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Cannabis a uso medico: una reale opportunità?

L'AGGIORNAMENTO

Cannabis a uso medico: una reale opportunità?

Cannabis per uso medico
(c) aleksandarlittlewolf/freepik.com

A dieci anni dal via del Progetto pilota per la produzione di preparazioni a base di infiorescenze coltivate in Italia, è il momento di fare il punto sull’effettiva efficacia del loro utilizzo a fini terapeutici

18 dicembre 2025

di Francesca Baratta,
ricercatrice presso
il dipartimento
di Scienza e tecnologia
del farmaco
dell’Università di Torino

Da più di 3.000 anni la Cannabis desta interesse in vari campi, ma dal secolo scorso la sua coltivazione, vendita e utilizzo sono divenute illegali in molti Paesi in ragione delle potenzialità di abuso. Negli ultimi decenni, anche grazie a nuovi studi scientifici sul potenziale terapeutico, c’è stata una rinascita del sostegno della sua legalizzazione per uso medico; sostegno anche di tipo mediatico, legato a elevate aspettative di efficacia.

In questo contesto, l’autorizzazione all’immissione in commercio di medicinali di origine industriale, nonché l’introduzione sul mercato delle infiorescenze per uso medico, ha dato ai medici la possibilità di prescrivere medicinali a base di Cannabis. Diversi Paesi nel mondo hanno quindi introdotto regolamenti e linee guida riguardanti l’utilizzo della Cannabis in diverse condizioni patologiche.

Nonostante ciò, sono ancora numerose le controversie sull’argomento nell’ambito della comunità scientifica relativamente alle specie vegetali da utilizzare, alle patologie da trattare, all’efficacia e alla sicurezza d’uso, alle modalità di somministrazione, ai metodi di preparazione, al tipo e al dosaggio di cannabinoidi da utilizzare, alle molecole attive di interesse. Le controversie derivano dal fatto che gli studi clinici eseguiti finora sulla Cannabis a uso medico, seppur in forte aumento, hanno portato a risultati spesso contraddittori e, generalmente, non conclusivi.

Il “Progetto pilota” italiano

Per quanto concerne nello specifico il nostro Paese, sono ormai passati circa dieci anni dall’accordo, siglato tra i ministeri della Salute e della Difesa, che ha dato effettivamente il via al “Progetto pilota per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di Cannabis presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Conseguentemente a questo accordo, dal 2016 è iniziata la produzione nazionale di due tipologie di infiorescenze di Cannabis a uso medico – FM1 e FM2 – che si è andata a sommare all’importazione dall’estero. Per tutte queste infiorescenze, nonostante il fitocomplesso della Cannabis contenga più di 500 molecole di cui un centinaio di cannabinoidi, il titolo in molecole attive in genere è indicato in etichetta soltanto per THC e CBD. Aspetto che certamente pone i medici nella condizione di non disporre di informazioni complete all’atto della prescrizione. Inoltre, l’assenza di indicazioni ufficiali per il farmacista preparatore relativamente alla metodica da impiegare per l’allestimento degli estratti oleosi di Cannabis, ormai la tipologia di formulazione più diffusa, comporta che non ci possa essere una standardizzazione del prodotto allestito e somministrato: fattore che rende certamente difficile – se non impossibile – la comprensione dei reali effetti terapeutici.

Un problema anche di costi

Non si deve poi trascurare l’aspetto economico sia per il paziente, che nella maggior parte dei casi deve affrontare personalmente le spese, sia per il farmacista. Per quest’ultimo, infatti, l’attività di preparazione e dispensazione di preparazioni galeniche a base di Cannabis non può certo essere particolarmente redditizia, sia poiché il prezzo di vendita è imposto dalla tariffa nazionale dei medicinali a una cifra non allineata al valore di mercato della materia prima, sia in considerazione del fatto che le spese per soddisfare l’obbligo di titolazione degli estratti oleosi sono, per indicazioni ministeriali, a carico della farmacia.

In questo contesto, certamente risulta favorevole la recente possibilità di dispensare “oli di Cannabis titolati”: tali oli, già titolati per lo meno per THC e CBD, comportano l’abbattimento delle spese di titolazione per la farmacia ma, soprattutto, garantiscono che ai pazienti venga somministrato un prodotto standardizzato facilitando la comprensione della sua eventuale efficacia.

Conclusioni

Nonostante un panorama così complesso, secondo il ministero della Salute nel 2024 in Italia sono state distribuite quasi due tonnellate di Cannabis a uso medico con conseguenti spese significative sia per i pazienti sia per lo Stato. Dopo circa dieci anni dalla nascita del “Progetto pilota” sarebbe opportuno rivalutare se un tale utilizzo rappresenti realmente un’opportunità di cura efficace e, in caso positivo, ottimizzare il sistema, non solo autorizzando – come recentemente sta avvenendo – nuove aziende alla produzione sul territorio nazionale.

Bibliografia

Baratta F, Pignata I, Ravetto Enri L, Brusa P (2022) “Cannabis for Medical Use: Analysis of Recent Clinical Trials in View of Current Legislation”. Front Pharmacol. 2022 May 25;13:888903. doi: 10.3389/fphar.2022.888903.

Ministero della Salute. Uso medico della Cannabis

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