Chi guadagna sui dati delle farmacie?
L'INTERVISTA
Chi guadagna sui dati delle farmacie?

La scelta di due partner invece di uno per gestire i dati è stata strategica da parte di Federfarma, ci racconta Fabrizio Zenobii, amministratore delegato di Promofarma. E nessuna associazione provinciale riceve meno di prima
6 febbraio 2025
di Laura Benfenati
Sapendo che i dati sono l’oro di questo secolo, è lecito chiedersi dove e a chi finiscono i dati delle farmacie e chi guadagna con questo “tesoretto”. A chi vende i dati dunque chi li gestisce per Federfarma? Lo abbiamo chiesto all’amministratore delegato di Promofarma Fabrizio Zenobii.
Che vantaggio hanno i farmacisti dalla cessione dei loro dati a fini commerciali?
Facciamo una considerazione innanzitutto generale: quando parliamo di dati, il valore del dato è nel big data, nel dato censuario o accorpato non nel dato singolo. La vendita dei dati alle aziende dalle singole farmacie non consente certo di massimizzarne il profitto. Inoltre, nessuno compra dati in via esclusiva. Per rispondere alla sua domanda, l’80 per cento di quello che realizziamo dalla vendita dei dati, al netto dei costi di gestione, lo giriamo alle associazioni provinciali e il 20 per cento rimane a disposizione di Federfarma. Si tratta quindi di un vantaggio tutto delle farmacie.
La mia associazione di Pescara, per esempio, sfrutta queste risorse per mantenere basso l’onere associativo, altre le utilizzano per altri fini politico sindacali: queste risorse non vanno infatti direttamente ai titolari ma alle loro associazioni.
Un presidente di associazione provinciale ci ha raccontato, però, che oggi si guadagna meno di prima – quando il partner era solo Iqvia – dalla vendita dei dati, lo conferma?
Non è così, gli ultimi accordi prevedono un miglioramento per tutte le associazioni. Nessuno realizza meno di prima, anzi abbiamo ipotizzato un aumento che va dal 10 al 15 per cento per ogni associazione. Di ciò che sto dicendo Federfarma ha dato evidenza a tutte le Unioni Regionali e associazioni provinciali con una propria circolare che, posso dirle, espone maggiori ricavi, per tutte le articolazioni territoriali di Federfarma.
Storicamente avete avuto contratti solo con Iqvia, oggi con Iqvia e Pharma Data Factory (Pdf): quale è la differenza tra i due accordi?
Gli accordi sono riservati. La nostra è stata una scelta strategica: non volevamo rimanere in condizioni di dipendenza da un partner unico, averne due significa essere più liberi e avere più capacità di agire alle pressioni di uno o dell’altro. Questa soluzione è stata intrapresa per tutelare le risorse messe a disposizione delle articolazioni territoriali, perché i dati del solo articolo 50 stanno perdendo sempre più valore poiché diminuisce il valore economico della ricetta. Intercettare gli altri consumi extra Ssn per noi è importante, per massimizzare in qualche modo il futuro della gestione dei dati delle farmacie.
Non potevate gestire voi in Promofarma questi dati?
Non abbiamo la struttura e dobbiamo necessariamente rivolgerci a partner di mercato.
Possiamo conoscere i dettagli economici dell’accordo con Pharma Data Factory?
Queste sono informazioni interne e riservate che posso comunicare soltanto al mio socio, che è Federfarma.
C’è poca chiarezza sull’utilizzo di questi dati a fini sindacali piuttosto che commerciali. Ricevete rendicontazione su cosa e a chi vengono poi ceduti da Pdf?
Consentimi una dichiarazione finale per contestualizzare al meglio il tutto. Promofarma e Federfarma esercitano una funzione pubblica comunicando i dati anche alle amministrazioni dello Stato, come il ministero della Salute e l’Aifa, per evidenti motivi di natura scientifica, di studio e di monitoraggio della spesa farmaceutica. A tal proposito è sufficiente riferirsi a quanto dispone il richiamato articolo 34 nella parte in cui testualmente prevede la finalizzazione dell’attività realizzata nella raccolta dei dati: “10-bis. Al fine di rafforzare i programmi di sorveglianza epidemiologica e di garantire l’aderenza alla terapia farmacologica, realizzando l’efficace monitoraggio dei consumi farmaceutici”. La scelta poi di avere più di un fornitore discende proprio dalla necessità di tutelare gli interessi delle associazioni che, a oggi, hanno sicuramente ricevuto più dividendi dell’anno passato.