmacologica – in sinergia con le altre figure sanitarie, medico in primis – può svolgere un’importante funzione di educazione all’uso corretto dei farmaci antiobesità oggi disponibili, spiegandone benefici, modalità d’assunzione e potenziali effetti collaterali, rafforzando così l’alleanza terapeutica tra paziente e professionisti della salute.
A proposito di farmaci antiobesità, nel corso del congresso si è parlato di nuove molecole in dirittura d’arrivo. In che modo potranno cambiare lo scenario delle terapie contro la malattia?
Premetto che i risultati raggiunti con gli eccellenti trattamenti di cui disponiamo al momento sono già molto confortanti, in quanto mai fino a ora era stato possibile indurre un calo ponderale come quello ottenibile con l’utilizzo di farmaci dotati anche di benefici effetti pleiotropici. Mi riferisco, in particolare, a tre molecole ad azione ormonale che trovano impiego anche per il trattamento del diabete di tipo 2: liraglutide e semaglutide, agoniste del recettore del GLP-1, e la tirzepatide, dotata di una duplice azione sul recettore del GLP-1 e del GIP. Sono state prodotte oltre 10mila pubblicazioni su questi farmaci coinvolti, in particolare, nella regolazione dell’appetito e della sazietà.
Siamo comunque solo agli inizi: nel futuro, anche non lontano, disporremo di molti altri farmaci che certamente non soppianteranno quelli attualmente disponibili ma che saranno in grado di indurre cali ponderali ancora più significativi, pienamente in linea con gli obiettivi attualmente raggiungibili solo con la chirurgia bariatrica, o che risulteranno più adatti ad affrontare anche altre complicanze dell’obesità. Si tratta di molecole dotate di una tripla se non addirittura quadrupla azione terapeutica, innovative anche nelle modalità di somministrazione prevedendo, in alcuni casi, la loro somministrazione ogni 3-6 mesi.
Viste le premesse, in quanto tempo si stima che i nuovi farmaci saranno disponibili sul mercato?
A mio avviso, già nel 2026 potremo disporre di qualche nuova molecola e comunque ritengo plausibile che nel breve periodo ne verranno messe in commercio almeno una o due all’anno, in aggiunta a quelle che già conosciamo. Saranno farmaci che ci permetteranno di personalizzare meglio i trattamenti rendendoli più adatti a ogni singolo caso clinico. Questo perché ciascuno di essi presenterà caratteristiche specifiche o sarà stato testato per indicazioni differenti correlate alle diverse problematiche di salute che spesso si accompagnano al fenomeno obesità.
In ogni modo, più opzioni terapeutiche avremo a disposizione, maggiori saranno le ricadute positive sia in termini di accessibilità economica dei farmaci sia di investimenti continui in ricerca e sviluppo.
Nell’immediato futuro è facile ipotizzare, dunque, un approccio sempre più personalizzato ai percorsi di cura…
Certamente. Non dobbiamo dimenticare che dietro al problema obesità ci sono realtà molto complesse e articolate che vanno valutate caso per caso e per le quali occorre definire una strategia terapeutica la più adeguata possibile. Un approccio clinico personalizzato costituisce senza dubbio la chiave vincente per aumentare l’efficacia del percorso di cura e la sostenibilità dei risultati nel lungo termine. Anche in questo ambito il farmacista può svolgere un ruolo attivo, a partire dalla collaborazione con il medico di base, il dietologo o con altre figure sanitarie partecipi nella scelta della terapia più adatta, considerando comorbidità (come diabete, ipertensione…) e preferenze della persona.