Bionorica: quando il naturale incontra la medicina
L'AZIENDA
Bionorica: quando il naturale incontra la medicina

L’azienda tedesca sbarca nel nostro Paese promuovendo il farmaco vegetale e la fitoingegneria, un metodo scientifico che trasforma la materia prima in presidio terapeutico. Al centro della strategia la rigorosa validazione clinica della filiera e l’integrazione con la medicina convenzionale
18 giugno 2026
di Claudio Buono
In un momento in cui cresce l’attenzione verso il naturale e il suo rapporto con salute e benessere, diventa sempre più importante distinguere tra integratori, rimedi tradizionali e farmaci vegetali. Bionorica, una delle principali realtà farmaceutiche tedesche, con oltre 90 anni di esperienza nella ricerca e sviluppo di farmaci vegetali scientificamente validati, ha annunciato il proprio ingresso nel mercato italiano promuovendo a Milano, lo scorso 11 giugno, l’incontro “Farmaci vegetali: tra evidenze scientifiche e uso appropriato delle terapie”. In questa occasione, l’azienda ha illustrato il principio che guida la propria attività: la fitoingegneria (phytoneering), un metodo scientifico che va oltre la semplice provenienza vegetale di una sostanza e ne consente la trasformazione in un farmaco.
Il valore del metodo
Il termine, derivato dalla combinazione di phyto (pianta) ed engineering (ingegneria), identifica un processo integrato che vede la pianta rappresentare il punto di partenza, ma non l’unico elemento determinante: affinché possa diventare un medicinale, infatti, la materia prima deve essere sottoposta a rigorosi controlli e procedure. Per Marco Linari, Chief Commercial Officer & Deputy Ceo Bionorica, il valore non è la pianta in sé, ma il metodo che la rende clinicamente affidabile. «Attraverso la fitoingegneria trasformiamo le piante accuratamente selezionate in un sistema terapeutico controllato, standardizzato e riproducibile. È questo che distingue il farmaco vegetale da integratori e dispositivi medici».
Manuel Cavallin, Country Head Italy di Bionorica, nel presentare l’approccio dell’azienda, «che unisce natura, ricerca e rigore farmaceutico», ha evidenziato l’importanza di distinguere i prodotti naturali supportati da solide evidenze scientifiche, sottolineando il potenziale contributo dei farmaci vegetali al fine di promuovere un uso più appropriato delle terapie.
Oltre il concetto di naturale
Il farmaco vegetale sta emergendo come una delle frontiere più interessanti della medicina moderna, distinguendosi nettamente dall’ampio universo di integratori e prodotti naturali: a sottolinearlo è Mario Dell’Agli, professore ordinario di Farmacognosia e Farmacologia all’Università degli Studi di Milano, che nel suo intervento ha invitato a superare un equivoco ancora diffuso secondo cui naturale non significa automaticamente efficace o terapeuticamente affidabile. Per il relatore, «a differenza dei farmaci di sintesi, basati spesso su una singola molecola attiva, il farmaco vegetale contiene un insieme complesso di sostanze naturali che agiscono in modo sinergico su diversi bersagli biologici. Tuttavia, l’origine naturale non garantisce di per sé efficacia o sicurezza. Per essere considerato un farmaco, un preparato vegetale deve essere supportato da ricerca scientifica, standardizzazione e validazione clinica per garantire concentrazioni costanti dei principi attivi, sicurezza e risultati terapeutici riproducibili. Ne deriva che la sua qualità dipende dal controllo rigoroso dell’intera filiera: dalla corretta identificazione della specie botanica, alle tecniche di coltivazione ed estrazione, fino alla conservazione e alla formulazione». Dell’Agli ha inoltre evidenziato la netta differenza rispetto agli integratori alimentari, che possono favorire il benessere dell’organismo ma non vantare proprietà terapeutiche o preventive. I farmaci vegetali, invece, sono medicinali a tutti gli effetti, destinati alla prevenzione e al trattamento delle patologie, dopo aver superato studi preclinici, sperimentazioni cliniche e rigorose valutazioni regolatorie che ne attestino sicurezza ed efficacia. Il professore ha concluso affermando che la tradizione d’uso può orientare la ricerca, ma non sostituisce le prove scientifiche necessarie a dimostrarne efficacia e sicurezza.
Fitioterapia per la salute della donna
Da parte sua, Andrea Genazzani, Executive Director International Society of Gynecological Endocrinology (Isge), presidente della International Academy of Human Reproduction, ha evidenziato il possibile ruolo della fitoterapia in ginecologia come supporto alle terapie convenzionali. Secondo il relatore, «alcuni farmaci vegetali standardizzati possono rappresentare uno strumento clinico importante, anche in un’ottica di appropriatezza terapeutica». In questo senso il ricorso a tali farmaci può servire a rinforzare le difese immunitarie dell’organismo, ridurre i sintomi e, più in generale, a supportare la salute della donna. L’attenzione si concentra soprattutto sulle infezioni urinarie ricorrenti, molto diffuse nelle donne e spesso trattate con antibiotici, il cui uso ripetuto favorisce però l’antibiotico-resistenza. Tra i possibili benefici vengono citati effetti antinfiammatori, antiossidanti, diuretici e di supporto al microbiota. La fitoterapia trova applicazione anche nella sindrome premestruale, nella dismenorrea e nei sintomi della menopausa. Genazzani ha poi sottolineato che «medicina convenzionale e farmaci vegetali non devono essere contrapposti, ma integrati in percorsi terapeutici basati su evidenze scientifiche. I medicinali di origine vegetale possono essere utilizzati da soli in alcuni casi o associati ad altre terapie, purché supportati da studi clinici che ne dimostrino efficacia e sicurezza».



