informazione, partecipazione, condivisione

Carenza medicinali: l’impatto sull’Europa

IL REPORT

Carenza medicinali: l’impatto sull’Europa

Il Pgeu Medicines Shortages Report 2025 evidenzia come l’indisponibilità di prodotti farmaceutici sia ormai una criticità strutturale nell’Unione. Sebbene l’Italia presenti dati migliori rispetto alla media UE, la stabilità del fenomeno richiede un monitoraggio costante per garantire continuità terapeutica

26 marzo 2026

di Carlo Buonamico

La carenza di medicinali in Europa non è più un fenomeno episodico. È diventata una criticità strutturale che coinvolge l’intera filiera farmaceutica e che si riflette quotidianamente sul lavoro delle farmacie e sulla continuità delle cure dei pazienti. A evidenziarlo è il Pgeu Medicines Shortages Report 2025, il rapporto del Pharmaceutical Group of the European Union basato su un’indagine condotta tra le organizzazioni dei farmacisti di 27 Paesi europei tra Unione europea ed Efta (European Free Trade Association). I dati mostrano come le indisponibilità di medicinali non siano più episodi isolati legati a specifiche crisi, ma una condizione ormai permanente del mercato farmaceutico europeo.

Uno scenario problematico a livello continentale

Secondo il report, il 96 per cento delle nazioni europee coinvolte nell’indagine segnala carenze di medicinali nelle farmacie territoriali. Nel 70 per cento dei Paesi la situazione viene descritta come stabile ma su livelli “inaccettabilmente elevati”, segno che il problema non si sta riducendo ma si è stabilizzato nel tempo. Inoltre, in oltre un terzo dei Paesi risultano carenti più di 600 medicinali contemporaneamente, un dato che evidenzia la dimensione sistemica del fenomeno.

Nelle farmacie di tutta Europa le carenze riguardano sempre più spesso farmaci essenziali per la pratica clinica, tra cui antibiotici, antipiretici e antidolorifici, farmaci cardiovascolari, medicinali per il sistema nervoso, farmaci oncologici e insuline e altri farmaci per il diabete, come rivela il report Pgeu. La difficoltà di reperimento non riguarda quindi soltanto prodotti marginali o di nicchia, ma anche terapie fondamentali per il trattamento di malattie acute e croniche.

Il contesto nazionale: non così grigio

Se questa è la situazione europea, il nostro Paese si trova in una situazione migliore. La carenza di medicinali riguarda periodicamente anche noi, ma «il numero di medicinali segnalati come carenti è inferiore alla media registrata in diversi Paesi europei», afferma il presidente di Federfarma Marco Cossolo. «Dalla lista pubblicata sul sito dell’Aifa risultano mediamente carenti circa 300 confezioni di medicinali. Il fenomeno è comunque attentamente monitorato attraverso i sistemi di segnalazione dell’Aifa e attraverso il tavolo istituzionale dedicato al tema dell’approvvigionamento dei farmaci. Rafforzare la sicurezza della filiera farmaceutica significa garantire ai cittadini un accesso continuo e sicuro alle terapie essenziali. E per farlo è necessario sviluppare sistemi di monitoraggio sempre più tempestivi, valorizzare il ruolo dei farmaci equivalenti e ridurre la dipendenza europea e italiana da siti produttivi esteri per i principi attivi».

È un fenomeno legato a più fattori, sottolinea Cossolo: «Forte dipendenza dell’Europa da Paesi come Cina e India per la produzione di alcuni principi attivi, criticità nella disponibilità di materie prime utilizzate per il confezionamento dei farmaci, difficoltà logistiche legate anche all’aumento dei costi di trasporto. Incide anche il fatto che in Italia i farmaci costano spesso meno che in altri Paesi europei, con conseguenze sui meccanismi di approvvigionamento. Nel nostro Paese, però, l’impatto sui pazienti è spesso contenuto grazie al ruolo della rete delle farmacie, che all’occorrenza lavora per individuare soluzioni alternative. L’Italia, infatti, rientra tra i pochi Paesi europei che consentono ai farmacisti di gestire direttamente l’eventuale carenza di un farmaco mediante la sostituzione. Secondo il report, questa pratica è consentita solo dal 15 per cento degli Stati».

Farmacie sempre più sotto pressione

La gestione delle carenze, dunque, ricade in gran parte sulle farmacie territoriali, che rappresentano il primo punto di contatto con il paziente quando un farmaco non è disponibile. Secondo il report, i farmacisti europei dedicano in media circa 12 ore alla settimana alla gestione delle carenze di medicinali, un impegno più che raddoppiato rispetto a pochi anni fa. Questo tempo viene impiegato per verificare la disponibilità dei farmaci presso grossisti e altri fornitori, cercare medicinali equivalenti o alternative terapeutiche, contattare i medici per modificare le prescrizioni, informare i pazienti sulle soluzioni disponibili. Nell’81 per cento dei Paesi le farmacie segnalano inoltre un aumento degli oneri amministrativi e delle perdite economiche legate proprio alla gestione delle indisponibilità.

In Italia «non esiste una stima precisa delle ore dedicate a questa attività (la gestione delle carenze, nda) – riferisce il presidente di Federfarma – ma è chiaro che ciò richiede impegno da parte delle farmacie, che concorrono, insieme agli altri soggetti della filiera, a trovare soluzioni volte a garantire la continuità delle cure ai cittadini. Il farmacista è spesso il primo punto di riferimento per il cittadino quando un medicinale non è disponibile: deve quindi attivarsi per verificare la presenza di equivalenti, confrontarsi con il medico prescrittore o orientare il paziente verso una terapia alternativa. In alcuni casi le farmacie si attivano anche contattando i produttori o altre farmacie per reperire il medicinale, oppure ricorrendo, quando possibile, a preparazioni galeniche».

Impatto diretto sui pazienti

Le conseguenze della carenza di farmaci non si limitano alla dimensione organizzativa delle farmacie, ma incidono direttamente sull’assistenza sanitaria. Il report evidenzia che quasi il 90 per cento dei Paesi segnala interruzioni o ritardi nelle terapie, tutti i Paesi riportano disagio e frustrazione tra i pazienti, si registrano casi di cambiamenti di terapia o trattamenti sub-ottimali.

Tra gli effetti emergenti segnalati dai farmacisti c’è anche la riduzione della fiducia dei pazienti nei confronti del sistema sanitario, dovuta proprio alla difficoltà di reperire medicinali prescritti.

Le cause e le risposte

Alla base delle carenze c’è una combinazione di fattori che riguarda l’intera catena del farmaco. Tra le principali cause individuate dal report si rilevano problemi di produzione o qualità nei siti produttivi, carenza di principi attivi, interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali, aumento improvviso della domanda per alcune categorie di farmaci, forte dipendenza europea da produzione extra UE. Questi elementi rendono la filiera particolarmente vulnerabile a shock esterni, come crisi sanitarie, tensioni geopolitiche o problemi industriali.

Negli ultimi anni sono stati introdotti alcuni strumenti di monitoraggio. Sempre secondo il report, l’81 per cento dei Paesi europei dispone oggi di una definizione ufficiale di “carenza di medicinali” e il 74 per cento ha sistemi di segnalazione accessibili ai farmacisti. Nonostante questi progressi, si sottolinea come la risposta politica resti ancora frammentata e spesso reattiva, mentre il fenomeno richiederebbe politiche strutturali per rafforzare la resilienza della produzione e della distribuzione farmaceutica in Europa.

0 Condivisioni

Altre news

26 Marzo 2026 ,