AI, il Life Science accelera
L’INNOVAZIONE
AI, il Life Science accelera

L’intelligenza artificiale è ormai una priorità per le aziende farmaceutiche, soprattutto nella relazione con i professionisti sanitari. Crescono anche le terapie digitali, con 121 soluzioni attive a livello internazionale. Ma in Italia il quadro normativo resta ancora da completare
24 settembre 2026
di Carlo Buonamico
L’intelligenza artificiale entra sempre più nel cuore delle strategie dell’industria farmaceutica. Non più soltanto sperimentazioni o progetti pilota, ma strumenti integrati nei processi aziendali, dalla relazione con i professionisti sanitari alla ricerca di nuovi farmaci.
Secondo la ricerca “AI e digitale nel Life Science: la creazione di valore oltre la sperimentazione” dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, realizzata in collaborazione con Farmindustria e presentata il 16 settembre, per il 78 per cento delle aziende farmaceutiche l’AI è una priorità per migliorare l’engagement degli operatori sanitari, mentre il 48 per cento la considera strategica per supportare la scoperta di nuovi farmaci e le sperimentazioni cliniche. Il dato che forse racconta meglio la velocità del cambiamento è però un altro: in un solo anno la quota di aziende che utilizza soluzioni di AI sviluppate ad hoc è passata dal 36 per cento al 76 per cento. Il 92 per cento ricorre inoltre a strumenti di terze parti, tra cui ChatGPT, Copilot, Claude, Perplexity e Gemini.
«Le tecnologie digitali, e in particolare l’AI, stanno evolvendo da ambiti di innovazione a infrastrutture sempre più integrate e regolate nell’ecosistema Life Science», ha osservato Gabriele Dubini, responsabile scientifico dell’Osservatorio. La sfida, aggiunge, è trasformarle «in concrete leve di valore e competitività».
Medici: meno comunicazioni, più rilevanza
La spinta all’AI si incrocia con una richiesta sempre più chiara da parte dei professionisti sanitari. Il 67 per cento dei medici specialisti vorrebbe ricevere comunicazioni meno frequenti ma più pertinenti alla propria specialità, mentre uno su due segnala un eccesso di contenuti difficili da gestire.
Ed è proprio qui che l’AI può giocare una partita importante: il 62 per cento delle aziende la utilizza per analizzare e sintetizzare i medical insight raccolti dai professionisti della salute, mentre il 58 per cento la impiega per individuare la next best action, cioè il contenuto o l’azione più adatta sulla base dei comportamenti e delle preferenze del professionista.
La trasformazione, tuttavia, non è priva di ostacoli. Difficoltà nel misurare i benefici degli investimenti e carenza di competenze digitali sono indicate entrambe dal 52 per cento delle aziende come principali barriere, seguite dalla complessità normativa, al 48 per cento.
La nuova frontiera delle terapie digitali
Intanto cresce anche il mercato delle Digital Therapeutics (DTx). A maggio 2026 le terapie digitali attive nel mondo erano 121, nove in più rispetto all’anno precedente. Il 40 per cento riguarda la salute mentale, mentre il 43 per cento viene utilizzato in combinazione con una terapia farmacologica. Il 17 per cento integra già tecnologie di AI per supportare le decisioni cliniche e personalizzare i trattamenti.
L’Italia è però ancora indietro: non ci sono DTx approvate e commercializzate, anche se il quadro normativo è in evoluzione e potrebbe aprire la strada alla futura rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale.
L’interesse di pazienti e medici è significativo – il 63 per cento dei pazienti sarebbe disposto a utilizzare una DTx su prescrizione medica, mentre il 46 per cento degli specialisti sarebbe disposto a prescriverla – ma la conoscenza resta limitata: soltanto il 33 per cento dei medici distingue una terapia digitale da una tradizionale app per la salute.
«La proposta di legge approvata dalla Camera rappresenta un passo importante», sottolinea Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio, perché inquadra le DTx come “Software as a Medical Device” e apre alla possibilità di inserirle nei Livelli essenziali di assistenza. Ora, osserva Sgarbossa, sarà fondamentale definire «meccanismi di rimborsabilità adeguati».
Il quadro che emerge è quello di un settore che ha ormai superato la fase della curiosità tecnologica. L’AI è entrata nelle strategie del pharma, mentre le terapie digitali iniziano a delineare un nuovo pezzo dell’offerta terapeutica. La partita, ora, si sposta sulla capacità di trasformare l’innovazione in valore misurabile, sostenibile e accessibile.