Ciglia più lunghe, ma a quale prezzo?
L’AGGIORNAMENTO
Ciglia più lunghe, ma a quale prezzo?
Il Comitato scientifico dell’Unione Europea ha bocciato l’impiego degli analoghi delle prostaglandine nei preparati per l’estetica, valutandoli pericolosi. L’acquisto sul web di formulazioni non conformi espone i consumatori a rischi importanti
24 settembre 2026
di Alessandra Distefano, farmacista
Nati dall’osservazione di un effetto collaterale dei farmaci contro il glaucoma, gli analoghi delle prostaglandine sono entrati nel mercato dei sieri per ciglia e sopracciglia. Per anni la loro presenza nei cosmetici è rimasta al centro di un quadro normativo incerto. Ora il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori della Commissione Europea ha adottato il suo parere definitivo in merito alla sicurezza di queste sostanze.
Ciglia più lunghe, più folte e più scure erano stati notati come effetti collaterali della terapia per il glaucoma a base di farmaci contenenti analoghi delle prostaglandine quali latanoprost e, successivamente, bimatoprost. Da questa osservazione è nato un nuovo settore commerciale, quello dei prodotti destinati a contrastare l’ipotricosi delle ciglia e delle sopracciglia, con la presenza sugli scaffali di numerosi sieri cosmetici che utilizzavano sostanze sintetiche caratterizzate da una simile attività farmacologica.
Cosmetico o farmaco?
È proprio su questo terreno che, nel corso degli anni, si è aperta una zona grigia tra cosmetico e farmaco. Gli analoghi delle prostaglandine, infatti, sono sostanze farmacologicamente attive e possono esercitare effetti anche a concentrazioni molto basse. Il loro impiego in zone così vicine agli occhi ha quindi sollevato interrogativi specifici sul piano della sicurezza.
La diffusione delle vendite attraverso Internet ha aggiunto un ulteriore elemento di complessità. I sieri per la crescita delle ciglia possono essere acquistati con grande facilità attraverso siti commerciali che raggiungono consumatori di diversi Paesi. Per chi acquista, distinguere un vero cosmetico conforme alla normativa europea da un prodotto commercializzato come cosmetico ma contenente sostanze farmacologicamente attive non è possibile.
L’acquisto online rende inoltre difficile per il consumatore valutare l’origine del prodotto, la correttezza dell’etichettatura, la composizione effettiva e l’identità del responsabile dell’immissione in commercio. Il rischio non riguarda quindi soltanto la qualità del prodotto, ma anche la possibilità che il consumatore utilizzi una sostanza la cui sicurezza non sia stata dimostrata per l’impiego descritto.
L’Europa dice no
Per anni la situazione europea è stata caratterizzata da una disponibilità di dati considerata insufficiente per stabilire la sicurezza di alcuni specifici analoghi delle prostaglandine nei prodotti cosmetici. Nel 2022 lo Scientific Committee on Consumer Safety (Sccs) della Commissione europea aveva già espresso preoccupazioni sull’impiego di queste sostanze nei cosmetici destinati alla crescita delle ciglia, sottolineando la loro potente attività farmacologica.
Quel parere, tuttavia, non aveva ancora chiuso definitivamente la questione per tutte le sostanze presenti sul mercato.
È importante, però, distinguere tra il dato documentato e l’interpretazione: più che parlare genericamente di aziende che avrebbero “aggirato” la legge, è più corretto osservare che le incertezze regolatorie hanno consentito la permanenza sul mercato di prodotti la cui sicurezza non era stata definitivamente accertata secondo i criteri oggi applicati dall’autorità scientifica europea.
La svolta è arrivata con il nuovo parere dello Sccs, adottato il 2 febbraio 2026 e pubblicato dalla Commissione europea il 10 febbraio. Il comitato ha esaminato tre analoghi delle prostaglandine – isopropyl cloprostenate, methylamido-dihydro-noralfaprostal e dechloro dihydroxy difluoro ethylcloprostenolamide – e ha concluso che nessuno di essi può essere considerato sicuro per l’utilizzo nei cosmetici.
La valutazione si fonda sulla potente attività farmacologica di queste sostanze e sui loro effetti avversi sull’apparato riproduttivo e sullo sviluppo del feto nelle donne in gravidanza. Il comitato ha inoltre evidenziato che i prodotti sono destinati prevalentemente a donne in età fertile, rendendo particolarmente rilevante questo profilo tossicologico.
Il parere del 2026 rappresenta quindi un passaggio decisivo rispetto alla precedente valutazione del 2022. Nel luglio 2026 la Commissione ha notificato una proposta di modifica del regolamento europeo sui cosmetici che prevede, tra le altre misure, il divieto degli analoghi delle prostaglandine alla luce delle conclusioni dello Sccs.
Quando il mercato precede le regole
La vicenda mostra così quanto possa essere sottile il confine tra innovazione cosmetica e attività farmacologica. Un ingrediente può essere commercializzato all’interno di un prodotto presentato come cosmetico, ma la sua capacità di produrre un effetto biologico significativo può rendere indispensabile una valutazione molto più rigorosa.
Per il consumatore, soprattutto quando l’acquisto avviene online, il messaggio è semplice: un prodotto venduto come cosmetico non è automaticamente innocuo. La presenza di un ingrediente farmacologicamente attivo, l’assenza di informazioni chiare o la provenienza da canali commerciali difficilmente verificabili dovrebbero rappresentare un campanello d’allarme.
La storia degli analoghi delle prostaglandine dimostra, in definitiva, come l’evoluzione del mercato possa precedere quella delle regole. E come, quando l’effetto ricercato è farmacologico, la distinzione tra “cosmetico” e “farmaco” non possa essere affidata soltanto al modo in cui un prodotto viene presentato al consumatore.
